Tempo da dire

Il tempo arriva a ondate, portato con sé da cose, persone, fatti e circostanze.
Vive di sospensioni ed improvvise accelerazioni, di attimi dilatati e sospesi, e di ore dissipate nell’ insignificanza.
Un tempo punteggiato e disperso, come spiaggia cosparsa di conchiglie disuguali, talvolta c’è da chinarsi a raccoglierle, altre volte da scansarle col piede.
 
Ogni tanto un tuffo al cuore, la paura del vuoto improvviso.
Paura, questo è, senza farla tanto lunga.
Pura e semplice paura di farsi male, ed al tempo stesso desiderio di accostarsi alla soglia per vedere cosa c’è di là.
Di là c’è la vita, la vita che puoi vedere nella sua completezza, avvolta dallo sguardo come da un telo, messa su un piedistallo da poterci girare attorno ed osservarla da ogni lato, una visione che rimane accessibile solo nel brivido dell’ istante, quando si rischia di bruciarsi col fuoco, quando il sangue pulsa e lo si sente pulsare dentro.
Altrimenti non è che vita piatta, orizzontale, stesa sul tavolo come una tovaglia, non ci si può girare attorno perché non ha profondità né spessore, non ha fuoco e non ha anima, è finta vita a lunga conservazione, senza destino e senza senso.
Che poi anche questa forse è un’ illusione, l’ illusione del senso e del destino, un prodotto della fantasia che non sta nella cosa in sé, vita che è vegetativa casuale e necessaria, che non “va” da nessuna parte e non ha un progetto in testa, né una direzione preordinata.
E però questo progetto in testa lascia un senso di bisogno, una necessità interiore.
Altrimenti il tempo trascorso è solo tempo passato, non tempo vissuto, non tempo adoperato, come il talento rimasto in tasca al servitore pigro. 
Chissà che un giorno non tocchi renderne conto, a quel crudelissimo padrone che siamo noi stessi.

 

 

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11 commenti su “Tempo da dire

  1. chiccama ha detto:

    è come se tu avessi scritto anche per me…
    amo tutti i tempi della mia vita, io li immagino a colori, una lunga linea del tempo, con picchi e cadute e a colori, i rossi, i gialli e i turchesi della felicità dell’amore, i grigi perlacei della malinconia i grigi e i violetti del dolore della sofefrenza, tutto un alteranrsi di colori e un voler superare la soglia per sentirsi vivi!!
    grazie
    chicca

  2. utente anonimo ha detto:

    Il tempo da vivere arriva quasi inaspettato. Quasi mai coincide con il tempo desiderato, pensato, sognato. Talvolta non siamo pronti. Abbiamo paura di ciò che questo tempo ci può portare. E questo tempo lo perdiamo tutto intero. Inesorabilmente. Eternamente.
    Ci ripensiamo poi. Ci voltiamo indietro. Vorremmo ritrovarlo quel tempo. Quel tempo da vivere e da raccontare. Vorremmo ritrovare il limite oltre il quale non abbiamo avuto il coraggio di andare. Guardiamo lontano ma quel tempo non è più visibile. La nostra vista si affievolisce. Siamo come ciechi.
    Ci ripensiamo poi e vorremmo poter tornare indietro. Ci basterebbe poco, solo un minuto in più. Un minuto per vincere la paura, la pigrizia. Lo vorremmo tanto ma è tardi. E’ tardi.

    Quante parole non dette, quanti gesti negati, quanti sguardi mancati.
    Quali incontri abbiamo perso, quali amori non abbiamo vissuto?

    La vita ci appare allora prendere una direzione diversa, opposta a quella che ci saremmo aspettati, a quella che avremmo voluto, a quella che pensavamo fosse il nostro destino. Proprio quel destino fatto di attimi, del tempo che viviamo, del tempo che perdiamo.

    Sappiamo bene tutto questo e tuttavia troppe volte evitiamo con cura di entrare dentro il tempo, di essere il tempo, di diventare il nostro tempo.

    Forse una mattina guardando il nostro viso riflesso nello specchio, e senza un motivo apparente, ci ricorderemo del tempo passato senza che quasi ce ne siamo accorti. E forse allora si che diverremo il nostro tempo. Prima che sia davvero tardi. Troppo tardi. Davvero inesorabilmente tardi.

    hesse

  3. melogrande ha detto:

    Chicca, è come se fosse scritto per tutti quelli che continuano a cercare soglie da superare, fuori e dentro di sè, curiosi, maistanchi e maicontenti, mairassegnati e semprevivi.

  4. chiccama ha detto:

    Sì esatto , proprio così e mi piace che tu abbia scritto le parole attaccate rendono il senso ..sìììì
    il mio piu’ gran desiderio all’avvicinarsi della vecchiaia è quello di non perdere mai la voglia di sentirmi viva….
    ciaooo
    chicca

  5. utente anonimo ha detto:

    Piu’ e piu’ volte la mia vita e’ una tavola piatta. Perche’ piu’ e piu’ volte vorrei affacciarmi aquella soglia ma la paura mi inchioda qui. Sulla tavola piatta.
    Poi, mi accorgo che piatta non e’ perche’ il non vissuto lascia posto all’immaginazione, aumenta il desiderio di sporgermi di la’…E con esso aumenta la paura di scoprire che di la’ e’ qualcosa che vale la pena.
    La paura di cui parli, Melogrande, e’ componente della mia vita. Solo che quando arriva prima di uno spettacolo e’ la stessa che mi rende concentrata e brillante. Nella mia quotidianita’ mi rende si’ brillante agli occhi degli altri, per quell’immaginario che restituisco, ma melanconica a me stessa…Con la paura in piu’ di doverne “renderne conto, a quel crudelissimo padrone che siamo noi stessi”…
    Era meglio parlare dei sassi di Camogli, eh?
    Ciao.
    Loredana

  6. utente anonimo ha detto:

    Melogrande, ti racconto di un bel tempo, un tempo di maghi e incantesimi, un tempo di sassi e mare. Un tempo da dire davvero arrivato come un’ondata, ma senza fragore, come un’onda lunga e perfetta, come un mercoledì da leoni imprevisto. Un tempo letto che pare vissuto. O un tempo vissuto apposta per essere letto.

