Utopia Camogliese

Camogli ha la spiaggia coi sassi.

Detta così non sembra una gran scoperta, e neppure una grande trovata per un post.

Però bisogna vederli, i sassi di Camogli, prima di giudicare, che quelli non sono sassi normali come se ne trovano sulle spiagge normali.

I sassi di Camogli sono l’ idea platonica dei sassi, per così dire.

L’ archetipo del sasso di Camogli è grigio, quel grigio che corrisponde all’ archetipo del grigio, al grigio come si immagina quando si dice la parola “grigio”, il grigio non troppo chiaro e non troppo scuro, il grigio medio, e del resto come volete che sia il grigio ideale, estremo, forse ? No, medio, appunto.

Ma il sasso di Camogli ha le venature bianche, e queste venature fanno la differenza, perché una roccia grigia farcita finemente di bianco può creare un mondo quando il mare prima la frantuma e dopo con infinita ostinata pazienza la liscia.

A seconda di come il frammento viene spezzato e poi lisciato, smussato, arrotondato, secondo quali piani sghembi viene frammentato, secondo quale capriccio necessario viene levigato, la venatura non si limita a semplice strato di farcitura ma si sfinisce di capricci dando origine ad anelli, ellissi, cerchi perfetti, sinusoidi, linee capricciose, sottili oppure spesse , curve che s’ intersecano ed altre invece no, e poi cuori e nodi frecce e spade a secondo della propensione fantastica ed onirica dell’ osservatore, riccioli e code e personaggi immaginari.

Ogni ciottolo  inizia una nuova fantasia, fa partire un’ immagine, l’ occhio segue, accompagna, rincorre sul lato opposto, si districa fra gli snodi, riprende il filo dopo ogni incrocio, lo conclude al punto di partenza se lo trova, oppure resta appeso, immagina una possibile conclusione, una chiusura, una figura congrua e compiuta che la natura non sarebbe tenuta a dare, se vogliamo.

Ipnotizzano, incantano, i sassi di Camogli, come le fiamme che danzano nel camino, è impossibile staccarsene, l’ immaginazione è già saltata al prossimo.

Sassi ipnotici, sassi onirici, sassi immaginativi e stimolanti.

Così suggestivi che il gioielliere che ha la bottega nel passaggio verso il porto ha pensato bene di farne gioielli, li incastona come fossero pietre dure in forma di monili, ciondoli ed orecchini, i sassi piccoli s’ intende, ma li tratta con rispetto, quasi fossero turchesi, occhi di tigre o malachiti, invece sono sassi, ma il confronto regge, il sasso di Camogli quanto a venature non indietreggia di un passo.

Che cos’è una pietra se non uno scarto dell’ immaginazione ?

E così ne ho rubati una manciata anch’ io, una volta, e li ho portati a casa.

Come vi piacerebbe essere ?, gli ho chiesto, e li ho dipinti, sì, dipinti, che se mi legge un camogliese m’ ammazza, ma li ho dipinti con rispetto, mi affretto a precisare, alcuni li ho solo lucidati come se fossero bagnati dalla risacca, altri invece li ho colorati con vernici trasparenti che non nascondessero farciture e venature, né tradissero l’ anima del sasso.

Coi loro riflessi acquisiti rossi, verdi e blu li ho raccolti in una boccia di cristallo, e stanno ancora lì, mi osservano e scrutano, impassibili, che ancora non lo so se mi biasimano per quello che gli ho fatto o sotto sotto se la ridono contenti come bambini in maschera.

Biasimano ? Ridono ? Ma che sto dicendo ? E che sono, vivi, sti sassi ?

Hanno forse gli occhi per vedersi ?

Gli occhi forse, no, lo ammetto.

Ma l’ anima sì.

Quelli di Camogli sono sassi con l’ anima.

 

Ci sono più cose fra il cielo e la terra, Orazio, che non ne sogni la tua filosofia.

Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Eccetera.

Non diventiamo teatrali, adesso.

Se ci fosse un dio dei sassi dovrebbe essere Saturno, il dio della vecchiezza e della prevedibilità, il dio delle cose solide e inamovibili, il dio reazionario e conservatore della buona vecchia tradizione.

Ma Saturno può essere al massimo il dio dei sassi comuni.

I sassi di Camogli sono diversi.

Hanno le venature bianche, che non sono cosa da vecchi. Sono originali, imprevedibili, sorprendono, sconcertano, incantano.

