Del mitico bisticcio parlami o Diva

Dove eravamo rimasti ?

Achille se ne va incavolatissimo.
L’ assemblea si è sciolta. Agamennone sceglie due soldati.

“Andate alla tenda di Achille, figlio di Peleo,
prendete per mano Briseide e portatela qui:
se non ve la dà, allora verrò io stesso a prenderla
con più uomini, e questo gli sarà più duro.”

Però non dice “ Vado a prendermela da solo…”.

I due soldati, comprensibilmente bianchi di paura, si presentano alla tenda cercando le parole adatte per dire che sì, certo, a loro dispiace molto, e poi Achille è sempre stato il loro campione preferito, lo sanno tutti nell’ accampamento, ma gli ordini sono ordini, giusto? altrimenti ci vanno di mezzo loro che non hanno fatto niente e quindi, insomma, se gentilmente ci lascia passare, signor Achille, noi dovremmo prelevare la signorina Briseide ed accompagnarla alla tenda del re.

“quelli andavano controvoglia lungo la riva del mare infecondo,
e giunsero alle navi e alle tende dei Mirmidoni, dove
lo trovarono accanto alla tenda e alla nave,
seduto – non fu lieto Achille a vederli.”

No che non fu lieto, per niente.

Ma è scoraggiato, Achille, capisce che ha perso, che non c’è più niente da fare e che, per quanto forte, non può mettersi a combattere da solo contro tutto l’ esercito Acheo, né sfidare l’ autorità del re. “Pensaci tu” dice a Patroclo, il suo amico del cuore, se così ci vogliamo esprimere, perché non è un segreto per nessuno che Achille, come la maggior parte dei suoi compaesani, amava dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per così dire.

Alla fine i soldati vanno via trascinando una Briseide giustamente riluttante, che se stupro necessariamente ha da essere, vogliamo mettere il giovane eroe a confronto col vecchio re ?

“…Procedevano lungo le navi
e controvoglia con loro andava la donna.”

E qui Omero ci mette una scena che ha dell’ incredibile.

Che cosa fa Achille ?
Come reagisce quest’ uomo e quest’ eroe, il terrore degli eserciti nemici, vertice insuperato dell’ immaginario epico dell’ intero Occidente ?
Beh, affronta la sconfitta con forza composta, no ?

No.
.
..
… “Mmmmaaaammmmaaaaaaaa….”

Si siede su un sasso, piange e chiama la mamma. Giuro che non sto inventando.

“…Intanto Achille
sedeva piangendo, lontano dai suoi compagni,
in riva al mare bianco, e guardava la distesa infinita,
e pregava la madre, tendendo le mani…”

Ad onor del vero occorre qui ricordare che Achille è molto giovane, poco più di un ragazzo, ma occorre pure ricordare che tutti i soldati del mondo sono molto giovani, i re ed i generali no, ma quelli che combattono veramente hanno diciotto anni quando va bene. A quell’ età non si pensa alla morte, ci si crede invulnerabili, si combatte meglio.
Non è troppo un’ eccezione, Achille. E nemmeno le sue lacrime, temo.
Da qui veniamo, che ci piaccia o no.
Certe forme del pensiero hanno radici lontane più di quanto si pensi.
Ma torniamo alla storia.

Che può fare una brava mamma mediterranea nel sentire i singhiozzi del figlio ? Accorrere.
Ecco infatti apparire Teti, ninfa del mare, dea antichissima.

“Figlio mio, perché piangi ? Quale pena ti ha invaso il cuore ?
Parla, non nasconderla dentro di te, anch’ io la voglio sapere”

E’ una sceneggiata, ovviamente, ed Achille lo capisce benissimo.
“Mamma, adesso ti metti anche tu a prendermi in giro ? Sei una dea o no ? E allora lo dovresti sapere già da sola che cosa è successo…”

“Lo sai. Perché dirtelo se sai già tutto ?”

