I monti di Liscione

L’ antica mulattiera sembra salire esasperata.
Non trovo un termine migliore per descrivere la pendenza con cui aggredisce la montagna con decisione, con cattiveria.
Si fa fatica ad immaginare che un mulo a pieno carico possa superare una pendenza simile, un uomo ce la fa a stento, tanto che sul fianco destro della mulattiera sono stati intagliati dei gradini stretti, evidentemente ad uso esclusivamente umano. Il mulo no, il mulo doveva salire per questa via fatta di sassi certosinamente scelti, smussati ed incastrati uno accanto all’ altro a formare non soltanto una via ma un intarsio, un disegno semplice ed ingenuo. Tempo e pazienza smisurati, o di una misura ormai a noi aliena ed incomprensibile sono stati necessari, merce introvabile oggi ma comune in passato quando mancava quasi tutto ma non la fede.
 
I sassi, il tempo e la pazienza sono dunque la materie prime di questa via antica, e tempo e pazienza servono ancora adesso per salirla, a passo lento, affrettarsi servirebbe solo a fermarsi in affanno dopo pochi tornanti. I sassi sono lucidi e levigati, è l’ effetto prodotto da migliaia di zoccoli, zoccoli di muli e zoccoli di contadini, solo da qui si può salire dal lago per raggiungere il piccolo villaggio a mezza costa, e non per fare una scampagnata domenicale, ma per le necessità della vita di lassù.
Il villaggio esiste ancora, sui Monti di Liscione, è disabitato ma non abbandonato, molte vecchie baite sono curate, probabilmente qualcuno viene a passarci le vacanze, e del resto la magia del luogo vale la fatica di raggiungerlo.
Insomma, la gente ancora continua a salire per questa via, ma il salire per questa via ha ormai consolidato un carattere festoso, allegro, di vacanza o scampagnata. Non era certo così in passato, queste pietre sono state lustrate a forza di zoccoli e sofferenza, di sudore ed imprecazioni. E chissà se le imprecazioni cessavano, o si interrompevano di tanto in tanto quando un tornante svelava alla vista un po’ più di lago rispetto al tornante precedente, un po’ più di questa pacata bellezza, chissà se chi si arrampicava quassù restava davvero immune al fascino di questa vista.
Colma Bugone 20
Bellezza e fame accompagnavano l’ ascesa, si immagina, attraversando adesso un bosco di castagni. Quasi un gioco per noi raccoglierle per arrostirle la sera a casa, ma un tempo non era affatto un gioco. Le castagne erano cibo, pressoché l’ unica cosa commestibile che si riuscisse a strappare al bosco quando l’ inverno si avvicinava, insensibile alla sofferenza dei pochi testardi che alla montagna restavano abbarbicati. Si mangiavano le castagne per non ,morire di fame, e questo è tutto.
 
Monti Liscione 05
Le vecchie baite hanno tante storie da raccontare a chi si avvicina in punta di piedi disposto ad ascoltare, sono piccole, basse, buie, sono fatte per tenere il calore, difendersi, chiudersi dentro, sono tane più che residenze. Qua e là sopravvive qualche antico attrezzo, un basto da mulo, una falce arrugginita, raccontano storie di faticosa sopravvivenza.
Da qui si riprende a salire verso il rifugio,il lago pare di vederlo da un aereo adesso, si risale il Monte Bisbino fin quasi alla cima, fino al rifugio.
Una lapide commemora una strage di partigiani e ricorda sommessamente che da queste parti non hanno conosciuto solamente fame e povertà. Non poteva mancare la guerra e non è mancata, azioni partigiane e rastrellamenti.
 
Ma oggi è domenica. Il sole gioca fra i tavoli di legno. Ci sono compagnie di amici, bambini che corrono in giro, ci sono taglieri di salumi e caraffe di vino, ci sono piatti di polenta ed occhiali da sole a specchio e risa e voci troppo alte, sarà il sole o il vino a fare effetto ?
 
È festa anche qui, per una volta.
 
