Finis Terrae

Non sentite il lamento della Terra
Come un gigante gemito che sale ?
 
Patrizia Valduga
 
 
Finis Terrae la fine della Terra, non è una leggenda, esisteva davvero, stava in Galizia, per la precisione nella località di Furlon.
 
Le cose stavano più o meno così.
Il pellegrino venuto da lontano, dalla Francia, dall’ Italia lungo la Via Lattea, il cammino di Santiago, dopo aver camminato per settimane o mesi, giorno dopo giorno, dalla mattina presto fino al tramonto, per ottocento chilometri o più, a seconda del punto di partenza, arrivava finalmente a Santiago di Compostela, la meta dichiarata del pellegrinaggio.
E lì percepiva di essere arrivato alla meta esplicita, al santuario verso il quale aveva preso le mosse, ma di esserci arrivato con un senso di insoddisfatta scontentezza. Non sempre andiamo dove diciamo di voler andare, o addirittura pensiamo di voler andare.
Santiago è la meta dichiarata, ciò che ha messo in viaggio, ma non è la fine del cammino, e allora, dopo aver compiuto le necessarie devozioni, molti pellegrini ripartivano, ma non per tornare indietro, no.  Ripartivano per andare avanti. Fino a dove il cammino davvero finiva perché non c’ era più nessun posto dove andare, di fronte all’ Oceano Atlantico.  
Dove la Terra finiva.
Alla fine della Terra.
Finis Terrae, a Furlon, in Galizia.
 
Altri tempi.
 
Oggi a parlare di fine della terra non ci viene in mente la fine spaziale, il punto in cui non c’ è più terra sotto i nostri piedi perché comincia il mare.
Ci viene in mente semmai la fine temporale, il termine del ciclo vitale del pianeta.
La morte della terra per consunzione, ed usura e dissanguamento.
Sfinita e vampirizzata dagli esseri umani che la succhiano e la sventrano e l’ avvelenano.
Noi, insomma.
 
Quando e perchè abbiamo fatto dell’ economia la religione laica della nostra vita ?
Quando e perché ci siamo fatti l’ idea che l’ economia sia il fine ultimo dell’ esistenza, e non, come sembrerebbe ovvio, un mezzo per star bene ?
Il denaro non dà la felicità, dicono coloro ai quali il denaro non manca. Quello che non dicono, o forse non sanno è che la mancanza di denaro può invece dare infelicità, molta infelicità. Ben difficile essere felici con la pancia vuota, si sa, anche se non è detto che a pancia piena invece automaticamente lo si diventi.
Condizione necessaria ma non sufficiente, direbbero i matematici.
 
Condizione soggetta al senso del limite, per di più, perché la ricchezza come il potere è una scala che non ha fine, è c’è sempre qualcuno che ne ha più di te.
Per di più, a leggere le notizie di gossip non si direbbe neppure che a maggior ricchezza corrisponda maggior felicità, o anche solo maggior saggezza.
 
 
 
 
Siamo avviliti perché abbiamo solo un dio, e questo è l’economia.
J. Hillman
 
Economia letteralmente vuol dire nient’ altro che “regola della casa”, una disciplina che dovrebbe presiedere all’ amministrazione domestica, il termine “economia domestica” sarebbe dunque una tautologia, in senso etimologico. Ed invece il termine “economia” si è costituito in forma di totem al di là di ogni diritto di critica.
Non è possibile avanzare neppure l’ ombra del dubbio sul fatto che il PIL sia un parametro in qualche modo fuorviante, a volere essere buoni.
 
