Si fa presto a dire semplice

La semplicità è un inganno, perché le cose della vita non sono semplici affatto.

Su ciò che è natura il problema non si pone neppure, una primula è tutt’ altro che semplice, è un organismo di una complessità affascinante e di una stupefacente raffinatezza.
Il discorso si pone semmai per ciò che è prodotto umano, creato da qualcuno, e che ci lascia attoniti per la semplicità, l’ eleganza e la bellezza che vi affiora.
Ma proprio qui sta l’ inganno. Non è affatto detto che ciò che appare semplice davvero lo sia.
Per produrre un risultato apprezzabile ci vuole il talento naturale, questo è sicuro, ma ci vuole pure tanto studio, padronanza della tecnica, cocciuto perfezionismo.
Il volteggio di una pattinatrice sul ghiaccio è “semplice” come appare ?
O non è invece un movimento difficile e complesso che è stato studiato e ripetuto, provato e perfezionato fino ad apparire come un movimento spontaneo e “semplice”, eseguito senza sforzo ?
Una semplicità che è invece conquistata con sforzo, con una ricerca complessa, lenta, esasperata.
Credo che tutte le cose che ci appaiono miracoli di semplicità nascondano questo meccanismo.
Prendiamo un film come Centochiodi.
Un miracolo di semplicità evangelica, dicono.
Davvero ?
Davvero un film così potrebbe essere fatto da una persona semplice ? o non è piuttosto il contrario, il prodotto estremo di un uomo coltissimo, che ha sperimentato fino in fondo la complessità e la profondità ?
 
E siccome il discorso si è fatto evangelico, diciamo pure una cosa che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, se solo fossimo in grado di leggere con i nostri occhi e capire con la nostra testa invece che con gli occhi e con la testa di chi ci insegna come leggere ciò che sta scritto.
Gesù non è affatto un personaggio semplice. Discorso che merita se ne parli separatamente, prima o poi.
 
È necessario essere un po’ complessi, insomma.
Il mondo è complicato, e gli esseri umani lo sono ancora di più.
Sono domande a risposta multipla, in cui però le diverse risposte non si escludono a vicenda, ciascuna risposta contiene una sua parte di verità e nessuna la contiene per intero. Bisogna raccogliere i pezzi e metterli insieme.
Non c’è un’ interpretazione sovrana, l’ ermeneutica del mondo è arte fragilissima, l’ opinabile è certezza, la precarietà è solida come roccia.
 
L’ ingegno è multiforme, si sa, e pure i mostri hanno le loro buone ragioni, logiche ed argomentate, non si può negarlo. Il lavoro rende liberi, certo, e che poteva poi fare il povero Pilato dopotutto. Nessuno vuol stare dalla parte del torto.
 
Raccogliere i frammenti di uno specchio rotto, ricostruire come fa un archeologo.
Serve pazienza certosina, capacità di adattamento, accettazione, riflesso, empatia.
Serve amore, anche, certo. L’ amore che serve a ricostruire il vaso in frantumi, diceva Derek Walcott, è superiore a quello che è stato necessario per farlo.
Non acquiescenza, si capisce, tutt’ altro. Serve spirito critico. Ma per criticare serve prima capire, non si può criticare ciò che non si capisce.
Capire ogni frammento è sfida difficile, è duro lavoro, è complessità in atto.
Spezzettarsi in cento parti, calarsi in cento punti di vista diversi, ricostruire il mosaico dall’ interno. Distinguere oil grano dalla paglia, le ragioni dai torti, soggettivi, uno per uno, con imparziale equilibrio.
Una disciplina intellettuale che dura una vita, se pure una vita basta.
Per arrivare ad essere stratificati, strutturati, dotati di registri multipli per interpretare la realtà a più livelli, una realtà che nel frattempo pare si diverta a diventare sempre più complessa e ramificata.
Non ci sono ricette semplici, non ci sono scorciatoie.
 
