Un libro onesto sull’ anima

Parlando di libri onesti, mi è parso di cogliere lo stesso atteggiamento, un difficile, esaltante patto di fedeltà alla verità senza compromessi nel libro di Vito Mancuso “L’ anima ed il suo destino”.
L’ autore presenta il suo programma di lavoro molto chiaramente nelle prime pagine del libro:
l’ interlocutore principale di queste pagine è la coscienza laica”, intesa come coscienza “che cerca la verità per se stessa, non per appartenere ad un’ istituzione”.
Insomma, ricerca della verità alla luce della ragione. Nientemeno, verrebbe da dire.
Ora, fin qui non c’è niente di nuovo, molti uomini di Chiesa, incluso l’ attuale pontefice, sostengono che credere è una questione di ragione, e non di fede, salvo però concludere, quando la fede cozza contro l’ evidenza oggettiva e scientifica che è la scienza a dover fare un passo indietro.
Mancuso invece no.
Lui riconosce che “non si può pretendere dagli altri la razionalità e riservare a se stessi il diritto di appellarsi al mistero quando i conti non tornano”.
Prende dunque le mosse dalla affermazione di Tommaso d’ Aquino citata in fondo al libro, “le cose che sulla base della rivelazione divina si accettano per fede non possono quindi essere contrarie alla conoscenza naturale”, cioè, per usare le sue parole, “le affermazioni specialistiche della teologia non devono essere incompatibili con la scienza perché il mondo è uno e com’ è fatto lo sappiamo grazie alla scienza.”.
A differenza di altri, Mancuso non si limita a dirle, queste cose, le mette anche in pratica.
Rigorosamente e senza sconti per nessuno.
Le conseguenze sono devastanti.
Alla luce limpida della ragione, nel suo lucidissimo ragionamento molte contraddizioni della dottrina cattolica emergono nella loro enormità. Il Logos non guarda in faccia a nessuno.
Mancuso si trova a fare piazza pulita, nell’ordine (e forse qualcosa dimentico):
          del dogma dell’ anima insufflata direttamente da Dio all’ atto del concepimento
          del concetto di redenzione
          della resurrezione della carne
          del Giudizio Universale
          della dannazione eterna
Mi è difficile dire se ciò che resta è ancora definibile come dottrina cattolica; di sicuro in altri tempi le fiamme del rogo si sarebbero levate alte.
Resta una teoria dell’ anima che si può condividere o no (non riesco a condividerla), che può convincere o no (non riesce a convincermi) ma alla quale non si può negare coerenza, lucidità e perché no, fascino ed eleganza di pensiero.
 
Perché non riesco a condividere, né a convincermi ?
 
Mancuso sostiene (pag. 121 ) che:  “la logica interiore della natura è l’ ordine, la relazione, l’ armonia. Nulla di romantico e di idilliaco, però. Si tratta di un’ armonia che talora si ottiene dal sangue degli innocenti., che scaturisce dalla lotta senza scrupoli per la sopravvivenza, che si costruisce su infinite e casuali disarmonie. L’ aumento dell’ ordine segnalato dalla presenza di una nuova specie si ottiene a spese del contemporaneo aumento del disordine prodotto dall’ estinzione di altre specie. (…) qualcosa che prima viveva ora deve morire per diventare il carburante di altra vita. La legge della morte e della risurrezione è iscritta nella stessa logica della vita.”
 “Si tratta di un’ armonia che talora si ottiene dal sangue degli innocenti”.
Toglierei il “talora”.
Si tratta di un’ armonia che “sempre” si ottiene dal sangue degli innocenti, che si costruisce su infinite e “sistematiche” disarmonie, una legge della morte ma non della resurrezione, a me sembra, ed è proprio questo il punto.
 
L’ argomento non è marginale, in quanto proprio da questa tendenza intrinseca della natura all’ ordine Mancuso fa discendere la possibilità che l’ anima possa essere immortale, cioè la tesi principale della sua opera. (cfr pag 123 – Sulla base di questa tendenza all’ ordine io ritengo non sia implausibile pensare che l’ ultimo e il più perfetto degli stadi raggiunti dal cammino cosmico, cioè la vita morale e spirituale che a volte appare negli uomini, possa produrre un’ ulteriore forma di vita, in uno stadio superiore dell’ essere a noi ignoto, la quale dopo la morte del corpo continui a prescindere dal sostrato fisico che l’ ha prodotta.).
 