Eppure.
Mettiamo che il Governo decida di investire una colossale quantità di denaro in un faraonico progetto che preveda di prelevare con giganteschi sistemi di pompaggio l’ acqua del Mar Tirreno, convogliarla attraverso gli Appennini e riversarla nell’ Adriatico, beh, non sono un economista ma mi sa che l’ effetto di questa boiata sarebbe di far aumentare il PIL in modo rilevabile. Perché il PIL, poveretto, misura la somma delle attività di un Paese, e non lo può sapere se queste attività sono utili a qualcosa oppure no.
Ci sono altri totem economici come la cosiddetta “creazione di valore”, ma qui rischiamo di divagare.
Il punto è che l’ economia è uno strumento, non un fine, e come tutti gli strumenti dovrebbe essere
utile a qualcosa, e per la precisione a migliorare il tenore di vita delle persone.
Esistono dei bisogni che generano una domanda, ed esiste una produzione destinata a soddisfarli. Fin qui niente di strano.
Quando però uno sente dire che occorre “stimolare i consumi” per “sostenere la produzione”, non è abbastanza evidente che il rapporto fra mezzi e fini si è abbondantemente capovolto ed i bisogni (da “stimolare”) sono diventati un mezzo, al servizio della produzione (da “sostenere”) che è in realtà il vero fine?
Stimolare i consumi vuol dire “buttate via la roba che avete e compratene dell’ altra, anche se non ne avete bisogno, perché altrimenti ci tocca rallentare la produzione”, e non si può, perché l’ aumento della produzione è appunto il fine ultimo da perseguire.
A questo fine ultimo, in quanto per l’ appunto “fine ultimo” appare logico sacrificare tutto il resto, condizioni di vita comprese, per cui lavoriamo come matti per comprare cose che non abbiamo veramente bisogno di comprare, ma che è necessario comprare perché altrimenti non potremmo sostenere i ritmi produttivi esasperati di oggi, quei ritmi che ci consentono, anzi ci impongono, di lavorare appunto come matti, non so se è chiaro.
 
L’ aumento del PIL è un dogma assoluto, ma anche un dogma relativo, e questo è pure peggio perché non basta che il PIL aumenti, l’ aumento deve essere in linea con quello dei nostri concorrenti, per evitare di perdere terreno. Siamo nel campo dell’ agonismo puro, qui, una competizione, una gara a chi corre di più. Ma dove corriamo ?
 
Solo chi non vuol vedere non vede che questa corsa è incompatibile con la sopravvivenza del pianeta. Già oggi, così come siamo, la Terra non potrebbe reggere il peso della popolazione attuale, se questa popolazione si portasse al tenore di vita ed al ritmo di consumi degli Stati Uniti. Che per altro sono pressoché doppi di quelli già elevatissimi dell’ Europa, e cinquanta volte superiori alla media dei paesi cosiddetti in via di sviluppo. Che succederà quando appunto si svilupperanno ?
Dal canto loro gli Stati Uniti non stanno certo fermi, crescono mediamente del due o tre per cento ogni anno, preoccupatissimi di perdere terreno rispetto a Cina ed India che si permettono tassi annui di sviluppo a due cifre.
 
Tutto questo non è “sostenibile”, per usare una parola oggi abusata a tal punto da dare il sospetto di essere una specie di esorcismo. Sviluppo sostenibile è insomma una sorta di ossimoro, una contraddizione in termini, ed oscuramente questa è una cosa che percepiamo.
 
Il problema è che nessuno sa come venirne fuori.
“Basterebbe fermarsi” non è una risposta valida, quando si sta in equilibrio sulle onde non ci si può fermare, perché a fermarsi arriva la recessione, i consumi ristagnano, le imprese rallentano, cominciano a licenziare, e così i consumi rallentano ancora di più.
È come stare su un aereo in volo, se rallenta rischia di precipitare, nessuno ha ancora inventato in economia il concetto di atterraggio morbido. Allora si continua a volare, ma il carburante nei serbatoi sta diminuendo, e si capisce che sarebbe saggio tentarlo adesso, l’ atterraggio, mentre ci rimane carburante sufficiente a stabilire dove come e quando provarci, piuttosto che quando il serbatoio sarà vuoto del tutto, e le decisioni le prenderà per noi la forza di gravità.
Lo capiamo, lo capiamo benissimo che ci schianteremo, il petrolio viene consumato ad un ritmo molto superiore alle scoperte di nuovi giacimenti, stiamo svuotando il bicchiere, e non sappiamo con cos’ altro riempirlo, il nucleare non lascia tranquillo nessuno, il carbone è micidiale per la CO2 e l’ effetto serra, altro non c’è, le energie rinnovabili sono allo stato attuale una goccia nel mare o una pietosa bugia.
 