“Ehm, in effetti qualcosa avevo intuito, ma volevo saperne di più per aiutarti meglio, tesoro mio…”

E lui gli ri-racconta tutto daccapo, e così si sfoga.
Sceneggiata riuscita.
Le mamme la sanno molto lunga, da millenni.

“E cos’ altro vuoi che dica, ma’ ? Già mi hanno profetizzato vita breve. Anche infelice, la devo avere ? Umiliato così, davanti a tutti ? L’ unico eroe senza una schiava ? Che poi con Briseide ci capivamo pure così bene ? E tu, non dici niente ? Lasci che tuo figlio venga trattato così da quel vecchiaccio ?”

“Madre, che mi hai generato a una vita brevissima,
almeno Zeus olimpio tonante dovrebbe
concedermi gloria, ma adesso non mi ha onorato.
Il figlio di Atreo, il potente Agamennone
Mi ha offeso, mi ha tolto il premio e se lo tiene.”

Il premio. E’ come un bambino, questo terribile eroe, altro che i bamboccioni moderni.

“Nessuno può umiliare il figlio mio, nessuno. Vado da Zeus e gliele canto chiare. Non piangere più, figlio mio, che ci pensa la tua mamma. Per adesso su nell’ Olimpo non c’è nessuno, gli dei sono andati tutti a fare una grigliata dagli Etiopi, buoni quelli, gli venisse in mente una volta di invitare pure me, ma nel giro di un paio di settimane il party dovrebbe finire e non appena saranno di ritorno Zeus mi sentirà. Te lo promette mammina, sei contento ?”.
Achille è contento.

“Tra undici giorni ritornerà sull’ Olimpo,
e allora mi accosterò alla soglia di bronzo della sua casa
lo supplicherò e credo che riuscirò a convincerlo.”

Passano le due settimane, ed ecco puntuale Teti sull’ Olimpo, nel giardino del palazzo reale, avvinghiata alle ginocchia di Zeus.
Rinfaccia.
Recrimina.

“Zeus, ti ricordi di me ?
Ti ricordi quella volta che litigasti con tua moglie e quella s’ incazzò talmente tanto che scaraventò il figlio tuo – ma non suo, questo va detto – Efesto giù dall’ Olimpo, che poi quello si ruppe la gamba ?
E fortuna che c’ ero io ad afferrarlo al volo, altrimenti altro che zoppo, ti ci restava secco proprio.
Ti ricordi quanto mi ringraziasti quella volta, e mi promettesti riconoscenza eterna, ti ricordi o no ?
Guarda qua, che bella riuscita, da essere orgogliosi proprio.
Mi è nato un figlio bello e forte sì, ma destinato a morte prematura, lo sanno tutti. E passi.
Ma mi tocca pure vederlo diventare lo zimbello di tutti, umiliato in pubblico da un vecchio stronzo ?
Eh, no, questo no. Vendicami. Ammazzali tutti. Fai vincere i Troiani. Che ti costa ?”

“Onoralo tu, saggio Zeus, signore d’ Olimpo;
concedi la vittoria ai Troiani fino a quando gli Achei
onorino mio figlio e gli diano gloria.”

Zeus ascolta.
Fischietta.
Guarda assorto un cespuglio, poi dedica tutta la sua attenzione ad una colonna di formiche sul prato.

“Beh, che fai, non mi rispondi ? Ma allora è vero, è proprio vero, sono l’ ultima ruota del carro in quest’ Olimpo, ecco chi sono, l’ ultima fra gli ultimi, nemmeno mi avete nvitato alla festa dei Feaci, non sono proprio nessuno, io …”
Lacrime. Lacrime e singhiozzi.
Molte cose hanno origini antiche.
Teti è avvinghiata a Zeus, e Zeus è visibilmente imbarazzato.
Ha i suoi motivi.

“Mi chiedi un’ opera odiosa, che mi renderà ostile
Era, e farà sì che mi provochi con parole oltraggiose.
Anche così è sempre in lite con me tra gli immortali, perché
Dice che in battaglia io aiuto i Troiani.”