Poco più avanti, dalla stessa “logica dell’ ordine” l’ autore fa discendere anche il senso morale (cfr pag. 135 – La medesima logica dell’ ordine e della simmetria che presiede il cammino dell’ energia nell’ universo, nell’ uomo trova la sua più alta manifestazione mediante il senso morale. La morale non piove dall’ alto, ma scaturisce dal basso, dalla logica della vita fisica, come domanda di compimento posta dalla stessa vita).
 
Si tratta dunque di un punto centrale nel suo ragionamento, e nello sviluppo intero del suo pensiero.
 
E però questo senso di ordine è nutrito, come spiega, del sangue degli innocenti, scaturisce dalla lotta senza scrupoli per la sopravvivenza. Si fonda sul massacro reciproco e sullo sgozzamento degli agnelli (cfr pag. 191 – Lo mostra anche la catena alimentare, che produce la vita solo mediante la morte di altri esseri viventi…Si tratta di necessità iscritta nella configurazione concreta della vita.).
 
Ma davvero un mondo così può essere il frutto dell’ atto creativo attribuibile in ultima analisi ad un Dio buono e giusto, un Dio d’ amore e misericordia ?
Mancuso ipotizza il tramite di un Principio Ordinatore impersonale, ma questo Principio Ordinatore procede comunque (non può che procedere) dall’ atto creativo iniziale di un Dio personale, per cui l’ argomento rimane valido. L’ autore peraltro lo afferma in modo chiaro ad esempio a pag. 279 dove esprime Dio come “sorgente personale dell’ impersonale Principio Ordinatore” del Cosmo.ed a pag 303: ”Dio agisce all’ interno della natura-physis solo mediante un impersonale Principio Ordinatore che procede da Lui”.
 
Mancuso precisa che non dobbiamo immaginare un Dio personale che guidi direttamente il mondo, scegliendo di volta in volta chi salvare e chi far perire. D’ accordo. Ma il meccanismo per cui questo mondo vive e procede verso un ordine sempre maggiore è pur sempre originato da questo Dio personale. Un Dio che può anche disinteressarsi del destino di ogni singola creatura (nel nome della libertà delle creature stesse, si argomenta), ma che faccio fatica a pensare non si sia neppure interessato alle regole iniziali da lui stesso assegnate al suo universo, quelle regole che hanno reso inevitabile e per così dire “fondativi” la sopraffazione ed il massacro.
 
Ma davvero non c’erano alternative ?
Ma davvero un Dio d’ amore non avrebbe potuto trovare un modo diverso e meno cruento per regolamentare i meccanismi evolutivi del mondo da lui creato ? Dovevamo per forza uccidere e cibarci di cadaveri per sopravvivere ?
Io non riesco a crederlo, e questo è un punto fondamentale.
La presa di coscienza rispetto a questo mondo sanguinario, la cui legge costitutiva è appunto la sopraffazione violenta, mi è sempre parsa come un’ evidente e macroscopica smentita dell’ esistenza di un Dio personale e caritatevole.
Un Dio buono non può aver voluto questa carneficina universale, e poiché questa carneficina universale invece evidentemente esiste, questo porta a pensare che sia piuttosto Dio a non esistere.
Tertium non datur, a mio modo di vedere.
Purtroppo.
 
C’è un altro punto, per la verità, che non riesce a convincermi, ed è questo.
E’ evidente che il meccanismo evoluzionistico porta gradualmente alla costruzione di strutture sempre più complesse ed ordinate. Produce quindi un aumento dell’ ordine a livello locale. Questa è una precisazione importante e da non dimenticare mai perché il Secondo Principio della Termodinamica non perdona, ed impone che l’ aumento di ordine locale venga “pagato” con un aumento più che corrispondente del disordine complessivo.
Vi è tuttavia, nei limiti concessi dalla Termodinamica, un meccanismo naturale che produce strutture sempre più complesse.
Però questo non autorizza a dire che in questo ci sia un fine. L’ evoluzione non implica il finalismo. Non c’è nessun elemento che ci faccia dire che l’ evoluzione stia andando da qualche parte, che abbia un progetto, un’ idea della destinazione finale e vi si diriga in modo coerente. Per i motivi detti prima, lo trovo improbabile.
 