Allora non resta negare, mettere la testa nella sabbia, dire che tutto sommato non ci sono prove conclusive, tutto può avere una spiegazione alternativa, gli ecologisti drammatizzano sempre tutto, a loro conviene gridare al lupo.
Va bene.
 
Ma se uno ragiona su un rischio, dovrebbe farlo in modo neutro, oggettivo.
La statistica spiega che un rischio può essere quantificato moltiplicando la probabilità di accadimento per la severità delle conseguenze. Ora, le conseguenze di precipitare con l’ aereo sarebbero per chi ci sta sopra definitive, ma la probabilità è abbastanza bassa perché la gente si arrischi comunque a salire sugli aerei, sottoscritto assiduamente compreso.
Io invece non mi sono più fidato a continuare a fumare dopo avere letto le statistiche e soprattutto dopo avere visto un tumore ai polmoni portare via mio papà. Un esempio vale cento discorsi.
 
Ora.
Pascal faceva un ragionamento di questo tipo: ammettiamo pure che le probabilità dell’ esistenza di Dio siano bassissime. Le conseguenze nell’ aldilà sarebbero però eterne, e pertanto infinite. Siccome  moltiplicando un numero per quanto piccolo per infinito si ottiene sempre infinito, conviene credere.
Poco elegante, se volete, scommettere in questo modo sull’ esistenza di Dio, ma tant’è.
Lo stesso ragionamento però dovrebbe valere sulla possibile consunzione della Terra.
Ammettiamo pure che le probabilità che il mondo finisca per mano dell’ uomo siano basse, le conseguenze sarebbero però infinite. Il prodotto fa un rischio infinito. Varrebbe la pena di prenderlo sul serio.
 
Ci vorrebbe forse un nuovo modello economico, basato sui bisogni più che sui desideri, un modello in cui noi felice minoranza del Primo Mondo dovremo rassegnarci ad una fetta più piccola della torta. Ma un nuovo modello economico nel mondo d’ oggi è come una nuova religione qualche secolo fa, chiunque ne parli rischia un metaforico rogo con l’ accuso di dirigismo, statalismo o, dio non voglia, vetero-marxismo. Eresia. Anatema.
 
E allora continuiamo a farci del male, investiamo cifre enormi in pubblicità necessarie a convincerci che desideriamo cose di cui non abbiamo nessun bisogno.
L’ 80 % del costo di un orologio di marca serve a coprire le campagne pubblicitarie, l’ 80%.
Fa impressione, no ?
 
 
La superbia di tutta la specie
fa catastrofe. Noi siamo qui, con un
amore avvoltolato nel panno, e non
sappiamo dove sbatterlo giù, a chi
darlo in consegna.
 
La Terra ha davvero pascoli tanto belli
da qualche parte .
 
 
M. Gualtieri, Voci Tempestate
 
 

 

 .

 

 

 

 

 

 

 

Nota:

Tutte le foto che accompagnano questo post sono state scattate di una fotografa di sedici anni di nome MaD, frutto del Melogrande, nell’ eremo di San Nicolas, uno dei tanti ostelli per i pellegrini che si trovano  lungo il cammino di Santiago.
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14 commenti su “Finis Terrae

  1. utente anonimo ha detto:

