Parlami, o Diva

Premessa
 
La rovina dell’ Iliade è Vincenzo Monti.
Non discuto che la sua traduzione sia un capolavoro della letteratura italiana ma per un lettore moderno è pressoché illeggibile.
Se pure uno se la infligge, finisce che il poema non se lo gusta.
Dei due poemi omerici esistono bellissime traduzioni in prosa di Maria Grazia Ciani per Einaudi.
Io ho apprezzato soprattutto l’ Odissea, si legge come se fosse “Sulla strada” di Kerouac.
Anzi, leggendola si capisce che Kerouac non ha inventato niente, che il grande viaggio in cui la vera meta è il viaggio stesso che lo portiamo dentro identico da duemilacinquecento anni e più. 
Ma per l’Iliade ci vogliono i versi, e secondo me la traduzione in prosa non ce la fa a rendere quella atmosfera lenta, poderosa, da film di Sergio Leone.
Per bilanciare l’ impertinenza di questo gioco ho dunque saccheggiato la traduzione "alta" di Guido Paduano uscita sui Meridiani.
A me sembra perfetta,è moderna ma tiene intatta tutta la magia dell’ epos.
Spero che alla Mondadori non s’ incazzino troppo, che Paduano la prenda con un sorriso e che gli dei dell’ Olimpo ci mettano eventualmente una buona parola.
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Tutti più o meno sanno come comincia l’ Iliade, giusto ?tempio
Cantami o Diva del Pelide Achille, ecc. ecc.
 
I Greci (o Achei), da dieci anni inchiodati davanti a Troia senza andare avanti né indietro, ogni tanto per sgranchire le gambe e cercare distrazione, oltre che per assicurare i necessari vettovagliamenti per alle voraci truppe, facevano qualche spedizione per saccheggiare città sperabilmente meno coriacee della perfida Ilio.
 
Di una di queste spedizioni aveva fatto le spese Crisa, dalle parti di Tebe.
Incursione, saccheggio, bottino. Un raid, praticamente.
Come parte accessoria del bottino, le donne, che in un assedio c’ è sempre tanto da fare per tenere in ordine le tende dei guerrieri, e poi la notte spesso fa freddo nell’ accampamento ed occorre scaldarsi. Era d’ uso fare così, il poema ne parla con una naturalezza disarmante.
 
Agamennone è il re, e gli spetta la migliore del mazzo, su questo non si discute: è Criseide, ragazza fra l’ altro di buona famiglia, diciamo. Figlia addirittura di Crise sacerdote di Apollo, scoprirà poi Agamennone, e la scoperta non gli piacerà, quando il suddetto genitore arriverà col riscatto ed in nome del dio a chiedere la restituzione della figlia.
 
“Figli di Atreo e voialtri Achei dalle belle gambiere,
gli dei che hanno la loro casa sul monte Olimpo
vi concedano di devastare la città di Priamo e di tornare a casa incolumi:
ma liberate mia figlia, ed accettate il riscatto,
venerando il figlio di Zeus, Apollo arciere”
 
Criseide figlia di Crise sacerdote della città di Crisa ?
Uno ha un po’ l’ impressione che Omero stia ridacchiando da qualche parte.
 
“Tutti i Greci approvavano che si rispettasse
il sacerdote, e si accettasse il ricco riscatto”
 
“Quasi” tutti. Tutti tranne uno. Già, perchè un re non si fa privare così facilmente della sua coperta favorita, e così Agamennone manda più o meno a quel paese Crise.
Da qui l’ offesa ad Apollo, che comincia a sterminare le truppe achee a forza di frecce, ossia epidemie. Apollo non è solo un dio solare, come siamo abituati a considerarlo da Nietzche in avanti. È anche il dio dei flagelli, uno capace di colpire nel mucchio, senza tanti perché.
 
