I mostri della ragione

Perché doveva vivere? Quale scopo proporsi? A che tendere? Vivere per esistere? Ma un migliaio di volte egli era stato pronto anche prima a dare la sua esistenza per un’idea, per una speranza, anche per un capriccio. La semplice esistenza era sempre stata poca cosa per lui, aveva sempre voluto di piú. Forse soltanto per la forza dei suoi desideri egli si era allora creduto un uomo a cui piú che ad altri fosse permesso

F. Dostoevskij – Delitto e castigo

 

Si ragionava sull’ etica laica, tempo fa.

I tentativi di svincolare il destino dell’ uomo dall’ autorità religiosa sono stati perseguiti con convinzione soprattutto a partire dall’ Illuminismo.

Il potere della ragione che illumina le cose.

Il potere della ragione che non ha bisogno di Dio.

 

Per un po’ le cose sembrarono pure andare per il verso giusto, confortate da un esplosivo trionfo della scienza, proprio a partire dall’ Ottocento. Una ventata di ottimismo.

Pareva che le due cose andassero di pari passo, la fiducia nella ragione e nella scienza era ricompensata abbondantemente e quindi giustificata “a posteriori” dai suoi stessi risultati.

Come non fidarsi di chi presenta una tale catena di successi ininterrotti ?

Certo, non si poteva negare che l’ Illuminismo qualche mostriciattolo lo aveva pure partorito, asti pensare al Terrore o alla ghigliottina, un’ invenzione quest’ ultima che pare condensare tutta la razionalità dell’ epoca, una macchina che risolve in modo veloce e pulito il problema concreto delle condanne a morte su larga scala.

Agghiacciante, a pensarci bene. Perfezionabile solo con le camere a gas.

Si poteva però pensare che si trattasse di inconvenienti di percorso, dovuti al fatto che la ragione non aveva ancora trionfato del tutto, che c’ erano ancora delle resistenza da superare.

Si poteva addirittura pensare la causa di questi “incidenti di percorso” fosse l’ insufficiente applicazione della ragione e quindi che il rimedio fosse l’ uso di PIU’ razionalità e più scienza.

La storia del Novecento ha tragicamente frantumato quest’ illusione.

La storia del Novecento ha confermato al di là di ogni ragionevole dubbio che il sogno della razionalità umana che tutto comprende, che può svelare i segreti del funzionamento della società umana così come ha svelato i i segreti del funzionamento della natura è in realtà un’ utopia.

E che quando questa utopia pretende di farsi realtà, pretendendo di progettare a tavolino e costruire artificialmente una società che risponda ai requisiti voluti, questo sogno diventa un incubo.

È molto difficile ragionare con qualcuno che ritiene di fare la volontà di Dio, questo si sa, ma non è poi tanto più facile discutere con chi ritiene di avere una verità assoluta, “scientifica”, la ricetta per costruire la perfetta società del futuro.

 

Gente così non si ferma davanti a niente.

Il fine che giustifica i mezzi, la grandezza del risultato finale che non lascia spazio a scrupoli, la certezza che il risultato finale sarà il sogno da sempre sognato, rendono tutto il resto relativo.costi quel che costi, qualunque atrocità, qualunque efferatezza, qualunque devastazione, ingiustizia, crudeltà diventa legittima alla luce del sogno.

Un orrore così si chiama ideologia.

La Storia (con la maiuscola) ci darà ragione, la posta in gioco è talmente alta che la stessa Storia ci condannerebbe se esitassimo, se ci fermassimo di fronte agli ostacoli o alla necessità, certo dolorosa, di commettere crimini, di compiere atrocità.

A noi tocca sopportare il peso di essere disumani, dicevano i nazisti parlando della “soluzione finale”.

A noi tocca sopportare il peso di essere disumani.

La fede cieca ed assoluta nella propria verità conduce all’ abisso.

 

Kant era illuminista, ma diceva che la ragione umana è un’ isola piccolissima nell’ oceano dell’ irrazionale. Con questo irrazionale occorre fare i conti, che lo si voglia o no.

 

La scienza c’entra poco con questo, a mio avviso, la verità della scienza non è mai assoluta, di questo abbiamo già parlato. Niente nella scienza “vera” giustifica la pretesa di creare una società perfetta, la scienza è cosa assai diversa dallo “scientismo”.

E nondimeno, le pretese ideologiche sono state nel Novecento sostenute da una potenza tecnologica mai vista nei secoli precedenti.

E così il Novecento, più che passare alla storia come il secolo dei trionfi tecnologici, è passato alla storia come il secolo dei totalitarismi ideologici, il secolo delle guerre mondiali e dei genocidi.

Per la prima volta forse da molti secoli la religione non è stata un pretesto per insanguinare l’ Europa, ma il sangue è stato versato su una scala che non ha precedenti.

Come meravigliarsi del ritorno delle religioni, allora ?

Come meravigliarsi del fatto che la spiritualità soffocata dalla pretesa di dominio esclusivo della ragione ritorni addirittura con prepotenza ?

Le religioni oggi sono più forti che mai, dall’ Islam che offre facili certezze a tutti i disperati del mondo, fino al Cristianesimo rinato con la caduta del muro e col papa polacco protagonista anche mediatico.

 Ci dobbiamo rassegnare alla meritata sconfitta della ragione, allora ?

Non è detto. Spero di no.

 Con meno arroganza e con più modestia che in passato, la ragione può e deve tornare a farsi sentire, senza alzare la voce ma senza nemmeno abbassarla. Una voce di tolleranza e di rispetto, senza pretese di dominio, una voce che faccia domande più che dettare risposte, una voce che cerchi di capire senza la presunzione di avere già trovato.