 
 
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8 commenti su “I monti di Liscione

  1. utente anonimo ha detto:

    “E’ festa per una volta” ma quanta tristezza mi prende quando mi accorgo di gente cui la montagna non dice la fatica, la vita dura quando è la montagna a dare di che vivere.
    Che desolazione quando incontro gente cui la montagna non incute rispetto, timore, ammirazione per la sua bellezza silenziosa, austera, severa, indifferente al destino dell’uomo.
    I miei nonni, già mi è capitato di raccontarlo, erano montanari. Montanari di una montagna vera, bella, aspra, dura. Montanari a loro volta veri, aspri, duri.
    Oggi quelle montagne sono una località per vacanze d’elite, vacanza per gente che nulla o quasi sa di montagna. Lì ora si scia soprattutto.

    Quando ci torno (poco a dire il vero) le lacrime vengono da sole. Oggi scelgo altre montagne. Montagne dove ancora ritrovo “tempo e pazienza”, “storie da raccontare”. Bellezza e ammirato silenzio.

    Demian

  2. utente anonimo ha detto:

    Il tuo post fa riaffiorare ricordi di infanzia.
    Passeggiate domenicali durante la stagione delle castagne. Castagne da arrostire e mangiare la sera davanti al camino.
    Passeggiate in compagnia di zii e cugini.
    Una mulattiera ripida, da salire in silenzio. Ogni parola toglieva il fiato. Una mulatitera stretta e dai lunghi gradoni. Gradoni anch’essi ripidi. Gradoni che richiedevano fiato e gamba. “Strada” che fino a trent’anni prima serviva ai montanari per salire con i muli. Allora salita necessitata dal lavoro, nella mia infanzia salita fatta per raccogliere castagne, per fare una bella passeggiata.
    Non ho però mai realmente amato quelle passeggiate domenicali perchè già allora sentivo che nessuno di noi coglieva fino in fondo lo spirito, l’anima di quel luogo. Nemmeno io. Io che dai miei nonni ho ricevuto in dono la montagna. Io che ne porto la traccia nel sangue.
    Ricordo che mio padre non era mai del gruppo. Preferiva starsene a casa ed al mio rientro mai mi chiedeva come fosse stata la passeggiata bensì come era stata la gita. Allora non capivo tanto bene cosa volesse dire. Non capivo bene dove stava la differenza. Oggi dopo tante passeggiate fatte in compagnia di mio padre (sulle montagne vere) so cosa intendeva dire allora. Oggi so bene dove sta la differenza ed cosa di cui sempre ringrazierò mio padre. So che mi sente anche ora. Oggi che vive nella mia anima.
    Ma torniamo alla mulattiera della mia infanzia ed anche per quella mulattiera vanno bene le parole che hai scritto:”tempo e pazienza …, o di una misura ormai a noi aliena ed incomprensibile …
    I sassi, il tempo e la pazienza sono dunque la materie prime di questa via antica, e tempo e pazienza servono ancora adesso per salirla… I sassi sono lucidi e levigati, è l’ effetto prodotto da migliaia di zoccoli, zoccoli di muli e zoccoli di contadini …e non per fare una scampagnata domenicale, ma per le necessità della vita di lassù.”
    E’ bello comunque pensare che anche là per una volta possa essere un giorno di festa. Un giorno di festa nel quale lasciare che i nostri occhi colgano tutta la bellezza che là ci viene regalata. Un giorno di festa dimenticando chi crede che la cosa importante sia giungere alla malga anzichè partecipare della bellezza, del silenzio, della armonia, del senso del tempo che il nostro sguardo e la nostra anima là possono cogliere.
    Dimenticando gli occhiali da sole abbandoanti sui tavoli.

    hesse

  3. chiccama ha detto:

    conosco pochissimo quella zona, e credo si tratti di luoghi intorno al lago di como… ma non son sicura…

    e da come li descrivi devono avere ancora quella magia dei luoghi solitari, anche a volte abbandonati, ma che non hanno perso il loro fascino…

    dalle mie parti in quel di parma c’è un lago che si chiama lago santo, ci arrivi dopo un lungo tragitto in salita e attorno non c’è piu’ nulla… sì ci sono baite abitate d’estate, perchè è bellissimo e qualche volta anche in inverno quando nevica molto per le piste… a volte quando ero bambina mi sembravano i luoghi delle fate e dei folletti…

    non sono un “montanaro” nel senso che la montagna come spazio mi appartiene poco, perchè mi rende molto triste, mi sento infinitamente piccola.. credo che la vita in montagna sia durissima, e sì quando è festa è festa davvero!!!