La semplicità è il risultato di un esercizio infinito.
È come la naturalezza del gesto atletico di un grande campione, che appare leggero, spontaneo e senza sforzo mentre in realtà quella leggerezza è il risultato di una vita di duri esercizi, sempre più avanzati e complessi.
 
E così, esiste una semplicità di parvenza, che non aiuta a capire il mondo, ed una semplicità di arrivo, a cui si perviene dopo aver traversato l’ oceano della complessità.
Una complessa semplicità.
 
 
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7 commenti su “Si fa presto a dire semplice

  1. nuccina1 ha detto:

    la semplicità è un’illusione.Dietro questa apparenza c’è tanto sforzo e lavoro.Mia figlia è stata campionessa di ginnastica artistica, dietro movimenti che sembravano d’angelo mentre volteggiava in campo, c’erano ore e ore di allenamento, di stanchezza di rinuncia alle cose delle ragazze della sua eta.

  2. melogrande ha detto:

    Proprio questo volevo dire, che è una dura conquista, una semplicità che non sia superficialità.

  3. utente anonimo ha detto:

    Di questo post credo se ne possa dare una lettura su piani diversi.

    Pensando al Cosmo dobbiamo ricordare che da Galileo in poi la scienza occidentale moderna si è sviluppata seguendo un percorso diametralmente opposto a quella della complessità, vale a dire seguendo il paradigma del riduzionismo.
    Ridurre e separare è stato il procedimento che ha permesso di raggiungere i grandi risultati della scienza moderna. Riduzione, separazione, linearizzazione: questi i canoni di un paradigma da cui emerge la semplicità che più che come dato di realtà è operazione del pensiero (quindi non semplicità ma semplificazione).

    Semplificazione come operazione che svela le cose nella loro essenza, nella loro natura intrinseca.

    Ma in tempi abbastanza recenti la scienza ha sviluppato la teoria della complessità per spiegare le turbolenze, le variabili.

    Complessità che origina dalla diversità, dalle relazioni.

    Quindi semplicità e complessità spiegano il Cosmo.

    Ma che dire dell’uomo?
    Innegabile che l’uomo è creatura complessa, non solo e non tanto come qualsiasi essere vivente, ma anche e soprattutto perchè ciò che lo caratterizza e lo distingue dal resto dei viventi – il pensiero e la coscienza – ha sostanzialmente il carattere della complessità.

    Ma l’uomo è anche creatore di complessità e lo è in quanto ente che entra in relazione con l’altro
    Al pari di ogni altro ente l’uomo è soggetto relazionale e strutturato, pertanto potenzialmente complesso.
    Ancora l’agire umano è ordinato e finalizzato a molteplici obiettivi che si dispiegano su orizzonti più ampi. L’essenza dell’uomo è pertanto di natura complessa.
    L’arte della semplicità è certo arte difficile e sottile quanto l’esercizio dell’intelligenza. L’una e l’altro richiedono impegno, pazienza, approfondimento, un’insaziabile curiosità – e una perenne coltivazione del dubbio.
    Forse allora la semplicità cui dobbiamo tendere è quella semplicità che Constantin Brâncuşi affermava essere non altro che una complessità risolta.

    hesse

  4. RedPasion ha detto:

    semplice come la nascita di un bimbo.
    come la vita.

    ho una cuginetta nata da poco…un mese di vita…stamattina la guardavo…quei piedini…minuscoli…quelle dita così piccine…così perfette al posto giusto…
    sembra tutto così semplice…
    un miracolo di semplicità

  5. RedPasion ha detto:

    scusa per il tono, poco letterario e non in linea con gli altri commenti, ma la semplicità-complessità mi ha fatto pensare all’origine della vita

  6. melogrande ha detto:

    Red, credo tu abbia colto benissimo quello che volevo dire sulla semplicità. Grazie.

  7. utente anonimo ha detto:

    Ciao Melogrande.
    Ti aspetto nella Scatolina, c’e’ bisogno anche di te. E dell’ombra amica delle tue fronde…
    Loredana

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