“Così non possiamo andare avanti”.
Un po’ con le buone ed un po’ con le cattive i capi guerrieri, Achille in testa, fanno capire ad Agamennone che non ci si comporta così con un sacerdote di Apollo, e che è meglio, molto meglio restituire la fanciulla in tutta fretta, senza riscatto e con le scuse per giunta.
Il profeta Calcante,con la voce che gli trema un po’, osa dire ad alta voce quello che tutti pensano:
 
“…il dio arciere ci ha dato pene e ce ne darà altre ancora:
non stornerà dai Greci la terribile peste,
prima che sia ridata al padre la giovane dagli occhi vivi,
senza prezzo, senza riscatto e si mandi una sacra ecatombe
a Crisa”
 
Ecatombe vuole dire letteralmente “cento buoi”, cioè un sacrificio di cento bestie, scelte fra le più sane e belle. Una spesa colossale. Una cosa da re. Noblesse oblige.
 
Agamennone abbozza, ma gli girano a mille, come si può intuire, e mastica amaro.
 
“Profeta di mali, mai dici niente che mi sia gradito,
sempre al tuo cuore piace profetizzare sciagure,
una parola buona non l’ hai mai detta o compiuta.”
 
Ma come, proprio io, il re, rimanere senza donna ?
Non sia mai.
Me ne prendo un’ altra.
 
“..acconsento a ridarla, se questo è il meglio;
voglio che si salvi il mio popolo e non che sia perduto:
ma preparate per me un altro premio, che non sia il solo
tra i Greci a restarne privo.
Lo vedete tutti che il mio premio se ne va altrove”
 
E non una qualsiasi, si capisce. Una scelta da lui.
Qual è la numero due ?
Ma quella di Achille, naturalmente. Briseide.
Ed io Briseide mi piglio. E che quel ragazzino di Achille si scaldi col fuoco, se proprio ha freddo.
Così impara a farsi gli affari suoi.
Glielo dice pure, Agamennone.
“… così che tu impari
quanto sono più potente di te, e così ogni altro
tema di parlare di fronte a me e di dichiararsi mio pari”
 
Il seguito lo sanno tutti, credo.
Achille non la prende per niente bene, impreca, si alza vaffanculando il re:
 
“Sfrontato, profittatore…agamennone
Non sono venuto qui a causa dei guerrieri troiani,
per combatterli; non mi hanno fatto niente di male,
non mi hanno portato via le vacche e nemmeno i cavalli,
…Te abbiamo seguito,
spudorato,… faccia di cane.
 
… e traeva dal fodero la grande spada”
 
Deve intervenire Atena in persona per evitare che finisca a coltellate.
 
Ma a coltellate non finisce. Non può finire.
Perché un poema come l’ Iliade è anche un libro di testo e di insegnamento, e l’ insegnamento qui è che il re può non essere più forte di Achille, e neppure particolarmente furbo, in questo caso, ad inimicarsi il suo guerriero migliore.
Ma sempre re rimane, e l’ autorità del re si rispetta, punto e basta.
Nestore, che è un po’ la voce del buon senso, il grillo parlante del poema, glielo dice chiaro, ad Achille:
 
“E tu, figlio di Peleo, non volere contendere con il sovrano
Fronte a fronte: non ha avuto in sorte lo stesso onore
Il re che porta lo scettro, e a cui Zeus concede la gloria.
Se tu sei forte, e ti ha partorito una dea,
lui è più potente perché comanda a più uomini.”
 
E ci si immagina scolaresche di bambini greci che meditano su questo passaggio sotto lo sguardo severo ed il dito puntato del loro maestro. Il re è re, punto e basta, capito, bambini ?
Omero intellettuale integrato, organico al potere ? Non so, sarebbe un discorso lungo.
 
“ Fattelo da solo, ‘st’ assedio di Troia, allora”.
 
Più o meno finisce così.
Achille si ritira dalla guerra., lasciando costernati gli Achei che, senza il capocannoniere, temono non a torto di prenderne un sacco dai Troiani nelle prossima battaglie.
 
“Ubriacone, faccia di cane e cuore di cervo,
tu non hai mai avuto il coraggio di armarti…
…Molto meglio restare nel vasto campo dei Greci
e portar via i premi di chi ti parla apertamente,
re divoratore del popolo, …”
 
e così via.
 
Dissolvenza. Achille esce.
 
Fin qui l’ episodio di apertura dell’ Iliade, quello che insegnano già alle scuole medie.
Ma che succede subito dopo ?
Chi se lo ricorda ?
Eppure il meglio è proprio ciò che succede subito dopo.
 

