Gente di cantiere

Tre palme si levano orgogliose,

prepotenti, dritte contro l’ aria

che danza rovente come fiamma chiara.

Arroganti in questa fornace,

mute sentinelle dell’ inferno

osservano dannati d’ altre terre,

tute blu ed elmetti rossi

scendere dai bus in lunghe file,

disciplinati alla sopportazione.

Montano, saldano, serrano,

collegano, colano cemento

finché l’opera altrui sarà compiuta

da quelle mani indiane o pachistane,

o filippine o che cos’ altro ancora.

Mani nelle mani di mai sazi

voraci alieni. In fretta,

a turni, senz’ aspettare il sole,

così che si finisca un poco prima

per consegnare e trasferire altrove

quella babele di anime dolenti

presso altre palme, altri deserti oscuri.

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12 commenti su “Gente di cantiere

  1. utente anonimo ha detto:

    Apprezzo molto il tuo omaggio commosso a quelle “mani indiane o pachistane, o filippine o che cos’ altro ancora”.

    Demian

  2. utente anonimo ha detto:

    Rielggo e vedo sfilare queste povere anime dolenti delle quali troppo spesso ci dimentichiamo tanto siamo abituati a pensarle “tute blu ed elmetti rossi”.
    Commozione e pietà.

    Demian

  3. chiccama ha detto:

    muta , ho letto, non si leggono piu’ versi così….
    chicca

  4. emmart ha detto:

    Non solo il concetto, anche la metrica è meravigliosa 🙂 …sembra un canto.

  5. LaPoetessaRossa ha detto:

    Noi che siamo gente d’ufficio
    Noi che siamo seduti alle nostre belle scrivanie moderne.
    Noi che siamo vestiti con l’abito e il tailleur d’ordinanza.
    Con il nostro pc davanti.
    La poltrona comoda.
    L’ufficio climatizzato in estate e inverno.
    La palma sul desktop, che fa vacanza. ai tropici.
    Che non fa più status, però.
    Noi che siamo tutti dottori,
    che suona così bene
    e un titolo non glielo si nega a nessuno.
    Noi che siamo così dannatamente milanesi.
    Noi che conosciamo i nomi
    dei nostri “voraci alieni”,
    e li nutriamo con il nostro pane quotidiano.
    Noi che non siamo anime dolenti.
    Noi che non siamo anime.

    Melogrande, noi non siamo degni di anima, di fronte a queste anime dolenti.

  6. emmart ha detto:

    Hai… indovinato… qual è il modello della mia moto! O.o

  7. utente anonimo ha detto:

    Secondo me, Poetessa, sei severa…

    Ho un pc davanti, quando lavoro, e mi confronto ogni giorno con il dolore altrui. Perche’ io non avrei un’anima?
    E quel dolore che sento, e la gioia che provo, nei sorrisi che dono e che mi tornano indietro triplicati…Davvero pensi non ci sia anima?

    La mano che lavora, di chiunque sia, va rispettata.
    E per quella mano sicuro, se lavora con amore e onore, c’e’ un’anima che l’accarezza…

    Perdonami, Poetessa, ma non ho potuto tacere…

    Melogrande: le anime dolenti si confortano al pensiero di…un canto dolce per loro.

    Buongiorno.
    Loredana

  8. melogrande ha detto:

    Andando in giro a me capita spesso di vedere ciò che un po’ tutti preferiamo non vedere.
    Qualche volta è difficile fare finta di non aver visto.

  9. nuccina1 ha detto:

    un mondo questo che la maggior parte della gente non vede…eppure c’è.

  10. utente anonimo ha detto:

    Un mondo che vediamo bene ma che preferiamo dimenticare.

    E’ bello che Melogrande non abbia distolto lo sguardo e ci abbia fatto ricordare, o forse vedere per la prima volta, questo mondo.

    Obermann.

  11. LaPoetessaRossa ha detto:

    #7
    Eh sì, sono severa. Ma è la mia verità Io un’anima mica sempre ce l’ho. E non è che ne vada orgogliosa. Solo che tante volte, per lavorare, bisogna dimenticarsi chi si è, è dare. Per poter avere, fuori, quel che veramente si vuole.
    Non è sempre così. La chiamerei sublime arte del compromesso. Per metterla in pratica metto l’anima in gabbia, per un poco.
    Cara Loredana, mi rende felice sapere che tu l’anima ce la metti.

    Anche Melogrande sono sicura che ce la mette nel suo lavoro di viaggiatore.
    Viaggiando, il suo occhio è privilegiato. Ma non vede solo cose belle ed è toccante il modo in cui ce lo dice.
    Melogrande ci insegna sempre la compassione.
    E’ decisamente un grande (!) in questo.

    Grazie

  12. utente anonimo ha detto:

    Riconoscere…E’ gia’ una grande anima.
    La Con-passione e’ virtu assai rara, intendendola con la capacita’ di entrare negli occhi e nel cuore dell’altr*, non biasimandol*, ma comprendendone ragioni e sentimenti. Almeno provando.
    Grazie per la tua risposta.
    L’anima in gabbia, Poetessa, e’ pur sempre un’anima, che credo abbia capacita’ piu’ profonde perche’ conosce il dolore. Anche quello del compromesso…
    Di Melogrande, conosco e apprezzo le pause sotto le sue fronde ombrose. Un ristoro confortante.
    Buonasera ad entrambi!
    Loredana

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