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12 commenti su “I mostri della ragione

  1. Anake ha detto:

    interessante, fa riflettere. Ciao

  2. utente anonimo ha detto:

    Ho stampato il post. Leggo con molta calma. Torno a trovarti presto.

    hesse

  3. utente anonimo ha detto:

    Il tuo post mi riporta alla memoria il libro di Tzvetan Todorov “Memoria del male, tentazione del bene.”
    Credo che in questa frase che ne costituisce il titolo siano racchiuse la tragedia del Novecento, la tragedia dell’uomo: la tentazione del bene ed al contempo la speranza che mai più la ragione induca l’umanità a compiere gli stessi orrori, a percorrere le stesse strade di infinito dolore: la memoria del male.

    Monito che deve valere sia per chi afferma l’assoluto primato della ragione sia per chi segue un credo religioso. Anche le religiosi troppo spesso si sono trasformate in qualcosa di molto simile, di molto vicino alle Ideologie che hanno reso il Novecento un secolo tragico. Troppo spesso anche le religioni hanno reso possibili orrori indicibili, ingiustificabili in nome di Dio ma purtroppo più che giustificati, difesi, legittimati.

    Non so se in questo nuovo secolo ci si dovrà rassegnare alla “meritata sconfitta della ragione” (e come te spero di no) ma sono anche consapevole che l’eredità del Novecento è un’eredità pesante, difficile. Un’eredità dalla quale potrà forse nascere una nuova ragione solo attraverso il suo progressivo farsi storia. Una nuova ragione che non sia vinta da quella tragica tentazione del bene di cui si diceva prima.

    Quanto al ritorno delle religioni la mia speranza è che anche chi professa un credo religioso (qualunque sia il credo religioso professato) non sia tentato e vinto dal desiderio di affermare la propria verità ad ogni costo, con ogni mezzo.

    Mi guardo in giro: ad est (un est che ci sembra lontano ma poi non lo è tanto) e ancora c’è questa tentazione del bene. Allora guardo ad ovest (un ovest dal quale ci divide un oceano) e sembra che anche là stia tornando con forza questa tentazione del bene. Un ultimo sguardo a sud e vedo con quanta forza stia tornando un altro tipo di tentazione del bene. Tentazione che trova la propria legittimazione nella religione ma che allo stesso modo mi sconcerta.

    Che fare allora, che dire? Credo che la migliore risposta che possiamo dare siano le parole scritte da Todorov “ …che cosa bisogna conservare di questo secolo?…. Per parte mia preferirei che si ricordassero, di questo cupo secolo, le figure luminose di alcuni individui dal destino drammatico, dalla lucidità impietosa, che hanno continuato malgrado tutto a credere che l’uomo merita di rimanere lo scopo dell’uomo.”

    hesse

  4. melogrande ha detto:

    Todorov è uno dei più lucidi analisti del secolo passato, ed anche un testimone diretto degli effetti nefasti delle ideologie, essendo nato in Bulgaria durante la guerra.

    Il libro che citi io l’ ho trovato illuminante.

  5. utente anonimo ha detto:

    ho apprezzato molto il tuo post. Sono sempre occasione di riflessioni, memorie e spesso sorrisi.

    hesse

  6. malacconcio ha detto:

    caro melogrande:
    sono passato di qui per rinfocolare la diatriba sull’ingegneria nel mio blog, e mi sono sorpreso per questo post che intruppa nello stesso cardine di argomenti.
    un saluto e… hai visto percaso Otto e mezzo su la7 l’altro giorno, prima di scrivere questo post? 🙂

  7. melogrande ha detto:

    E’ una coincidenza multipla.

    La televisione la vedo pochissimo, Otto e mezzo mi pare meglio della media, ma anche quello non lo seguo da parecchio, e ho letto il tuo post solo poco fa.

    In effetti questo pezzo l’ ho scritto tempo fa ma l’ ho tirato fuori solo adesso.

    L’ argomento non è certo nuovo ma è interessante e vale la pena di parlarne con un interlocutore tosto …

  8. chiccama ha detto:

    ***Ci dobbiamo rassegnare alla meritata sconfitta della ragione, allora ?***

    non credo ci si debba rassegnare, anzi, ma mi preoccupa molto che

    ***”La fede cieca ed assoluta nella propria verità conduce all’ abisso.”**

    e mi preoccupa molto che ci sia questo ritono “virulento” delle religioni… io ho sotto gli occhi gli spazi dell’America profonda , dove un integralismo assoluto e “irragionevole” spazza con colpi di fucile la ragione…

    è strano si è perso il “dubbio” per strada, si è perso il desiderio di inetrrogarsi e porsi problemi prima di darsi risposte certe ed inviolabili

    chicca

  9. emmart ha detto:

    Che poi a pensarci bene qualsiasi tipo di fede cieca porta al disumano.
    Cieca fede nella scienza, cieca fede nella religione…
    E’ quel “cieca fede” che è sbagliato.

  10. melogrande ha detto:

    E’ così, è il dubbio che ci salva.
    Posso essere convinto di quello che dico, ma non sono disposto ad uccidere per questo. Dopotutto, potrei pure sbagliarmi, no ?

    @ Emmart
    Per come la vedo io, la fede cieca nella scienza ce l’ ha soprattutto chi la scienza non la conosce e non l’ ha praticata. Perchè in realtà il modo di procedere della scenza è basato sullo scetticismo, sulla verità provvisoria e mai assoluta, sul fatto che domani le mie certezze di oggi potrebbero essere messe in discussione.

  11. emmart ha detto:

    vero 🙂
    molto Giulio Giorello 😉

  12. melogrande ha detto:

    Oddio …

    …ovviamente tu sei una grande fan di Giorello…

    …eccerto…che altro ?

    … VEROOOO????

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