Occidente, Occidente

 
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Questo è un post un po’ palloso. Davvero. Più del solito, diciamo.
Il fatto è che a volte le anime in viaggio assumono comportamenti marzulliani,
 si fanno una domanda e cercano di darsi una risposta.
Aiutandosi con quello che trovano qua e là.
 
 
Sento che è il momento di fare il punto su una questione che mi appassiona da molto tempo e che continua a tornarmi davanti agli occhi da vie traverse ed attraverso letture diverse. È il momento di affrontarla di petto.
È come se su questa questione si addensasse un grumo di senso importante, ed allora, in modo pressoché inconscio, sento come prudere, e continuo a grattarmi, sempre in quel determinato punto.
Mi sa che buona parte di quello che ho elaborato e maturato per diventare adulto ruota attorno a questo punto, e mi sento come se piano piano una risposta andasse sedimentando dentro di me.
 
Il punto è questo.
Noi occidentali siamo uno strano miscuglio culturale, diciamo.
Gran parte di quello che ancora oggi sappiamo ce l’ hanno insegnato i Greci, e ce l’ hanno tramandato i Romani.
 
Questi ultimi non si facevano scrupolo, quando vincevano una guerra, di fare terra bruciata del nemico sconfitto. Tutt’ altro.
Basta pensare che Cartagine fu uno dei grandi imperi del Mediterraneo, il cui dominio andava dal Nordafrica fino alla Spagna ed alle coste occidentali della Sicilia. Ebbene, cosa sappiamo oggi dei Cartaginesi ? Cosa sappiamo della loro cultura, della loro lingua, della loro società, delle loro opere d’ arte, delle loro invenzioni ? Quasi nulla.
Il fatto è che quando i Romani li sconfissero, decisero praticamente di cancellarli dalla faccia della Terra. Sarà che erano stati lì lì per soccombere, ma ai cartaginesi non gliela perdonarono. E li cancellarono davvero, pressoché del tutto.
Una “soluzione finale” ante litteram che avrebbe destato l’ invidia di Hitler.
 
Ma con la Grecia le cose andarono diversamente.
È come se i Romani avessero capito di aver messo le mani su qualcosa di estremamente sofisticato, su qualcosa di un livello a loro del tutto sconosciuto, e neppure immaginabile, come se noi contemporanei catturassimo un’ astronave aliena dotata di una tecnologia infinitamente più avanzata della nostra. Ci penseremmo su due volte prima di distruggerla.
 
Rispettarono la Grecia, i Romani, anzi di più. Si misero a studiarla, prima con curiosità diffidente, poi con interesse autentico e alla fine con passione vera, furiosa ed assoluta. E talmente si immersero in questo studio da farsene a loro volta penetrare totalmente.
L’ Impero romano era bilingue e biculturale, mostra bene Paul Veyne, uno dei principali storici contemporanei dell’ età classica, a Roma filosofia e medicina si insegnavano in greco, ed in greco Marco Aurelio volle annotare i suoi pensieri, pur essendo llui romeno per nascita e per famiglia.
I romani adottarono gli dei greci, tanto più ricchi di significato e simboli, ne derivarono la filosofia, ne copiarono le opere teatrali, spesso in modo assolutamente brutale, prendendo pezzi da commedie diverse e cucendoli assieme alla bell’ e meglio..
Aggiunsero anche farina del proprio sacco, questo si deve dire, soprattutto in certe discipline in cui i Greci erano per così dire rimasti un po’ a guardare: l’ architettura, l’ ingegneria, la giurisprudenza.
E l’ arte militare, ovviamente, la loro prima passione, da cui derivarono una visione della politica basata sull’ autorità che ai Greci mancava, pur accogliendo il principio della autonomia della “polis”.
Innovazione nella continuità, se dovessimo riassumere in uno slogan.
 
Ha quindi un senso molto preciso parlare di “tradizione greco-romana”, in quanto questa fusione alla fine cominciava effettivamente ad assomigliare ad un monolito.
 