Rimane però, arrivati in fondo al libro, il messaggio forte dell’ accettazione della vita, questa vita, qui e adesso, da amare senza riserve e dentro la quale impegnare tutte le proprie energie.
Senza demandare aspettative e speranze al tempo futuro di un improbabile nuovo avvento: “pensare in termini di futuro significa fuggire dal presente, attendere cose nuove, a dispetto della situazione attuale, spesso contro la situazione attuale. Il futuro è il tempo dell’ alienazione, in cui non si vive mai qui e ora, ma sempre al di là, sempre in attesa e quindi non si vive realmente mai”.
Questo si, è da condividere in pieno.
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9 commenti su “Un libro onesto sull’ anima

  1. Dilia61 ha detto:

    non c’entra nulla col blog… ma ricambio gli auguri . Nel mondo contadino l’anno comincia con la primavera… quindi tanti auguri per un anno sereno e fecondo

  2. melogrande ha detto:

    Vero, Dilia, ed è anche comprensibile…è proprio adesso che la vita della natura si risveglia, e magari un po’ anche le persone…

  3. giuba47 ha detto:

    Davvero bello il tuo post e il tuo blog, complimenti, Giulia

  4. utente anonimo ha detto:

    Non so se si tratta di un libro onesto ma certo è un bel libro. Bello nel senso in cui tale lo ha definito Galimberti nel recensirlo: “bellissimo perché è scritto molto bene e argomentato con logica e rigore; perché non teme di denunciare gli errori, quando non le crudeltà, compite dalla Chiesa nel corso della sua storia a partire dalla lotta condotta contro la libertà di coscienza in materia religiosa. perché si rivolge ai laici …”. Bello in questo senso questo libro lo è di certo.

    Forse è anche un libro onesto in quanto leggendolo si respira la serietà dell’impegno che l’autore autore assume e mantiene nei confronti del lettore. Impegno che Mancuso non esita a dichiarare fin dalle prime pagine. E’ però innegabile che alla fine del percorso il lettore scopre che anche Mancuso crea un “sistema” nel senso di cui sotto. Allora non si dà nulla di veramente nuovo sul piano ontologico: vi è un Principio Ordinatore impersonale che per sua necessità intrinseca tende all’ordine, al bene, alla verità ed il destino dell’uomo è congiungersi con Dio non solo principio di tutte le cose bensì un Dio che è amore e che come tale crea. Questo non inficia però la profondità dell’intento dell’autore ed il valore del testo.

    Per onestà per prima cosa devo dire che non sono persona credente pertanto nella lettura ho seguito con interesse il percorso delineato da Mancuso ma non posso condividerne le conclusioni. Posso invece condividere la costruzione di ciò che ho definito “sistema”. E questo perché si tratta di un “sistema” ben argomentato, ontologicamente fondato nella sua struttura logica. Forse qua e la si percepisce qualche piccola frattura ma complessivamente considerato è un sistema di pensiero saldo, rigoroso.

    Personalmente pongo come “causa” dell’origine della realtà sensibile, tutta quanta, la teoria del caso e della necessità pur con tutte le revisioni, i ripensamenti e gli aggiustamenti ha subito. Accetto quanto la scienza spiega è avvenuto fino al momento aurorale dell’universo ma mi fermo per umana prudenza sul limite di ciò che trascende la realtà sensibile scientificamente spiegabile.

    Umana prudenza che già San Tommaso raccomandava. Umana prudenza che è riconoscimento, consapevolezza che ad oggi ancora la ragione umana non è in grado di spiegare ciò che è plausibile sia successo prima di quello che la scienza considera il momento in cui l’universo ha avuto inizio.

    Certo non posso ignorare che è proprio della natura umana interrogarsi sul proprio destino, sul senso ultimo dell’uomo in se stesso ma questo non ci autorizza a porre come causa prima del mondo soluzioni che sono solo pensabili sebbene filosoficamente o teologicamente giustificabili.

    Trascendere l’immanenza è certo istanza profonda dell’uomo ma se si accetta di spiegare l’universo e l’uomo abbandonando il terreno della scienza, allora porre come principio da cui si è generato il mondo l’Idea del Bene di Platone, l’Uno di Plotino, lo Spirito di Hegel, l’Essere di Heidegger, il Dio biblico prima e quello cristiano poi, il Principio Ordinatore impersonale ed il sistema di pensiero è per sua struttura interna logicamente fondante ben poco cambia. Certo non dimentico che il cristianesimo ha riconosciuto all’uomo quale creatura privilegiata un ruolo particolare e lo ha fatto oggetto dell’amore del Dio né dimentico che il cristianesimo ha permesso all’uomo di vincere la morte, di andare oltre la morte ma questo dovrebbe essere oggetto di altra riflessione.

    Quanto Mancuso afferma parlando del Principio Ordinatore impersonale crea un “sistema” filosoficamente logico ma non certo scientificamente spiegabile. Nulla di nuovo in questa prospettiva rispetto a quanto già avevano detto Platone ed i grandi filosofi del novecento.
    Le domande sul senso ultimo dell’uomo, sul destino dell’anima rimangono ancora senza una risposta ultima.