Ma le lacrime sono lacrime. Le mamme la sanno lunga da millenni, già l’ abbiamo visto.
“Su, su, non fare così, Teti, io ti ho sempre voluto bene, lo sai… e soprattutto fai piano, non farti sentire”
Zeus guarda con la coda dell’ occhio in direzione della cucina.
“Prometti che farai vincere i Troiani. Prometti subito sennò mi metto a gridare”
“Va bene, va bene, prometto, ma adesso vattene”
“Parola di Zeus ?”
“Parola di Zeus. Ed esci dal cancello di dietro, non passare davanti alle finestre, mannaggia a te”

“Ora tu torna indietro che non ti scorga
Era; quello che chiedi mi starà a cuore e sarà compiuto.”

Teti se ne va.
Sorridendo, ci scommetto.
Missione compiuta. Se non ci fossero le mamme…

Zeus invece rientra in casa a capo chino.
Era è lì. Lo aspetta. Braccia conserte. Ti pareva.

Sedette dunque sul trono, ma Era
non mancò di capire alla prima occhiata che aveva tramato con lui
Teti dai piedi d’ argento, figlia del vecchio marino.”

“Buongiorno amore” tenta di svicolare Zeus guadagnando rapidamente la poltrona, pardon, il trono.
“Con chi parlavi là fuori ?”
Era non ha voglia di tergiversare.
“Chi, io ? ”
“E chi se no ?”
“Niente, passavano a salutare…”
“Era Teti, vero ? L’ ho vista, che se la squagliava dal cancello di dietro, se la filava come una ladra. Che voleva ?”

A questo punto Zeus ha un sussulto di orgoglio virile, raddrizza le spalle, petto in fuori, fissa la moglie negli occhi.

“Donna, devi comprendere che ci sono cose che si possono rivelare, e allora tu sei la prima a saperle da me. Ma un re, ed il re degli dei in particolare, ha delle responsabilità, questo lo devi capire. Il potere è un terribile peso che si porta da soli, ci sono decisioni da prendere, questioni da risolvere, certe volte il riserbo è essenziale”

“Era, non sperare mai di conoscere tutti i miei piani:
saranno anche a te inaccessibili, benché tu sia la mia sposa;
quello che è giusto tu sappia nessuno
lo saprà prima di te, né uomo né dio.
Ma quello che voglio pensare da solo in disparte
dagli altri dei, non devi chiederlo e non devi indagare.”

Figuriamoci Era.
E qui i riferimenti all’ eterno femminino me li tengo per me.

“Lo sapevo. Ti ha chiesto di far vincere i Troiani. Me lo immaginavo, guarda. Sta smorfiosa. Ah, ma non sa contro chi si è messa. E tu, non le avrai per caso promesso …”

“All’ alba si è seduta accanto a te e ti ha abbracciato i ginocchi,
e certo tu le hai promesso col tuo cenno infallibile
di onorare Achille, uccidendo moltissimi Greci accanto alle navi”

Non finisce la frase.
Va bene tutto ma l’ uomo è uomo.
Zeus si alza, ha gli occhi sbarrati, si avvicina alla moglie con uno sguardo omicida. La mano si allunga verso il cassetto delle folgori.

“Sciagurata, sempre sospetti, mai posso sfuggirti;
ma non otterrai nulla, e mi sarai
più lontana dal cuore, e questo ti sarà più duro.
Se è così, è perché questo mi piace.
Ora siedi e taci, e obbedisci al mio ordine;
non ti potranno aiutare tutti gli dei d’ Olimpo
se mi accosto a te e addosso ti metto le mani invincibili.”

Era indietreggia.
Interviene Efesto.
“Ehi, ehi, ehi, ma che fate ? Basta bisticciare, che già mi avete storpiato una volta. Facciamo merenda ?”
Effettivamente, dopo il barbecue dei Feaci, agli dei si è aperto come un languorino.
Vanno a tavola.