    Hai ragione Melogrande.
    Oggi quando pensiamo alla fine del mondo non pensiamo più ad un lembo di terra oltre il quale non si può andare perchè da lì in poi non c’è ne più di terra.
    Oltre c’è solo acqua, mare.
    Oggi quando si parla della fine della terra si pensa alla fine del mondo in termini temporali. Fine del tempo!
    E non è la fine del tempo decisa da Dio nè dalla natura intrinseca della terra, come succede alle stelle che ad un certo punto muiono, si “spengono” bensì fine del tempo perchè l’uomo così sembra abbia deciso. Fine della terra, fine del tempo dell’uomo.
    E questo perchè l’umanità sembra aver messo al di sopra di tutto lo sviluppo economico ed il potere. Sviluppo economico fine a se stesso e che come tale è cosa cieca. Sviluppo che porta la terra a gemere, a morire. Sembra però che ben pochi se ne accorgano e se ne preoccupino. Possibile che l’umanità tutta sia diventata cieca. Certo c’è chi lancia segnali di allarme, chi ipotizza il futuro tragico della terra, futuro che sembra tanto prossimo. Che sono cinquanta, cento anni? Pare però che davvero l’umanità sia sorda e cieca. Cieca di fronte ad un destino che non è poi così invisibile, impensabile, inimmaginabile.
    Eppure i programmi per salvare la terra prevedono impegni che, quando va bene, verranno attuati a partire dal 2015/20 per arrivare ad ipotizzare misure davvero serie solo a partire dal 2050. 2050? Questa a me sembra una follia.
    C ‘è chi che conserva la speranza. Io sono tra quelli seriamente preoccupati e talvolta sconcertati tanto l’umanità sembra folle. Talvolta mi chiedo anche con quale coraggio c’è chi ancora fa figli.
    So che è una domanda un pò sciocca ma guardandomi in giro capita che mi faccia questa domanda.
    Talvolta mi dico per fortuna fra cento anni io non ci sarò più. Ma è terribile avere questo pensiero. Mi chiedo che faranno cloro che vivranno allora e non ho alcuna risposta. Solo angoscia per loro. Ed è brutto.

    hesse

  2. chiccama ha detto:

    carissimo,
    una notte questa in cui ho difficoltà di sono e sto girando per il web e arrivo fin qui e… meraviglia!!!
    Francesco fai mille, duemila complimenti al frutto del melogrande!!!! sono foto bellissime, alcune davvero magiche, peccato che nei blog non si possano vedere in una dimensione piu’ ampia!!
    conosco quella via, e io pellegrino “laico” la intrapresi molti anni fa e ne ho un ricordo straordianrio
    bellissimo l’accostamento tra le tue parole di grande amarezza e quelle immagini di un cammino verso una propria meta, verso un infinito di luce sia per chi crede che per chi non crede
    è proprio questa profonda contraddizione che ci portiamo dentro a governare anche il nostro “piccolo” mondo, il desiderio della non fine del mondo e il contribuire in ogni modo alla sua fine
    e come non darti ragione… continueremo Francesco a farci del male…senza ombra di dubbio!!

    chicca

  3. RedPasion ha detto:

    se fai una cosa, ti piace farla bene.

    e questo a volte traspare in maniera prepotente.

    ben rivisto.

  4. utente anonimo ha detto:

    Ho visto immagini del cammino gia in tarda primavera, inizio estate. Alcuni amici e amiche han deciso di affrontare (vivere) lo sforzo, la ricerca, quell’insieme di cose curiose che animano coloro che si cimentano in qualcosa di insolito…Qualcosa che non li cambia dentro, forse fuori si’ (qualche chilo in meno, di solito:)), ma li fa tornare un po’ straniti, come se la consapevolezza di poter vivere con poco, godendo quasi della fatica e della “poverta’”, come fossero esse stesse “ricchezza”. Straniti. Soddisfatti.
    Le foto di Med sono bellissime. QUel sole di carta di bicchiere e’ dolcissimo. Sa di bimba.
    Ciao Melogrande.
    Benritrovato.
    Loredana

  5. utente anonimo ha detto:

