Voli Notturni

L’ aereo è decollato, poi è riatterrato quasi subito. Si fa uno stop intermedio, previsto. Non è necessario scendere, anzi non è permesso. Sono le due di notte.

A bordo si resta con un senso di sospensione, siamo dentro un velivolo che non vola. Un’ ora, forse di più. Rifornimento. Cambio di equipaggio. Salgono altri passeggeri, non tanti. Benvenuti a bordo, fratelli nottambuli.
Il viaggio prosegue, apparentemente in orario. Il grosso Airbus si muove nuovamente verso la pista. Poi si ferma, non si sa perché. Il pilota ha bofonchiato qualche scusa, nessuno ha capito veramente, ed a nessuno in fondo importa veramente di capire.
Cosa cambia ? Siamo fermi sulla pista, ecco tutto quello che c’è da sapere.
 
Dove ?
Anche questo non importa, un aereo fermo sulla pista di notte è il non-luogo per eccellenza. Potrebbe essere dappertutto, lo stesso aereo, la stessa temperatura dentro la cabina, le stesse luci fuori. Altro non si vede, è notte fonda.
Balena l’ immagine di una casa al termine di una lunga camminata in montagna. Una fantasia prende forma in questa specie di dormiveglia. Una casa alla fine del bosco. Certi post si scrivono da soli.
 
Che ore sono quando ripartiamo ? Bella domanda. Che ore rispetto a che ? A quando ci si è alzati stamattina alle sei ? A quando domattina si arriverà ? Qui bisogna decidere. Fuso di partenza o fuso di arrivo ? Tre ore sono una bella differenza. È molto tardi, o non è poi così tardi, a seconda di quale riferimento si sceglie.
È meglio il fuso di arrivo. Guardare verso il futuro, non verso il passato. Sembra una notazione esistenziale.
 
Il volo è troppo lungo per restare svegli, troppo breve per dormire veramente. Il protocollo si dispiega implacabile. Si deve rimanere con la cintura allacciata e con lo schienale diritto fino a quando l’ apposito segnale non verrà spento, e non importa se le teste ciondolano dal sonno. Poi però quando il segnale si spegne passano le hostess a servire da bere. Non ho sete e non ho voglia di bere a quest’ ora di notte. Ma il rumore le voci lo sbatacchiare bottiglie e bicchieri per mezz’ ora almeno invade la privacy invocata. Si cerca l’ isolamento sensoriale, ciascuno come può, mascherine e tappi nelle orecchie e cuffie messe su senza volume. Rannicchiati, su un sedile che non è un letto, scivolando lentamente in giù, ritirandosi su, i piedi puntati, il collo che fa male, la sottile coperta in dotazione che scivola da tutte le parti.
 
Alle quattro e mezza del mattino (fuso di arrivo, questa volta…) il protocollo colpisce ancora, tutte le luci si riaccendono, e comincia la fragorosa distribuzione della colazione. Ma chi gliel’ ha chiesta ? A chi mai verrebbe in mente, a casa sua, di fare colazione a quest’ ora, seppure avesse dormito in un letto e non rannicchiato sulla poltrona come qui? Obiezione inutile. Devono farlo, sono tenuti. Il regolamento.
Tento di rintanarmi come una tartaruga, negando l’ evidenza delle luci, delle voci, dei rumori e degli odori, stanno servendo omelettes e salsicce alla quattro e mezza del mattino, e qualcuno pure le mangia, da non crederci. Ma non ci riesco, non funziona.
Qualcuno ce la fa persino senza sforzi, vedo gente che dorme profondamente, immobile, persino un leggero ronfare si sente, che rabbia. Io no. Avrò dormito due ore.
 