    Che fare allora? Ognuno di noi sceglierà la risposta che meglio risponde a quello che il suo sentire.
    Personalmente credo la sola risposta seria ed intellettualmente onesta sia quella data dalla scienza per quanto difficile e non certo rassicurante. Starà poi ad ognuno di noi trovare un senso al nostro esistere.
    Se poi invece la nostra risposta sarà quella verso Dio e questa risposta ci farà essere sereni e orientati al bene, alla verità ed alla giustizia allora poco importa quanto questa risposta in termini scientifici sia razionalmente spiegabile.

    Non posso invece assolutamente condividere il pensiero di Mancuso quando definisce Dio come “sorgente personale dell’ impersonale Principio Ordinatore” del Cosmo e afferma che ”Dio agisce all’ interno della natura-physis solo mediante un impersonale Principio Ordinatore che procede da Lui.
    Qui il lettore credente o no deve compiere un salto che per come la vedo io presuppone la fede. Illuminante il passo a pagina 134 “Il cuore della religione cristiana è l’idea che il Principio Ordinatore del mondo (il Logos) rimanda a un Principio Personale (il Dio trinitario).La mia religione dice che il Logos impersonale immanente al mondo si è manifestato come persona, perché c’è stato un uomo, Gesù di Nazaret, che l’ha perfettamente riprodotto in se stesso, ha perfettamente attuato ,,,la relazione ordinata, che al suo vertice si chiama amore. Lo ha fatto al punto che guardando a lui è possibile comprendere che il Principio Primo dell’essere è in se stesso relazione (in questo senso è trino) ed è in se stesso amore (ed in questo senso è uno). Nell’evento dell’incarnazione del Logos è contenuta la più alta custodia del mistero della persona umana.Questo è il cuore del Cristianesimo”. Discorso questo pienamente condivisibile su di un paino teologico ma davvero difficilmente comprensibile in una prospettiva razionale. Credo che davvero qui serva il dono ed il mistero della fede.

    Concordo con Melogrande e condivido invece appieno l’invito di Mancuso ad accettare pienamente la vita senza demandare aspettative e speranze al tempo futuro di un improbabile nuovo avvento: “pensare in termini di futuro significa fuggire dal presente, attendere cose nuove, a dispetto della situazione attuale, spesso contro la situazione attuale. Il futuro è il tempo dell’ alienazione, in cui non si vive mai qui e ora, ma sempre al di là, sempre in attesa e quindi non si vive realmente mai”.

    hesse

  5. flash6155 ha detto:

    Molto interessante questo post su L’anima e il suo destino di Mancuso. Tutte le considerazioni che hai riportato sulla logica interiore della natura mi fanno pensare ad un meccanicismo di una natura che divora se stessa. Resta sempre il problema di una spiegazione razionale dell’anima. Non tutto ciò che può seguire un filo logico è razionale, soprattutto se non ci s’intende sulle premesse da cui si parte.
    Si ama la vita nel presente, perché questo è il momento in cui ci si sente vivi.
    Un saluto,
    Rosalba

  6. melogrande ha detto:

    “una natura che divora se stessa.”
    Credo sia proprio così, Rosalba, che si mangi bistecca o verdure grigliate, la nostra sopravvivenza si basa sulla distruzione di altre vite.
    Hesse, la penso come te, ma senza il salto dal Principio Ordinatore al Dio personale si sarebbe rimasti invischiati in una sorta di panteismo o spinoziano “Deus sive natura”.
    Non era questo l’ intento di Mancuso.

  7. chiccama ha detto:

    non ho letto il libro, ma credo che dovrò leggerlo!!!
    venire sul tuo blog diventa una spesa!!
    prima devo andare a Camogli e poi comprare il libro, non vale!!!
    sei davvero bravo a raccontare quello che ti ha colpito, è come se fossi lì e ti ascoltassi parlare…
    chicca

  8. melogrande ha detto:

    Hai proprio ragione, Chicca, pensa che a me qualcuno ha fatto venire voglia di visitare la Giordania, addirittura !

    ; )

  9. utente anonimo ha detto:

    ….senza il salto dal Principio Ordinatore al Dio personale si sarebbe rimasti invischiati in una sorta di panteismo o spinoziano “Deus sive natura”.
    Non era questo l’ intento di Mancuso.

    Concordo con te Melogrande ma lì la pretesa razionalità di quanto sostiene Mancuso vacilla.
    Femo quanto ho scritto parlando di “sistema”, il pensiero di Mancuso non perde la propria razionalità logica ma è appunto una razionalità logica al pari di quella di molti altri sistemi filosofici o teologici.

    hesse

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