    C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per scrivere. Un tempo per studiare. Un tempo per bere. Un tempo per meditare. Un tempo per sognare e un tempo per oziare. C’è un tempo per ogni cosa.
    Il tempo di leggere, è un tempo sospeso. Ci si siede, dove ci piace o dove capita (più spesso dove capita perché è il caso a scegliere per noi), si prende in mano il libro, lo si apre e ci si immerge nelle parole che qualcuno ha scritto; in quel momento, egoisticamente, pensiamo che lo scrittore le abbia scritte solo per noi. E non ci importa di trovare un senso universale. Siamo soli con chi scrive. Siamo noi che leggiamo. Noi soli. Noi da soli.
    Ma succede, un po’per caso e un po’ per desiderio (la frase non è mia ma è il titolo di un film francese) che quel tempo sospeso della lettura nasca come un tempo condiviso. E diventi, questo tempo, così bello, di quella bellezza che si può spiegare soltanto guardando l’orizzonte del mare, guardando il volo dei gabbiani nel cielo azzurro dell’ultimo giorno d’estate, si può spiegare soltanto prendendo in mano un sasso ed immaginando tutte le mani che lo hanno toccato, tutti i piedi che lo hanno calpestato, tutta l’acqua del mare che lo ha bagnato e le onde che l’hanno spostato, tutto il sole che l’ha riscaldato, tutti i bambini che lo hanno lanciato, tutti i venti e tutta la pioggia che lo hanno levigato, tutto quello che lo ha reso il sasso che è. Ci vuole un po’ di fiato per respirare fino in un fondo questo anacoluto. Ma non è semplice rendere l’intensità e la magia di un tempo da leggere, un tempo sospeso e condiviso.

  7. LaPoetessaRossa ha detto:

    …l’utente anonimo sono io 😉

  8. melogrande ha detto:

    C’è il tempo da leggere ed il tempo da scrivere, come dice la Poetessa Rossa (io ti avrei riconosciuto ugualmente dallo stile…) e c’è il tempo dell’ immaginazione di Loredana.
    E poi, ogni tanto, arriva pure inaspettato un tempo da vivere, quando la vita stessa riesce a sorprenderci e sfidarci, e ci troviamo sulla soglia e dobbiamo decidere se andare o stare, se restare di qua o buttarci di là, senza sapere bene se si atterrerà sul morbido o sul duro, se ci si tufferà nell’ acqua o ci si schianterà sul cemento.
    È quello il tempo di cui parla hesse.
    Ed è un tempo di cui vale la pena parlare, Lori, tu che riesci ad affrontare un pubblico, una delle cose più difficili della vita. La paura di cui parli è quella di fare errori, di compromettere un equilibrio, che DOPO le cose non siano più uguali a com’ erano PRIMA.
    Però questo è un auto-inganno, perché non esiste un equilibrio statico, e se pure ti fermi tu non si fermano gli altri, non si ferma il mondo intorno e non si ferma la vita, le cose cambiano da sole e dopo un po’ ti accorgi che anche se non ti sei mosso le cose non sono più le stesse comunque e forse era meglio muoversi e cercare di stargli dietro.
    Anche non scegliere in fondo è una scelta, no ?

  9. utente anonimo ha detto:

    Il non scegliere…Anche questo è una scelta. Se seguissi il mio desiderio sceglierei senza esitare. Ma spesso seguo la mia paura. Che a volte si manifesta con la voglia di restare in un posto per non affrontare un viaggio, quasi che viaggiare fosse perdere. Magari, anzi, si’, nel mio angolino di mondo che e’ dentro di me viaggiare e’ perdere qualcosa, la casa, il luogo, le cose, le persone, le mie abitudini…ALtri orizzonti, altra gente, altre abitudini…(in realta’ e’ il cambiamento “da fare” che mi spaventa, a cose fatte e’ stimolante e bellissimo). Risultato e’ stare male quanto sto stare male quando decido di non stare stare bene a ricordare.
    Scusa questa mia divagazione tra le ansie di una “immaginativa” che ama in fondo le sue paure, le stesse che intanto le regalano sogni piu’ grandi. Forse solo desiderio.
    Ciao Melogrande, sotto le fronde del tuo albero si pensa bene.
    Buona notte.
    Loredana

  10. utente anonimo ha detto:

    “…Risultato e’ stare male quanto sto stare male quando decido di non stare stare bene a ricordare…”
    Letta cosi’ e’ effettivamente incomprensibile…(non devo piu’ fidarmi a scrivere intorno alla mezzanotte…).
    La frase era un po’ cosi’:
    “Risultato e’: stare male quanDo sto (leggi “rimango”);
    stare male quando decido di non stare (leggi “non rimanere); stare bene NEL ricordare. (passato percio’ del tempo)”.
    Ciao Melogrande
    😉
    Loredana

  11. melogrande ha detto:

    Più o meno si capiva, Lori…

    E’ proprio di quello stare male che parlo, che intendo come segno di vita.
    Poi, stare o no va bene uguale, se scelto e non subito, questo intendevo.
    Poter dire al padrone “ho fatto ciò che sentivo di fare”.
    Ciao : )

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