Si atterra alle sei. Un’ alba in bianco e nero, come si usa dire. È un luogo comune anche questo ?
È una mattina fredda e nuvolosa. I colori ci sono, naturalmente, ma sembra quasi di no. Sono pochi, spenti, come sbiaditi. Meno del solito, di sicuro.
Anche la testa è un po’ sbiadita, è pesante come se fosse avvolta in una coperta molto spessa. I dati sensoriali passano, certo, ma come indeboliti ed un poco ritardati, il messaggio arriva ma c’è un tempo morto avvertibile, una sospensione prima che il messaggio stesso venga decifrato, interpretato, riconosciuto, suono, colore, odore che sia.
La mente si è ritirata in soffitta, si direbbe, occorre arrivarci salendo una stretta scala a pioli. La testa sembra pesare il doppio del normale. Il collo indolenzito induce una leggera vertigine, come un accenno di mal di mare., un capogiro che aumenta questo senso di estraneità alle cose.
Mi osservo dall’ alto e dall’ esterno. Mi vedo entrare nella saletta riservata ai viaggiatori frequenti, membro onorario a vita dovrebbero farmi, mi osservo mentre mi preparo un caffè, mi vedo seduto al tavolino a fissare la tazza.
Se quello sono io, chi è che lo sta osservando ?
 
 
 
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11 commenti su “Voli Notturni

  1. utente anonimo ha detto:

    Non sempre è facile fermare l’incanto…. forse questa foto c’è riuscita.

  2. utente anonimo ha detto:

    Qualche tempo fa commentando il post “In volo” ho scritto delle sensazioni che provo quando sono in volo per viaggi di lavoro. Viaggi interminabili. Molto spesso sono viaggi di undici dodici ore e la notte necessariamente trascorre in volo. Dormo male in aereo e proprio quando il sonno è più forte: atterraggio. Bisogna rimettersi in moto. Si deve riacquistare lucidità in fretta. Spesso il primo meeting di lavoro è fissato nel primo pomeriggio. Per me il tempo si è improvvisamente arrestato qualche (tante) ore prima e poi altrettanto improvvisamente riprende a scorrere in un altro luogo, secondo un altro ritmo, seguendo un altro fuso. E non ne ho percepito il fluire. Ma il tempo passa comunque. Ed allora eccomi in un altro continente. Tempo che per me a differenza di quanto tu hai scritto in quel post non è tempo guadagnato. Tempo che in qualche modo appartiene solo a me ed ai miei pensieri. Per me è più che altro tempo che tempo non è. Tempo sospeso, fermo. Tempo che avverto come un tempo perso. Tempo che fin che dura il volo mi colloca in una dimensione temporale che in realtà non esiste. Io non esisto in quel tempo. Ma di questo ne ho già scritto. E poi questo vale quando parto di mattina e arrivo dall’altra parte del mondo la mattina dopo. La partenza nel mezzo della notte è tutt’altra cosa. le cose cambiano. Hai ragione Melogrande.
    Partenza tra le due e le tre del mattino. Possibile che i voli notturni per l’Europa debbano essere sempre nel mezzo della notte? Ed è vero come si fa andare a dormire alle nove di sera chiedendo poi la sveglia a mezzanotte? Certo i ritmi di lavoro sono tali per cui so che se andassi a letto alle nove mi addormenterei quasi subito ma poi a mezzanotte svegliarsi sarebbe impresa dura. Meglio rimanere svegli. Mezzanotte. Eccomi in aeroporto. Check-in, controllo passaporto. Talvolta qualche bisticcio perché il posto in business non c’è più benché prenotato, confermato. E’andato. Ed allora vada che l’economy. Penso che palle ma riesco anche a sorridere. E che altro puoi fare? Raggiungo la lounge. Bevo qualcosa. Sgranocchio pistacchi (ci sono sempre). Chiacchiero un po’. Tutto serve per vincere la stanchezza, il sonno. Lentamente però cresce un senso di impazienza. Poi arriva il nervosismo. Di nuovo penso che palle. E poi per che cosa? Lo ammetto sono domande un po’ sciocche. Lo so bene perché sono in un aeroporto in piena notte. E poi il lavoro che faccio mi piace. Mi piace andare in giro. Mi piace incontrare gente. Ma alle due di notte in un aeroporto lontano da casa queste domande sono ammesse. La lucidità? E chi se la può permettere a quest’ora? A quest’ora con alle spalle tante notti nelle quali ho dormito tre quattro ore che lucidità posso avere?. Quindi che palle. Le due. Si parte. Come sempre dormo poco e male ma la stanchezza mi aiuta a scivolare via. Chiudo gli occhi e tutto si annulla. Ecco la colazione. Chissà che è successo nel frattempo? L’avranno portata la cena? Si. Ma quando? Colazione: omelettes?. Non grazie. Solo frutta.
    Di nuovo in aeroporto. Questa volta in attesa del volo europeo che mi porterà a casa. Mi sorprendo ma il sonno, la stanchezza sembrano svaniti. Mi sembra di avere riacquistato lucidità. Ritrovo energia.
    Forse dipende dal fatto che nessuno tra quelli che come me viaggiano di notte vuole ammettere che la notte è stata dura. Siamo gente temprata, resistente. Mi guardo in giro e davvero tutti corrono, alcuni già stanno al telefono, qualcuno lavora al pc, qualcuno altro naviga in rete. Io penso a chi non vedo da un po’ di tempo e mi manca.
    Guardo l’ora. Le sei del mattino. E’ tempo di riprendere a vivere. Il nervosismo della notte prima (in realtà della notte) se ne è andato. Le domande pure.
    Sorrido e penso che comunque porto a casa con me nuove sensazioni e un pò del nuovo mondo che ho visto anche se di corsa tra una riunione e l’altra.
    Sorrido e so che presto ripartirò. Di corsa. Un sacco di lavoro. E di nuovo notti in aereo.
    Guardo il mio riflesso nello specchio e sorrido.