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(Continua)
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3 commenti su “Parlami, o Diva

  1. utente anonimo ha detto:

    Forse ha ragione Melogrande: la rovina, la sfortuna dell’Iliade è stato Vincenzo Monti.
    Sfortuna che personalmente credo sia stata determinata dal fatto che quasi tutti abbiamo letto l’Iliade per la prima volta nella traduzione di Monti e l’abbiamo letta all’età di dodici/tredici anni. A quell’età pochi hanno la preparazione e la sensibilità per apprezzarne l’alto valore poetico e quindi poi la bellezza ed il senso profondo del poema omerico.

    Ma oggi che siamo ben più maturi come non cogliere la musicalità, il ritmo, la commozione, l’intensità del verso della traduzione di Vincenzo Monti?

    Proviamo a confrontare l’incipit come è stato reso nelle traduzioni che Melogrande ha ricordato:

    “Cantami, o Diva, del Pelide Achille
    l’ira funesta che infiniti addusse
    lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
    generose travolse alme d’eroi,
    e di cani e d’augelli orrido pasto
    lor salme abbandonò (così di Giove
    l’alto consiglio s’adempia), da quando
    primamente disgiunse aspra contesa
    il re de’ prodi Atride e il divo Achille.”
    (Traduzione: Vincenzo Monti)

    “L’ira cantami, dea, l’ira di Achille figlio di Peleo, l’ira funesta che ha inflitto agli Achei infiniti dolori, che tante anime forti di eroi ha gettato nell’Ade, tanti corpi ha dato in pasto a cani e ad uccelli. Si compiva così il piano di Zeus dal momento in cui la contesa divise fra loro Agamennone, signore di popoli, e il divino Achille”.
    (Traduzione: Maria Grazia Ciani) (traduzione in prosa ma lo spazio di splinder è tiranno)

    “Canta, Musa divina, l’ira di Achille figlio di Peleo,
    l’ira rovinosa che portò ai Greci infiniti dolori,
    e mandò sottoterra all’Ade molte anime forti
    d’eroi, e li lasciò in preda ai cani ed a tutti gli uccelli: così si compiva il volere di Zeus –
    da quando si divisero, in lite l’un contro l’altro,
    il figlio di Atreo, capo d’eserciti, e il nobile Achille.”
    (Traduzione: Guido Padano)

    Come vi sembrano? Che ne dite?

    Credo dovremmo avere la pazienza di leggere l’Iliade una prima volta in una traduzione più “facile”, più accessibile e più vicina al nostro sentire e poi rileggerla sul testo di Monti.
    Certo è cosa che richiede tempo e ed impegno ma forse proprio così si dovrebbe fare.

    E forse Melogrande ha ancora ragione quando scrive “Fin qui l’episodio di apertura dell’Iliade, quello che insegnano già nelle scuole medie. Ma che succede dopo? Chi se lo ricorda? Eppure il meglio è proprio ciò che succede subito dopo”

    Ed allora aspettiamo che Melogrande ci racconti il seguito, magari stupendoci.

    Obermann.

  2. utente anonimo ha detto:

    A conferma di quanto dicevo intorno alla musicalità, al ritmo, alla intensità del verso rileggiamo
    “..l’ira funesta che ha inflitto agli Achei infiniti dolori, che tante anime forti di eroi ha gettato nell’Ade…”
    e
    “l’ira rovinosa che portò ai Greci infiniti dolori, e mandò sottoterra all’Ade molte anime forti d’eroi”.

    beh Melogrande non trovi che Monti è un grande. Difficile forse, lontnao dal nostro moderno scrivere ma certo un grande.

    Attendo il seguito.

    Obermann

  3. chiccama ha detto:

    non ho nè conoscenze, nè metro per dire se Monti fosse un grande o meno, ma la sollecitazione di questo post è grande.
    confesso che amo piu’ l’Odissea dell’Iliade ( ne ricordo ancora una parte del primo libro a menoria in metrica!! ahahah …andra moi ennepe Musa …), ma il tuo gioco mi è piaciuto assai!!!
    chicca

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