    chicca

  4. utente anonimo ha detto:

    Ciao Melogrande. Ho letto e ho sentito l’odore dell’aria lassu…Domenica mattina presto, al di fuori delle mie abitudini, ho camminato in montagna salendo su per un sentiero battuto da uomini e animali. I piu’ esperti si arrampicano tra le rocce…Piano piano sono arrivata su, in alto, dove una vasta lingua di neve apriva un anfiteatro di rocce, ghiaccio, muschi e abeti…Uno spettacolo che mi ha ripagata del fiato corto e della fatica (che soprattutto oggi!) sento nelle gambe.
    Due sere prima avevo sognato papa’ che mi diceva “parlami della montagna”…Non sapevo di andarci. Non sapevo di farcela. Non sapevo quant’era bello!
    buongiorno e grazie per il panorama…
    Loredana

  5. giuba47 ha detto:

    Sono luoghi affascinanti e magici…
    anche se la montagna non la frequento e non la conosco molto, però mi piace… Giulia

  6. melogrande ha detto:

    Le montagne sono quelle che sovrastano Como, ci vado spesso d’ inverno, quando quelle più alte sono impraticabili.

    Difficile spiegare che cosa la montagna, che cosa mi porti ad alzarmi alle cinque il sabato mattina e farmi due o tre ore di macchina allo scopo di camminare poi in salita per alcune altre ore.

    Ci ho provato a spiegarlo, qualche tempo fa (http://melogrande.splinder.com/post/13179420/Trascendenza+ad+alta+quota), ma credo sia una cosa difficile da comunicare…

  7. chiccama ha detto:

    sono anta a leggere e mi sono lasciata prendere dalle tue parole..

    Ci sono luoghi con una magia speciale, luoghi in cui gli antichi avrebbero immaginato dimorasse qualche dio, oggi siamo troppo cinici e disincantati per queste cose, però la magia dei luoghi è un fatto innegabile. Io non posso non provare una sensazione particolare a camminare in alta montagna, l’ aria, la luce, l’ odore, tutto ha una qualità speciale che non posso ignorare per quanto scettico incallito possa essere, ed è il sentirsi vita dentro vita più grande, anima dentro anima più grande, respiro dentro respiro più grande.
    La condizione è di camminarci dentro, dargli tempo, fare conoscenza reciproca, entrare in comunicazione, del resto anche con le persone non si penserà di poterne conoscere l’ anima dopo cinque minuti ?

    e sì forse non mi sono mai avvicinata alal montagna in questo modo, l’ho sempre sfiorata , mai penetrata…
    ma sono ancora in tempo, posso riprovare…
    grazie
    chicca

  8. utente anonimo ha detto:

    Nel leggere il post cui rimandi ho condiviso emozioni e pensieri.
    E credo che il commento che lasciai allora lo testimoni.

    Affinità.

    Hai ragione a dire che è difficile comunicare il senso che per alcuni di noi ha camminare in montagna.
    La montagna regala una bellezza che incanta, una bellezza che talvolta toglie il fiato e le parole vengono meno ma la montagna è anche fatica. La montagna è bellezza che va meritata.
    Bellezza ed incanto che richiedono passione, impegno.

    Difficile spiegare la ragione di tanta fatica a chi non ha sensibilità per la bellezza delle vette, bellezza eterna ed ineffabile.
    Difficile comunicare la quiete che là pervade la nostra anima.
    Difficile parlare del senso di armonia che là percepiamo.

    Certo capita anche a me di pentirmi per aver scelto un certo percorso. Capita quando non ho ancora fiato e gamba per affrontare i sentieri più impegnativi. Capita ma stringo i denti e vado avanti.
    Cammino comunque. Più lentamente di quanto faccia di solito ma vado avanti.

    Ed allora perché svegliarsi alle sei e partire alle sette? E poi farlo di sabato o di domenica. Ma non è meglio dormire un po’ di più, o magari andare al mare se proprio bisogna andare da qualche parte?

    Perché grande è l’incanto.

    E’ difficile spiegare.
    E’ difficile capire.

    E’ solo questione di passione e di affinità.

    hesse

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