Nomi

Certe volte le parole diventano cose.
 
Certe volte basta dare un nome per cambiare una natura.
Si può nominare qualcuno presidente, amministratore delegato, direttore, e quello è ancora ciò che era prima e al tempo stesso non lo è più, è un’ altra persona.
Si può proclamare qualcuno laureato, e lui cambia, e cambiano gli altri rispetto a lui.
Si può celebrare un matrimonio.
Parole, nomi, che diventano cose, fatti.
 
Nominare esprime un potere, un dominio sulle cose.
Si può dare il nome ad una stella, ad una specie prima sconosciuta di insetti, e questo atto, questo nominare è espressione di un potere e la rivendicazione di un diritto.
Quando una cosa è tua puoi chiamarla come vuoi, giusto ?
Si darà un nome ai cani alle barche ed ai figli.
 

A volte non solo si nomina, ma si definisce, potere questo ancora più totale e forte, potere di imporre le regole e di delimitare il campo di gioco.
Il nome della rosa non sarà la rosa stessa, magari, però la modifica. La neve è neve, indipendentemente da come la si chiami, però se gli islandesi hanno più di dieci nomi diversi per indicarla, allora forse la neve che vedono loro non è la stessa neve che vedo io.
Il nome cambia la cosa, la parola diventa cosa per effetto di un potere.
 
E dove la parola non arriva, dove non basta, allora lì guardi in faccia l’ indicibile, con la paura, sentendoti debole e vulnerabile, perchè l’ indicibile non lo puoi dominare, è lui che domina te, in balia del nulla perché senza parole sei disarmato.
Le parole sono le armi migliori che abbiamo.
 
Nelle religioni più severe Dio proibisce di pronunciare il suo nome, ed anche nella nostra, versione addolcita e moderata, resta il divieto di nominarlo “invano”, perché nominarlo al di fuori della preghiera costituirebbe un potere e non una sottomissione.
Annunci

18 commenti su “Nomi

  1. RedPasion ha detto:

    anch’io ho un limite relativo al mio nome…
    mi piace sia pronunciato solo dalle persone che mi amano

  2. utente anonimo ha detto:

    Tema affascinante quello che tu chiami dei “Nomi”.
    Tema che in realtà ha una valenza profonda e che si lega al potere che la parola esprime.

    La parola. Forma per eccellenza della relazione tra l’uomo ed il cosmo, tra l’uomo e la realtà.

    La parola che nella sua forma densa di nome è lo spazio in cui l’invisibile si fa visibile, l’inaudibile si fa udibile.

    Nel nome, nella parola si incontrano i due mondi dell’uomo: quello finisco e quello spirituale.

    Il nome divine allora parola fondante della realtà. Il nome rappresenta l’essenza della cosa nominata.

    Il nome è presente nel nominato, entra in esso e diviene la forma interna del nominato.

    Proviamo a pensare alla parola poetica. Parola questa densa di potere magico e mezzo privilegiato dell’incantesimo che il poeta pronuncia sul mondo.
    Parola che acquista una valenza intrinsecamente ontologica, perché crea.

    L’atto del nominare ha quindi una grande potenza creativa. Ed ogni nome condensa ed esprime strati differenti di significati. Melogrande ci ricorda che gli islandesi hanno dieci nomi per indicare la rosa.

    Nel nome c’è l’origine istantanea della cosa. Il nome è creazione dello spirito dell’uomo.
    Ed ancora Melogrande ci ricorda che vi sono religioni nelle quali vi è il divieto di nominare il nome di Dio.

    E questo proprio perché l’atto del nominare esprime creazione, potere e nel caso del nome di Dio essendo Dio l’energia della presenza del nominato si richiede adorazione.

    hesse

  3. utente anonimo ha detto:

    in realtà è la neve.
    Ma la cosa non cambia

    hesse

  4. chiccama ha detto:

    mi piace molto questo post!!
    nella lingua araba ( a me molto cara), spesso per “nominare” un qualcosa o un qualcuno ci sono molte parole, molti nomi anche fra loro diversi che distinguono as esempio , tra la luna piena e un quarto di luna, tra un legame tra due cose, o un legame tra due persone , vivine, o lontane, e hanno un significato profondo, aquistano spessore diverso e anche le cose nominate sono diverse, certo la luna genericamente è sempre luna, ma se io la guardo come luna piena la nomino ed essa prende nel mio imamginario “reale” uno spessore diverso..

    a mia figlia ho messo un nome molto particolare, (suo padre è giordano), che ho scelto io ed è Wissal , antica parola araba che significa legame , ma non solo, legame tra due cose molto lontane… in questo caso tra due culture, la mia e quella di suo padre…

    io spesso mi ripeto i nomi delle cose, mi sembra quasi di possederle…
    se io dico rosa, penso subito alla mia rosa gialla all’entrata del viale…perchè nel mio immaginario la vedo come “la rosa” in assoluto…

    e mi piace molto il commento di Hesse sulla parola poetica e sulla sua potenza creativa…

    grazie Francesco
    chicca

    e poi sì hai ragione un nome può cambiare anche una vita…per il potere che si acquisisce…

  5. utente anonimo ha detto:

    Chicca

    molto bello il nome che hai scelto per tua figlia.

    hesse

  6. melogrande ha detto:

    Chicca, anche a me il nome di tua figlia pare splendido, mille Wissal ci vorrebbero in queti tempi bui !