Un vecchio che contiene in sè un bambino, questo simboleggia il sasso di Camogli.

E che volete di più da un sasso ?

Ma c’è di più in Camogli…

 

 Sassi di Camogli

Sbaglierebbe chi riducesse Camogli ai suoi sassi, parte per il tutto, sineddoche dicono color che sanno, come chi dice una “penna” del Corriere per indicare chi la penna la tiene in mano, ammesso che non usi ormai il computer.

E’ una fantasia completa di vita, Camogli,  è un modello utopico. Quindi irrealizzabile su scala generale, d’ accordo.

Ma le utopie fanno bene comunque, danno una direzione al navigante, come la stella polare che se pure il navigante sa di non arrivarci mai, pur sempre in quella direzione muove, e se non ci fosse la stella polare non saprebbe da che parte andare.

L’ utopia prevede il litorale senza auto, e scusate se è poco come modello di vita, futuro remoto magari, ma potenzialità a cui non possiamo, né dobbiamo, rinunciare, prima o poi lo si capirà.

E prevede la focaccia lungo la passeggiata, che già dal nome, fugazza, suggerisce l’ idea di un’ evasione beffarda alla faccia della produttività.

Una fugazza, mi faccio questa domenica, altro che storie. Sentite come suona liberatorio ?

Mentre la semplice focaccia, ahimè, ha dentro il fuoco del focolare, che non è tanto esotico né fugace, perdonatemela questa…

L’ utopia prevede pure la chiesa con il campanile, e non sarebbe un’ originalità se questo non fosse un campanile particolarmente cocciuto, che non si rassegna al XXI° secolo, e continua imperterrito a battere non solo le ore come qualsiasi campanile di un qualsiasi paese che voglia assumere un tono un po’ retrò, no, e nemmeno semplicemente ci aggiunge le mezz’ore, eccentricità in fondo perdonabile, nemmeno.

Lui suona i quarti d’ ora.

Ostinato, metodico, ci mette il tempo che ci vuole, all’ una meno un quarto lui batte dodici rintocchi grandi e tre piccoli, coerente con sé stesso come ce n’è rimasti pochi oggi, e non parlo solo di orologi e campanili.

L’ utopia prevede poi un passaggio che gira dietro la chiesa, sulla piazza del porticciolo, e su quella piazza una legatoria ci vuole, lo so che non molti condivideranno, ma per chi solamente in viaggio sa scrivere, sugli aerei, nelle sale d’ attesa, nelle camere d’ albergo e nelle baracche di cantiere, avere un appropriato taccuino appresso è basilare, né grosso né piccolo, di carta abbastanza buona da non far fatica.

Scrivere è un piacere, e senza un quaderno il piacere un po’ si guasta.

Insomma, l’ utopia è mia e ci metto quello che voglio. La legatoria, allora, anche se di Camogli propriamente non sono, i proprietari. Ma, del resto, nemmeno io, e poi un’ utopia è un luogo della mente, no ?

 

Essa utopia non può che proseguire con la passeggiata verso il molo, passando davanti a botteghe di pittori, che uno dice, sei già fortunato a vivere dentro un sogno e ti permetti pure di essere artista, certo che il padreterno non ha distribuito tanto equamente, un po’ come a spargere il parmigiano con le mani, dove ne cade troppo e dove poco.

Rimuginando questo genere di pensieri si arriva all’ ultimo bar, quello coi tavoli rettangolari disposti lungo il molo, sede di un’ interessante conversazione, anni fa, col barman del locale stesso, soggetto inevitabile, proprio il Long Island Iced Tea. Il barman sosteneva averne appreso i segreti direttamente alla fonte nel locale americano dove il mitico long drink fu concepito. Non avendo elementi a favore né contro riporto tal quale aggiungendo che la qualità era convincente.

L’ utopia però non può che avere sviluppo circolare ad anello compiuto, e pertanto è necessario a questo punto risalire verso l’ inizio del paese ripercorrendo a ritroso il lungomare, augurandosi di trovare aperta, accanto al negozio del commercio equo e solidale, la piccola libreria del borgo. L’ augurio è necessario perché non v’è certezza, quello apre e  chiude con una certa flessibilità elastica, diciamo, ma se è aperta, è uno spettacolo. Quasi ci si convince che ai proprietari spiaccia separarsi dai loro libri, eventualità contro cui si premuniscono infarcendo la libreria di tomi filosofici, disquisizioni teologiche, romanzi di autori inauditi e trattati di musicologia. Accompagnandoli con una piccola e selezionata offerta di CD musicali, canti gregoriani e cantautori finnici per lo più.

