Tettonica a zolle

 Ogni lavoro ha i suoi punti, i suoi indizi di rottura.
Delle crepe sul muro della coscienza da cui capisci – dovresti capire – che bisognerebbe smettere, cambiare, fare altro.
Se fosse possibile. Naturalmente quasi mai lo è.
E comunque quasi mai si ha il coraggio anche solo di pensarci.
 G. Carofiglio – Ragionevoli dubbi
 
 
…a volte però si. A volte chiami e la vita risponde.
 
Sei in un punto in cui ti senti fermo, ingessato, bloccato.
Immerso fino al petto nelle sabbie mobili, ogni giorno sprofondi di un altro centimetro.
Invischiato, un Gulliver catturato dai Lillipuziani, legato con migliaia di piccole funi, fragili e deboli una per una, ma se sono migliaia ti trovi immobilizzato, legato stretto come un rotolo d’ arrosto sul banco della macelleria. Pronto per la cottura.
Allora cominci a pensare che la tua vita avrebbe bisogno di uno sconvolgimento, come spalancare le finestre e fare entrare una folata di vento che porterà via un po’ di polvere e non importa se voleranno via anche le carte che stavano sulla scrivania. Ci sarà tempo per raccoglierle e per riordinarle, e sarà una occasione per buttare via quello che non serve più, la zavorra accumulata, e magari per ritrovare qualche foglio sepolto che nemmeno si ricordava più di avere, che era rimasto dimenticato sotto una catasta di altre carte.
C’è sempre tanto da fare, si sa, e le cose particolarmente piccole, non importa se preziose, tendono a restare schiacciate e soffocate da quelle più grandi, quelle che hanno peso e che riescono a fare la voce grossa.
Persino qualche foglio bianco affiora, o addirittura un intero quaderno comprato una volta pensando di scriverci chissà che e mai ce n’ è stata l’ occasione il tempo e la voglia, e questa invece è la volta buona.
 
La pagina bianca è sfida, è enigma, è opportunità.
C’è agitazione, anche, quel saputo senso di vuoto allo stomaco che è normale ed atteso quasi, si esita sempre di fronte ad un cambiamento, ma se si vuole che un campo rimanga fertile occorre che il campo venga arato in profondità, rompendo le croste dure, rivoltando le zolle, portando alla superficie ciò che stava sotto, preparandolo bene ad una nuova semina.
Una nuova stagione, una nuova storia da raccontare.
Un movimento tellurico, uno spostamento, una faglia che si muove, una crepa che si apre nel terreno duro. La terra trema.
 
Occorrerà scavare, per cavarne qualche senso.
Scavare un’ altra volta.
 

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9 commenti su “Tettonica a zolle

  1. utente anonimo ha detto:

    Una nuova storia da raccontare.
    Si avverte un leggero senso di vertigine.
    Chi ci vuole bene non sempre capisce,
    ha da dire, teme un distacco non voluto ma possibile,
    teme di essere fragile foglia
    in balia di un nuovo sconosciuto forte vento.
    Ma non si può tornare indietro.
    Forse qualcosa si perderà
    ma i legami importanti quelli resisteranno.
    Piccole cose che magari si faranno grandi,
    diverranno importanti.
    Cose nuove da pensare, da dire, da scoprire, da vivere.
    Nuove sfide, nuovi enigmi da svelare.
    Una nuova storia da raccontare.
    Stringendo forte la mano di coloro cui vogliamo bene
    Forte perché coloro che ci vogliono bene
    non siano vinti da questo forte vento nuovo.
    E noi con loro.

    Un augurio affettuoso a tutti coloro che sono destinati a conoscere il soffio di questo forte vento nuovo.

    Demian.

  2. chiccama ha detto:

    ***La pagina bianca è sfida, è enigma, è opportunità.***

    è vita , almeno per me…
    chicca

  3. LaPoetessaRossa ha detto:

    Sismografo impazzito.
    Sai che io me ne intendo di faglie, sismi e movimenti telluruci.

    MOVIMENTI

    Voglio scriverti un commento futurista. E alcolico. Come dire: qui non solo si scrive e si legge. QUI SI BEVE.

    Mi faccio aiutare dal Manifesto della Letteratura di Marinetti.

    1. Bisogna distruggere la sintassi, dispondendo i sostantivi a caso, come nascono

    FAGLIA SOGNO MESCOLARE DEFLAGRAZIONE MECCANISMO SUSSURRO ISOLA MATERIA NASCITA ONDA OSARE

    2.Si deve usare il verbo all’infinito, perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all’io dello scrittore che osserva o immagina. Il verbo all’infinito può, solo, dare il senso della continuità della vita e l’elasticità dell’intuizione che la percepisce

    VIVERE VIVERE VIVERE OSARE OSARE OSARE VIVERE OSARE SALIRE SALIRE SALIRE ESPLORARE ESPLORARE ESPLORARE SUDARE SALIRE SUDARE ESPLORARE PERDERE PERDERE TROVARE RITROVARE SMARRIRE CORRERE CORRERE CORRERE TOCCARE SENTIRE VEDERE PENSARE SOFFIRE AMARE AMARE AMARE DESIDERARE SUDARE SCAVARE SCAVARE TOCCARE LEGGERE LEGGERE GRIDARE GRIDARE TACERE COMMUOVERE AMARE ESPLORARE VIVERE SOGNARE TORNARE PARTIRE VOLARE BACIARE DIFENDERE PROMETTERE GIRARE ASCOLTARE SALIRE

    9. Per dare i movimenti successivi d’un oggetto bisogna dare la catena delle analogie che esso evoca, ognuna condensata, raccolta in una parola essenziale.

    BLOG RETE MARINAI GABBIANO AEREO DESERTO LUNA POLONIA SCOGLIO DEVIAZIONE VELO PSICHIATRA ACQUA MESSICO PROUST CONFESSIONI BIRRA BLU

  4. melogrande ha detto:

    Lo stesso manifesto continua :

    “Il genio ha raffiche impetuose e torrenti melmosi. Esso impone talvolta delle lentezze analitiche ed esplicative. Nessuno può rinnovare improvvisamente la propria sensibilità. Le cellule morte sono commiste alle vive. L’arte è un bisogno di distruggersi e di sparpagliarsi, grande innaffiatoio di eroismo che inonda il mondo. I microbi – non lo dimenticate – sono necessari alla salute dello stomaco e dell’intestino. Vi è anche una specie di microbi necessaria alla vitalità dell’arte, questo prolungamento della foresta delle nostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo. “

  5. LaPoetessaRossa ha detto:

    Melogrande, oggi mi ripeto. Sei un grande! Ma che dico grande? GENIO!

  6. melogrande ha detto:

    @ chicca
    La pagina bianca è vita.
    Hai perfettamente ragione.

  7. nuccina1 ha detto:

    ci vuole intento sper scartavetrarsi…la pagina bianca è sbocco, spesso ma non sempre.
    Solo se il conoscersi si fa parola.
    Un saluto

  8. melogrande ha detto:

    Diciamo che è occasione di vita, la pagina bianca, non destino univoco ma metafora di una prova. puoi indietreggiare, fermarti, stare. Lasciarla lì, fare finta di non vederla. Oppure puoi provare a scriverci sopra qualcosa, come sai e come puoi, magari sbilenco e traballante, magari un po’ sconclusionato. Ma vivo.

  9. utente anonimo ha detto:

    Magari si ha fortuna e qualcuno ci aiuta a scrivere una pagina ricca di senso.
    E quella scrittura un pò sbilenca, traballante si fa più ferma.

    hesse

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