Delirio Parmenideo

"Per motivi non chiari,
in circostanze ignote
l’ Essere Ideale smise di bastarsi."
 
W. Szymboska – “Platone, ossia perché”

 
Io sono io. Tu sei tu.
Io sono io perché tu sei tu.
O meglio, io non saprei di essere io se non ci fossi tu, che sei altro-da-me.
Solo se vedo un altro capisco di essere io un individuo. Se non vedessi nessun altro come potrei sapere di essere un esemplare di una specie ? Potrei piuttosto pensare di essere un unico. E se oltre a non vedere altri esemplari della mia specie non vedessi altri esseri viventi ? E se non vedessi proprio altro e basta, se fossi isolato da ogni contatto sensoriale con il mondo esterno, privato degli organi di senso ? Se non fossi in grado di vedere nulla, sentire nulla, percepire nulla ?
Blindato nella mia solitudine, senza evidenza che esista alcun altro-da-me, come mi sentirei ?
Come l’ Unico.
Non l’ unico uomo.
L’ Unico e basta.
Si sentiva forse così l’ Essere prima di creare l’ Universo ?
Forse.
Forse per questo ha creato ?
 

 

 

 

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4 commenti su “Delirio Parmenideo

  1. chiccama ha detto:

    beh che dirti… mi sono persa nel tuo discorso, come sempre mi perdevo dentro a Parmenide, che ho sempre molto amato in gioventu’…

    diventando “grande” l’avevo eprso di vista… ma il tuo pezzo straordinario me l’ha riportato alla mente…

    Se l’essere è ed il non essere non è, allora ciò che muore è l’apparenza.

    chicca

  2. utente anonimo ha detto:

    L’uomo è l’essere che esiste in altro, nell’alterità del mondo.

    Aristotele, nell’introduzione alla “Politica”, affermava che dei viventi l’uomo è colui che ha il lògos, ed è la natura che chiama l’uomo a parlare dandogli il lògos. Dunque ecco che l’uomo appartiene alla natura in quanto parla. E dire che l’uomo parla, significa realizzare che l’essere dell’uomo è il suo parlare con altri.

    hesse

  3. melogrande ha detto:

    In fondo Parmenide è un po’ un pretesto.

    L’ origine del post è un’ osservazione di Cacciari sul fatto che noi ci definiamo solo in funzione dell’ altro, rispecchiandoci nell’ altro. I Greci seppero di essere Greci solo confrontandosi con coloro, i barbari, che non lo erano e l’ occidente si scoprì occidente quando si confrontò con l’ Asia.
    E se l’ uomo è l’ essere dotato di parola, di certo avrà bisogno di qualcuno a cui rivolgerla, la parola.

    Su questo argomento avevo provato a ragionare in modo quasi serio qualche tempo fa (http://melogrande.splinder.com/post/14123872/Chi+ti+dice+cosa+fare+%3F).

    L’ idea mi si è involontariamente ripresentata in questo modo un po’ strano dopo essere incappato nella poesia della Symborka, contenuta in una raccolta dal titolo “Attimo”.

    Una ben strana combinazione, lo ammetto, ma è proprio questo il bello, no ?

  4. utente anonimo ha detto:

    Leggendo un breve saggio ho trovato questa affermazione di Richard Rorty «L’essere che può venir compreso è il linguaggio”.
    Ho ricordato il tuo post Delirio Parmenideo.

    Affermazione questa che meriterebbe seria lettura.

    hesse

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