    Demian

  3. melogrande ha detto:

    La foto è del grande J.R. Compton, il cui sito (uno fra i molti) dedicato in particolare a foto di uccelli (http://www.jrcompton.com/photos/The_Birds/J/index.html) vale veramente una visita.

  4. utente anonimo ha detto:

    La foto è davvero bella ma preferisco post tuo e immagine tua. Mi sembra che quando associ al post una immagine tua vi sia una migliore armonia tra il testo e ciò che l’immagine racconta. Questo anche quando l’immagine di primo acchito sembra non avere alcuna attinenza con il testo.
    Certo capisco che non sempre si ha un’immagine nostra da associare al post e per quel particolare post un’immagine serve proprio.

    Comunque sempre belle le immagini che scegli.

    hesse

  5. chiccama ha detto:

    mio Dio!!!
    hai descritto me e i miei viaggi!!!
    posso confermare tutto, parola per parola ed aggiungere solo che io non riesco mai a dormire nemmeo due ore e che quando arrivo, sììì sono sempre a mezz’aria in quel limo di sensazioni e non percezioni che è non ben descrivibile!!
    se poi ci aggiungo che volare per me è un pugno nello stomaco, e che ho sicuramente piu’ ore di volo di un pilota “anziano”, e che il decollo e l’atterraggio mi distruggono, e che dopo un’ora di volo vorrei aprire il finestrino per espirare…. ecco dopo tutto questo, dici

  6. chiccama ha detto:

    mi scuso, ma il commento è partito senza avvisarmi e non era finito e nemmeno corretto dalla battitura!!

    comunque dicevo,
    dopo tutto, diciamo che volare è “divertente” (non di notte!!), nel senso che arrivi lontano e a volte fai incontri “piacevoli”, io ci ho incontrato il padre di mia figlia…

    bellissimo questo pezzo!!!
    chicca

  7. utente anonimo ha detto:

    In realtà tempo fa ho commentato il post “In viaggio di nuovo”.
    Mi scuso se come allora il mio commento ha assunto le dimensioni di un post. Capita però che ciò che scrivi riporta in superficie sensazioni, ricordi ed allora il commento si fa lungo. Quasi un post.

    Demian.

  8. melogrande ha detto:

    Non devi scusarti, è la cosa migliore che possa accadere ad un post, di risvegliare echi e sensazioni.
    Ed un blog è forse l’ unico mezzo che consente questa interazione così immediata.

    Mi piacerebbe continuare a riceverne, commenti così ricchi come il tuo e quello di chicca precedente…

  9. Dilia61 ha detto:

    mi assale un senso di tristezza quando leggo i tuoi post sugli spostamenti in aereo. So che per te non e’ cosi’ ma io non posso farne a meno….

  10. RedPasion ha detto:

    beh…
    tornare su questo blog dopo tanto tempo
    mi fa vedere tutto attraverso altra luce…
    sono invecchiata, assai verosimilmente!

  11. melogrande ha detto:

    Spero di no, Red, la cosa mi preoccuperebbe.
    Sono passati solo due mesi…

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