Trattandosi di libreria affacciata sul lungomare, c’è da immaginare il vacanziero che si avvia verso la spiaggia infuocata reggendo sotto il braccio “Essere e Tempo” di Heidegger nella nuova edizione rilegata piuttosto che i Prolegomeni kantiani sui quali fare conversazione coi vicini d’ ombrellone ?

Ecco, proprio su questo contano i proprietari, credo.

E quasi a farglielo apposta, io qualcosa compro sempre, tiè.

 

L’ utopia tramonta, col sole e l’ Occidente, ed il triplice evento va celebrato in modo degno, seduti a in un ristorante sul mare. Non il solito ristorante con vista mare come si trovano in tutti i posti di mare. Sarebbe troppo facile. Un ristorante a mensola, piuttosto, sospeso a strapiombo sulla spiaggia sottostante così che il commensale si trova sospeso sul vuoto e la spiaggia non la vede, vede il mare come se fosse sulla prua della nave, l’ immaginario collettivo rovinato dal Titanic, vede il mare e gabbiani che sfrecciano accanto, sopra, di fianco e persino sotto, tuffandosi sotto il pavimento della sala per ricomparire incolumi dalla parte opposta.

A questo punto la sensazione del piroscafo sfuma in quella di un aerostato.

 

Ed intanto il sole tramonta sulla nostra utopia, ritagliando in rilievo il Monte di Portofino, laddove si può arrivare domani se non si è ancora sazi di sogni, col traghetto vero questa volta e non simulato dal ristorante, oppure semplicemente mettendosi in cammino di buon ora e di buon passo, se si hanno le gambe buone.

 

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16 commenti su “Utopia Camogliese

  1. chiccama ha detto:

    conosco bene Camogli e la trovo una delizia, ma adesso ho urgenza di ritornarci presto!!!
    mi hai fatto venire l’acquolina in bocca!!!!!
    e se posso confesso che non avevo mai meditato sui suoi sassi, ma adesso devo farlo!!!!
    sìììììììììììì
    chicca

  2. LaPoetessaRossa ha detto:

    Camogli cosa dire di Camogli.

    Che sembra un pezzo di mondo a parte.
    Che la raggiungi da Recco, svoltando al vecchio cartello Camogli, un po’ arrugginito. Quel cartello che sogno di rubare e mettere appeso in casa come una specie di reliquia, che poi mi dispiacerebbe non vederlo più, quando arrivo a Recco.

    Camogli che ci arrivi dall’alto, seguendo tornanti tortuosi, in mezzo alle case costruite non si sa come, a picco.
    E adoro le persiane liguri, che anche se chiuse le puoi aprire un poco per sbirciare il mare un po’ come una spia, che il mare a Camogli c’è sempre anche quando non lo vedi.
    C’è il suo odore nelle vie strette, che sono vie per abbracciarsi, sono vie che sanno di mare e porti e gente del mondo.
    Succede che leggi un libro di mare e alla fine il pescatore o il comandante della nave non era mica di Camogli?
    Succede a Camogli di camminare quasi a occhi chiusi che non ti puoi perdere, perché c’è chi segna il tempo, la campana o l’onda del mare, o solo i passi di chi ti passa accanto, di chi cammina a Camogli. Di chi cammina Camogli.

    E ci lascia le sue tracce invisibili.

    Poi quanto ritorni, la volta successiva, e percorri il caruggio strettissimo e in eterna penombra e intravedi un pezzo di cielo e la luce sulla passeggiata, allora ti viene quasi voglia di correre, di buttarti dentro Camogli, di viverla come un tonfo nel cuore, di respirarla tutta dentro i polmoni, con le sue case colorate e altissime, con il suo mare eternamente ondoso, con il profumo della focaccia e allora sai, le senti, le rivedi le tue tracce invisibili, vedi il momento esatto e il posto esatto di quell’istante che sembra rubato e descritto dal miglior narratore, e dipinto dal migliore pittore, rivedi l’istante, lo scorcio perfetto, il volo del gabbiano.

    Lo so che è un periodo lungo e adesso ti manca il fiato.

    Ma volevo proprio che fosse così.