    Hesse, è vero, la parola poetica è probabilmente il più alto grado di potenza creatrica, ogni parola ha un valore letterale, uno simbolico ed uno musicale, come minimo…

    Red, il tuo è un problema comune a tutte le divinità, non trovi …
    ; )

  7. melogrande ha detto:

    A dire il vero non sono del tutto soddisfatto del post, rileggendo mi sembra di non essere riuscito ad esprimermi chiaramente come avrei voluto.

    All’ inizio pensavo al fatto che nel mondo delle organizzazioni politiche, militari, aziendali, persino ecclesiastiche, il potere di nomina è un potere grande, il più grande che ci sia. Per effetto di una nomina viene ceduto un certo quantitativo di autorità ad una certa persona, la quale in virtù di questa nomina cambia in qualche modo la sua natura, da “collega” diventa “capo”, da “don” diventa “eminenza” e cose simili. Un mutamento reale, che è legato ad un nome, ad una parola, tanto che, se la nomina viene revocata, anche il potere sparisce per trasferirsi all’ eventuale successore. Il potere sta nel nome, non nella persona che quel nome indossa. Potere che sta in capo a chi può nominare e revocare, dunque.

    Mi sono venuti in mente allora i grandi esploratori del passato e la loro fretta di dare un nome ad ogni terra sconosciuta che toccavano, proprio per prenderne possesso (“in nome del re, naturalmente …”). Ancora uno strano legame fra l’ atto del nominare e l’ esercizio di un potere, come se il potere non potesse prescindere dall’ atto del nominare.

    Mi domandavo se non ci fosse qualcosa di ancora più fondamentale in questo processo, qualcosa di veramente primordiale. E m’è tornato in mente questo passo della Bibbia:

    “Il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’ uomo per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’ uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche.” (Genesi, 2, 18-20).

    È evidente che fin dai primordi l’ atto del nominare è stato visto come un atto magico, che composta l’ istituzione di un legame di potere da parte di chi nomina nei confronti di chi viene nominato. Dio concede all’ uomo di dare un nome ad ogni animale ed a tutte le creature viventi, e facendo ciò assegna all’ uomo il potere sulla natura. La natura non ha pertanto pari dignità, le altre forme di vita sono sottoposte al potere dell’ uomo, e questo potere è simboleggiato dall’ atto del nominare.
    Dio concede all’ uomo il potere di dare un nome a tutte le creature viventi, però gli proibisce di pronunciare il nome di Dio (invano).
    Insomma, mi pareva che questa faccenda del nominare costituisse una catena di potere ben riconoscibile.
    Il potere della parola sul mondo.
    Il potere della parola di modificare il mondo, di crearlo addirittura.
    In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio, giusto ?

    Se il nominare costituisce potere, che succede quando ci troviamo davanti a qualcosa a cui non riusciamo a dare un nome ?
    Sopravviene l’ angoscia, il terrore dell’ ignoto. L’ innominabile terrorizza. La filosofia nasce da qui.

    Sì, potevo scriverlo meglio questo post.

  8. lefty333boy ha detto:

    la cosa che mi viene in mente è
    che si consiglia rivolgersi ai serial killers
    con il ripetersi il nome della propria vittima
    -questo rende la vittima non piu un ” oggetto”
    ma leggermente umano -miao

  9. utente anonimo ha detto:

    Possiamo pensare anche all’uso che del nome si fa nell’incantesimo, nella magia. Ogni popolo primitivo ha visto nella parola e nel nome la possibilità di intervenire nel mondo. Nelle parole dello sciamano il nome porta con sé la presenza reale di ciò che viene pronunciato, fa essere ciò che viene nominato.

    hesse

  10. RedPasion ha detto:

    ovvio, Melogrande, non per niente quando scrivo “anch’io”
    mi collego direttamente al “non nominare il nome di Dio invano”:)))

  11. utente anonimo ha detto:

    Riprendo la domanda con la quale Melogrande chiude la riflessione post “post”.

    “Se il nominare costituisce potere, che succede quando ci troviamo davanti a qualcosa a cui non riusciamo a dare un nome?
    Sopravviene l’ angoscia, il terrore dell’ ignoto. L’ innominabile terrorizza. La filosofia nasce da qui”.

    Dalla domanda di Melogrande si deriva che il nome si dà come qualcosa di fondamentale ai fini della conoscenza e dell’apprensione dell’idea, per chi ancora fra noi ricorda Platone.