Questa tradizione però ad un certo punto si scontrò con un’ altra tradizione, non meno antica ma di origini assolutamente diverse, e nello scontro ebbe la peggio.
Sto parlando, naturalmente, della tradizione ebraico-cristiana.
 
Ora, benché tutta la storia intellettuale dell’ Occidente dalla caduta dell’ Impero Romano fino diciamo, al Settecento, altro non sia che un eroico, sublime sforzo di sintesi fra queste due tradizioni il risultato di questi sforzi non è mai stato un vero successo.
La verità è che le due tradizioni differiscono tra loro in profondità nel significato ultimo che attribuiscono al mondo, alla vita, al ruolo dell’ uomo nell’ universo.
E questa differenza rifiuta di essere mediata, vuole restare differenza, per quanto ci si voglia illudere di essere arrivati vicini al punto di incontro.
L’ unico risultato che si può dare è la vittoria di una delle due concezioni sull’ altra.
Nella fattispecie, la vittoria della radice cristiano ebraica su quella greco-romana.
Vittoria sì, ma parziale, perché il senso dell’ esistenza cristiano fu trapiantato su un fusto ancora molto vegeto e vitale di cultura classica, talmente vitale che ancora oggi domina ed orienta a nostra formazione scolastica.
 
Pausa rigenerante, ma non finisce qui.
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4 commenti su “Occidente, Occidente

  1. utente anonimo ha detto:

    La tradizione occidentale, la cultura occidentale, il pensiero occidentale affondano le proprie radici nel Mediterraneo, in quell’intreccio di civiltà costituito dalla Grecia classica prima e da Roma poi. È lì che è nato il nostro modo di pensare e di vedere il mondo, la nostra ontologia. Ma il Mediterraneo è anche quell’oriente che ha visto la nascita del Cristianesimo. Vi sono storici che affermano che il Cristianesimo per diventare religione dell’Impero Romano si è fatto dapprima greco e poi romano. Non dobbiamo dimenticare come inizia il Vangelo di Giovanni: “All’inizio era il Logos” e chiunque di noi abbia un po’ di dimestichezza con la filosofia greca non può certo non ricordare quale significato abbia il Logos nel pensiero greco. Ancora Paolo era giudeo per nascita, romano per status e fu educato alla cultura ed alla lingua greca. Non va poi dimenticato che le prime traduzioni dall’ebraico sono state fatte utilizzando la lingua greca ed inevitabilmente in queste traduzioni vi è contaminazione tra ciò che appartiene al mondo greco da una parte ed al mondo orientale dall’altra. Il traduttore è inesorabilmente un traditore, un contaminatore del testo (oggi come allora). Contaminazione. Questa contaminazione non ha però reso possibile il superamento della frattura tra le due tradizioni. Frattura che credo sia destinata a rimanere nella sua profondità ontologica irrisolvibile nonostante tutti i tentativi fatti in questo senso dalla filosofia moderna e dalla teologia.
    Come dimenticare poi che Roma sopravvisse e cadde come Impero Romano d’Oriente. E da quei nuovi lidi giunse altra contaminazione.

    Contaminazione che credo non potrà mai colmare interamente la frattura nell’Essere.

    Contaminazione e frattura che a mio modo di pensare garantiscono però la libertà su ci fonda il pensiero occidentale. Contaminazione e frattura all’interno della quale si sono sviluppate la filosofia moderna, la letteratura, l’arte, la teologia.

    hesse

  2. utente anonimo ha detto:

    Con piacere ti ho seguito in questo post ed ora attendo il seguito.
    Ripasserò.

    hesse

  3. ombrellina ha detto:

    questo post non è affatto palloso, anzi, mi hai fatto venire in mente molte opere d’arte che sono perfettamente aderenti al discorso che hai fatto sull’innesto/differenza tra le due culture

  4. melogrande ha detto:

    E quindi vi infliggerò il resto (temo che l’ avrei fatto comunque…).

    Ombretta, a quali opere stavi pensando ?

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