“Così tutto il giorno, fino al tramonto del sole,
mangiarono e non mancò d alcuno il cibo imbandito”

Dissolvenza. The end.

Zeus non mi fulminare.
Non lo faccio più. 

 

 
 
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5 commenti su “Del mitico bisticcio parlami o Diva

  1. utente anonimo ha detto:

    Ecco il seguito che Melogrande ci aveva promesso qualche tempo fa. Ho letto il post ed i commenti allora ma ho voluto aspettare che Melogrande continuasse il racconto.

    Melogrande ha raccontato del litigio tra Agamennone ed Achille con il sorriso sulle labbra. Ho sorriso a mia volta ma qua e là tra le righe si coglie anche il senso profondo di questo litigio. Senso che forse volutamente Melogrande ha lasciato rimanesse un po’ nascosto.

    Raccontandoci di questo litigio Melogrande in primo luogo ci trasmette il sentire dei personaggi che popolano il poema omerico, ci fa sentire sulla pelle l’ira di Achille. E poi sorride. Ed io con lui.

    Ma torniamo al litigio tra Agamennone e Achille.
    E’ un litigio vero, forte, irrisolvibile se non con l’intervento divino. Ma è anche litigio che trascende la sua specificità per assumere valore di contesa tra due eroi.
    Contesa che nasce dal diritto di entrambi a ricevere ed a conservare un onore commisurato alla dignità e ai meriti personali. Contesa che si complica per il fatto che Agamennone è il più potente degli Achei e comandante supremo della spedizione troiana ed Achille il più valoroso degli eroi. Nessuno dei due comandanti può dunque rinunciare al proprio dono senza vulnerare il proprio onore.

    Litigio insolubile sul piano umano, dunque, e per il quale è necessario l’intervento risolutore di origine divina . Da qui forse la supplica a Teti.

    Trascrivo quanto mi è capitato di leggere a proposito del litigio tra Agamennone ed Achille: “La gloria non appartiene all’uomo, che non la possiede come un oggetto, ma piuttosto essa lo trascende e lo rappresenta in una forma più alta . Essa dà all’uomo l’immortalità e garantisce in un certo modo la sua sopravvivenza. L’eroe o si supera o decade.”

    Nell’Iliade si celebra dunque l’ideale della virtù. Virtù intesa nel significato di ideale virile cavalleresco, intessuto di goliardia corporale ed intellettuale, ideale di alto e orgoglioso sentire di sé (pensiero non mio ma di Macchievelli)

    Il dramma dell’eroe omerico emerge dunque quando non vede più riconosciuto il suo onore.

    Litigio antico ma tanto moderno.

    hesse

  2. ombrellina ha detto:

    bellissimo questo post, specialmente per chi, come me, adora l’epica. Quando lo scorso anno raccontavo i brani dell’Iliade o dell’Odissea al ragazzino al quale davo ripetizioni mi ricordo che era davvero un piacere farlo appassionare e si faceva un sacco di risate perchè davo sfogo all’ironia per fargliela entrare meglio in testa!

  3. melogrande ha detto:

    Certo, ha ragione Hesse a dire che la faccenda era seria, per i Greci eccellere era l’ unico modo di assicurarsi una specie di immortalità nel ricordo, ed un’ umiliazione veniva presa proprio male.

    Ombrellina, io mi sono divertito assai a scrivere questo post, la grecia classica la sento attuale e vicina, mi fa piacere non essere il solo : )

  4. chiccama ha detto:

    è la terza volta che me lo leggo, me lo son anche stampato e vorrei mandarlo a mia figlia per email, perchè è ..è insomma non so cosa è, ma mi ha riconcigliato con l’Iliade!!
    ho sempre preferito l’Odissea, per mille motivi, ma così, che piacevolezza, i personaggi sono lì… li tocchi e li senti soprattutto.
    io ho un debole per la tragedia greca, che trovo sempre , sempre pagina attuale, dei nostri giorni!
    grazie, ma grazie!!
    chicca

  5. utente anonimo ha detto:

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