    Il nome è l’argine entro cui necessariamente si muove la dinamica della conoscenza. Nome ed idea come inizio e fine del processo conoscitivo ed al contempo limite della conoscenza.

    Sembra cosa da nulla il nome ma, sempre ricordando Platone, “le cose incorporee, che sono le più belle e le più importanti, sono indicate con chiarezza da nient’altro se non dal discorso (lógo)»

    Ed allora forse ha ragione Melogrande: la filosofia nasce proprio quando la possibilità di conoscere, di sapere sembra arrestarsi.

    hesse

  12. chiccama ha detto:

    ritorno su questo post perchè mi affascina parecchio benchè Francesco dica che avrebbe voluto scriverlo meglio…

    la tua riflessione ultima a cui fa riferimento anche Hesse, mi intriga parecchio, quello a cui non so dare un nome è forse quello che spesso definiamo come il lato oscuro delle cose.. quello che non riusciamo a circosrivere a nominare appunto e che ci costringe a riflettere… sìì forse la filosofia come ricerca è nata porprio da qui…

    quello a cui non so dare un nome è quello che spesso piu’ mi prende, mi coinvolge fino in fondo … anche se un nome non riesco a trovarlo…

    posso fare un esempio che può sembrare banale, ma per me a volte alcuni aspetti dell’amore non so ricondurli a nessun nome… eppure li vivo e li sento e non so esattamente nominarli…

    ciaoooo a tutti
    chicca

  13. melogrande ha detto:

    In questi casi un tempo si diceva che ci aveva messo lo zampino un dio … Oggi magari si va in analisi…

    : D

  14. chiccama ha detto:

    sìììììììììì

    ho letto Francesco!!

    sìììì, sììì sììì… sei una miniera, basta scavare appena un po’… dalle tue parti e trovi tanti modi di essere dell’animo…
    grazie
    chicca

  15. melogrande ha detto:

    Ho trovato una citazione di Nietzsche che mi sembra molto attinente al tema di questo vecchio post, la metto qui così non la perdo …

    “Il diritto signorile di imporre nomi si estende così lontano che ci si potrebbe permettere di concepire l’ origine stessa del linguaggio come un’ estrinsecazione di potere da parte di coloro che esercitano il dominio: (…) costoro dicono <questo è questo e questo>, costoro impongono con una parola il suggello definitivo ad ogni cosa ed ogni evento e in tal modo, per così dire, se ne appropriano.”
     
    F. Nietzsche – Genealogia della Morale

  16. utente anonimo ha detto:

    Che peccato esser capitata così POSTuma sul tuo post! leggendo te ed i commenti ho ripensato a tante cose:
    da ragazza, quand’era di moda assumere allucinogeni, guardavo un pero e se non lo pensavo con quel nome smetteva di essere un albero piantato lì apposta per darmi un frutto; o un terreno arato smetteva di esser terra da seminare: me l’ero persino mangiata, la terra,  per liberarla dalla sua definizione antropocentrica!
     Leggendo RedPasion, ho pensato all’ uomo che ho amato di più, anzi, che ho amato meglio: avevo pudore a pronunciarne il nome (le mie amiche lo chiamavano l’Innominato), tranne in situazioni di assoluta parità (non uguaglianza, eh); O quand’ero arrabbiata,  ora lo capisco, per delimitarlo ed affermare un potere su di lui: allora lo nominavo e lo acchiappavo eccome. 
    Leggendo Chicca: anche io ripeto e ripeto e ripeto un nome, ma al contrario di lei lo svuoto e lo spossesso del suo significato; forse il fine è simile: non mi sembra che la cosa mi appartenga, ma mi sembra di esser tutt’uno con la cosa/rosa.
    Un’altro fatto che mi viene in mente risale a quando avevo appena imparato a leggere. Sui treni, un avviso in varie lingue diceva "Durante la fermata del treno nelle stazioni è severamente vietato servirsi della ritirata". In inglese, la frase risultava brevissima. Mio papà mi spiegò il motivo: la lingua inglese ha molti più vocaboli (NOMI) di quella italiana, ciò le consente di eliminare giri di parole ed esser più sintetica. Bè, gli Inglesi ne han fatta di strada, anche giù da quel treno.
    Leggendo i commenti di Hesse..  io non sono una fruitrice di poesia, men che meno di filosofia, forse s’è capito! decenni fa mi infarcivo di fantascienza, e ricordo certi raccontini sui miliardi di nomi di dio, o sullo scibile umano… ma non li racconto, perchè il blog è tuo e non posso intasartelo dei fatti miei piccini, più di così.
     ciao dall’Imbranauta

  17. melogrande ha detto:

    I commenti non intasano, i commenti sono il bello del blog, altrimenti tanto varrebbe tenere il vecchio diario nel cassetto.
    Quando poi, come in questo caso, sono vari e belli più del post , il blogger si sente proprio un privilegiato…

    Ciao Imbranauta, e grazie

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...