  3. Dilia61 ha detto:

    e’ vero… li avevo notati anch’io, non era la solita spiaggia di ciotoli…

    sai anch’io sovente me ne torno a casa con dei sassi… che mi colpiscono per la forma, colore, venature…. alcuni di ho dipinti, ma i piu’ belli li ho semplicemente lavati e poi gli ho dato una mano di vernice lucida trasparente, che mette in risalto le venature… per me i sassi non sono inanimati… mi parlano.

  4. melogrande ha detto:

    Esatto, Dilia, ho fatto proprio quello…

    Poetessa, un commento che toglie il fiato e non solo per motivi di punteggiatura…grazie davvero.

  5. utente anonimo ha detto:

    tramonta l’utopia sull’ondoso sogno.
    ai bordi dell’Infinito.

    Demian.

  6. LaPoetessaRossa ha detto:

    Camogli che sai di me…[..] Melogrande ha scritto un gran bel post su Camogli. Se penso a Camogli non posso non dire che non sappia di me più di quanto forse sappia io stessa. Camogli sono due ragazze pazze in un luglio di qualche anno fa. Partono all’alba [..]

  7. giuba47 ha detto:

    Camogli è bellissima, il tuo è uno splendido post, Giulia

  8. utente anonimo ha detto:

    Mentre leggevo è partita, random,
    “sassi” di Gino Paoli, segno sonoro.
    Mai stato a Camogli e credo di perdermi qualcosa, però ho pietre di Triora (dall’altra parte dell’arco ligure).
    Anch’io mi appesantisco portando via sassi da dove passo, poi li riprendo in mano ma sono malinconici.

    Bello leggerti.
    Carlo

  9. utente anonimo ha detto:

    Mi viene in mente che il cd si intitola, in perfetto accordo, Milestones.
    ancora Carlo

  10. utente anonimo ha detto:

    E’ vero che i sassi hanno una loro “vita”. E’ anche vero che quando li porti via da li’…e’ come se si spegnessero…I sassi del mare vanno guardati attraverso l’acqua. Preferibilmente del mare.
    Camogli…Buffo!Ho appena finito di percorrere con la penna il tragitto per una “fuga” fuoriporta e Camogli e’ una delle mete…Guardero’ ai quei sassi con piu’ affetto, se sara’ possibile…
    Ciao Melogrande

  11. melogrande ha detto:

    Che bella questa spontanea convergenza filo-camoglliese … e consola di non essere il solo a subire la magia dei sassi !!

  12. MrHeartbeat ha detto:

    Camogli …ti ama ;)))
    Vince

  13. melogrande ha detto:

    Lo sapevo io che Camogli avrebbe ricambiato prima o poi, magari complice la Luna !

  14. feritinvisibili ha detto:

    Andrò lì nei prossimi giorni, speriamo di trovare ancora qualche sasso… che non siano finiti tutti nelle vostre case insomma (((:

  15. capehorn ha detto:

    Camogli sono tre o quattro vecchie fotografie in bianco e nero di una domenica degli anni '70. Una domenica borghese, che mi commuove per le piccole cose di un certo gusto. Qualcuno penserà di cattivo gusto, io amo pensarle invece ammantate di scoperta. Per quegli anni e quel periodo era uscire dal quotidiano e donarsi una piccola avventura. Forse sto idealizzando eppure, ricordo quei sassi. Soprattutto quelli neri bagnati di mare. Andando a San Fruttuoso e osservando le pieghe delle rocce pensavo al lavoro gratuito della natura. Così indaffarata su se stessa, crfeatrice di forme ed evocatrice inconsapevole di possibilità.. Il mare e la roccia, l'antitesi che si affrontanella speranza di regalarsi e regalare una novità assoluta. Un crollo improvviso, la nascita di uno scoglio o l'erosione per una grotta, un anfrato. In una lenta trasformazione, che giustifichi le sue leggi.Camogli e ciò che la circonda é un punto di memoria. E' una ricorrente realtà alla quale sono legate altre realtà ed utopie che rimandano ad altre ancora, come il gioco delle striature sulle rocce. Riportarle a casa propria é non volerle dimenticare, averle presenti per sentirle vive e presenti in noi, per divenire con esse primizia per future utopie o semplicemente pensieri che mescolando quelle ai ricordi, ci permettano di camminare ancora.

  16. melogrande ha detto:

    Fra i molti meriti di Camogli c’e’ quello di essere rimasti negli anni abbastanza uguale e fedele a se stesso nonostante la pressiuone turistica.
    Spero continui cosi’.

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