    Il tuo post mi ha fatto venire in mente due cose. La prima riguarda quello che tu dici sul fatto che oggi per noi finis terrae non significa più materialmente fine della terra (e inizio del mare) ma sta a significare solo fine della vita sulla terra (mi vengono in mente le paure, di oggi, sull’esperimento di ginevra). Su questo pensavo che molto spesso sono i nostri ritmi di vita che non ci fanno più riflettere neanche sul senso delle parole, su quello che un’espressione vuole significare. E se solo ci fermiamo un attimo e proviamo ad immaginare tutta la bellezza- e insieme forse lo sgomento- che poteva prendere chi si trovava davvero al confine della terra e proviamo a sentirci come doveva sentirsi allora un viaggiatore che se ne stava lì a guardare il mare…. bhe, io credo che ci accorgeremmo di quanto la nostra idea di tempo sia deformata e di quanto la fretta che ci portiamo dentro rovini la nostra vita. Tutto questo discorso, forse poco chiaro, lo ammetto, ma non è facile spiegare rapidamente ( vedi, la fretta!) quello che penso, si collega anche al secondo discorso che mi è venuto in mente, quello collegato all’economia e al PIL e all’importanza di interrompere questo circolo vizioso. MI è venuto in mente Robert Kennedy che prima di morire, in un discorso durante la campagna elettorale, disse proprio che il PIL non misurava la felicità e il benessere (nel senso di stare bene) della gente e che invece avrebbe dovuto misurare anche questo, anzi soprattutto questo. E poi mi viene in mente una persona e un libro. La persona è Serge Latouche, il libro è La scommessa della decrescita e affronta tutti i problemi di cui parlavi tu, parlando della bugia del progresso e del’improtanza di sostituire al concetto di crescita quello di decrescita, che non significa ritorno al passato, ma ritorno sui propri passi nella consapevolezza del presente.
    Mi scuso per la lunghezza, ma si tratta di un argomento che mi interessa e che credo dovrebbe interessare molti di noi.

  6. utente anonimo ha detto:

    “E allora continuiamo a farci del male,..”.
    Ripensavo a queste tue parole e mi è tornato in mente quanto leggevo qualche tempo fa.
    Il modello di sviluppo che l’umanità ha scelto è tal punto correlato, complesso, integrato, “globale” che una singola variazione è destinata a produrre una reazione a catena di tipo “globale”. Reazione che talvolta può essere devastante.
    Allora alla domanda “ma perchè non facciamo da subito qualcosa che possa salvare la terra?”, sembra si possa rispondere solo “da subito non è possibile. Serve tempo. Talvolta un tempo lungo.” E questo affinchè il modello economico sul quale abbiamo fondato la nostra vita non collassi e noi con lui.
    Quindi sembra proprio che, anche se sgomenti o preoccupati, continueremo a farci del male.
    Male fino alla fine. Finis Terrae.
    Ma chissà qualcuno tra noi riesce a credere ai miracoli.

    hesse

  7. melogrande ha detto:

    Spesso accade che i commenti siano più belli del post…
    Grazie a tutti, ma in modo particolare
    a Red Pasion: quello che dici di me è vero, se la passione che metto nelle cose si coglie, non posso che esserne felice.
    Lori, se i tuoi amici sono tornati :
    “un po’ straniti, come se la consapevolezza di poter vivere con poco, godendo quasi della fatica e della “poverta’”, come fossero esse stesse “ricchezza”” non direi che il cammino li ha cambiati solo fuori…
    Questo, a detta di chi sul cammino ci vive è il vero fascino di questa impresa: non importa quale sia la motivazione che ti spinge a partire, tornerai indietro diverso.

    Pessimesempio, le tue considerazioni non sono affatto troppo lunghe ma estremamente interessanti come tutto ciò che scrivi, l’ idea che la decrescita cominci ad essere studiata seriamente rischiara con un po’ di speranza l’ amarezza delle mie parole. Grazie.

    Chicca, penso che MaD ti abbraccerebbe volentieri,,,

  8. chiccama ha detto:

    Chicca, penso che MaD ti abbraccerebbe volentieri,,,

    ricambiala tu per me….
    , Francesco…
    ho l’impessione che il suo viso sia molto luminoso…

    chicca

  9. RedPasion ha detto:

    E’ vero Melogrande
    sei fortunato come blogmaster…

    hai dei bloggers ricchi dentro
    che fanno da perfetto riscontro alla tua pienezza interiore

    (ed in questo caso… io mi sto tirando fuori… davvero…mi riferisco agli altri. ho sempre apprezzato i commenti ai tuoi topic)

  10. utente anonimo ha detto:

    Potrei dire (e lo dico) la stessa cosa. Grazie Red. Sappi che dentro ci stai benissimo.
    Loredana

  11. utente anonimo ha detto:

    Quanto ai viaggiatori/pellegrini che sembrano cambiati solo “fuori”…era per sottolineare che a loro insaputa, spesso, il cambiamento e’ gia’ agito, mentre erano tutti presi dalla risistemazione dello zaino o dal curare la vescichetta sul tallone…
    Ognuno “col proprio passo” e ognuno col rispetto del passo dell’altro…
    Ciao Melogrande. Bello ritrovarti.
    Loredana

  12. Dilia61 ha detto:

    ho sempre desiderato provare l’esperienza del pellegrinaggio a santiago… ne sono attratta e sono sicura che si tratta di un’esperienza con gli altri, ma soprattutto con se stessi, unica
    le foto sono bellissime e rendono l’idea della spiritualita’ del “cammino”,complimenti al tuo cucciolo
    e tu? come sei tornato?

  13. capehorn ha detto:

    Con permesso. Entro nelle tue stanze, da viaggiatore qual sono e attratto dalle foto del Cammino, mi fermo e leggo ciò che l’accompagnano. E’ triste vedere come consumiamo casa nostra, affondando la faccia nel sogno delle nostre illusioni di potenza. Non so perché mi ricorda tanto un libro i cui pochi parlano, se non con fare ìiniziatico. O per l’inverso dileggiandone i contenuti e la provenienza. La “Bibbia” ed in specifico i versetti riguardanti il frutto proibito. Abbiamo addentato quel frutto e lo abbiamo cambiato di nome credendo di vanificare gli sforzi di chi cerca la verità, l’essenza vera di tutte le cose. Ci stiamo credendo dei potenti per i successi, indiscutibili e ben vengano sia chiaro, nelle scienze. Creiamo e distruggiamo mondi e culture, millantiamo di essere tutto el contrario. Temo che ci stiamo avvicinando alla fine di questo capitolo. Non ho sfere di cristallo, non vedo nel futuro e anzi ne avrei terrore, ma ci stiamo avvicinando a Furlon. Non so neppure se il tempo è ancora un nostro alleato.
    Grazie dell’ospitalità. Se permetti ripasserei. Trovare una persona che è nata il tuo stesso giorno, non è da tuti i giorni. Auguri per il prossimo 20 aprile.
    Cordialmente
    CapeH.
    p.s. casa mia è sempre aperta. Non occorre farsi annunciare.

  14. melogrande ha detto:

    Capehorn, sei un ospite gradito ed una persona squisita, sarò onorato se vorrai tornare.

    Condivido il tuo pessimismo, solo chi non vuol vedere non vede che stiamo perdendo il controllo del nostro futuro sul pianeta.

    Consentimi di dissentire su un punto, il Libro che tu citi e che a me pare parte del problema e non della soluzione.

    Il modo insano col quale trattiamo la Natura ha radici profonde ed antiche. Una di queste radici mi pare di vederla con chiarezza in un passo arcinoto, Genesi, 2, 25-28.

    25 Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
    27 Dio creò l’uomo a sua immagine;
    a immagine di Dio lo creò;
    maschio e femmina li creò.
    28 Dio li benedisse e disse loro:
    «Siate fecondi e moltiplicatevi,
    riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».

    Lo abbiamo preso in parola fin troppo, temo.

    Ho rimuginato ed elaborato un po’ su queste cose in un post in due parti intitolato “Occidente Occidente” che ho pubblicato fra Gennaio e Febbraio.

    Se ti fa piacere, l’ argomento ti interessa e non hai di meglio da fare…

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