Metafisica della blogosfera

I blog sono la “cosa nuova” nel mondo della comunicazione, per questo sono osservati e studiati con attenzione. Sono pure di moda, il che aumenta l’ interesse mediatico. Non c’è settimanale che non gli dedichi un’ inchiesta.
Ma che cosa sono davvero i blog ?
Sono espressione diretta, “di base” come si sarebbe detto una volta o sono comunicazione elitaria, sono avanguardia o sono arroccamento egocentrico, opinion leaders o puro gioco intellettuale ?
Sono il nuovo potere (quinto, sesto, settimo, si è perso il conto) o sono anarchia, sono passaparola o fantasia o tutto questo insieme ed altro ancora ?
Un esperimento interessante di ricerca sulla blogosfera ma “dal di dentro” è stato avviato dall’ Università Ca’ Foscari di Venezia attraverso il progetto “ibrid@menti“, un blog collettivo che ha come tema :
L’ASCESA DEI BLOGGER – ARTI DELLA CONNESSIONE NEL VIRTUALE
Un blog sui blog, un metablog.
La discussione si è andata articolando con temi e stili molto diversi a seconda delle inclinazioni dei partecipanti, e spesso con discussioni vivaci ed illuminanti sviluppate nei commenti su questo o quell’ aspetto della blogosfera.
Pane per i miei denti, a me piace farmi delle domande su ciò che faccio, e sono stato piacevolmente ospitato (e commentato) su ibrid@menti con quattro post, rispettivamente:
 
pubblicato il 7/10

Quando tempo fa ho cominciato a scrivere qualche riflessione, per il puro gusto di farlo, lontanissimo dall’ idea di aprire un blog, tenevo come punto di riferimento la carta stampata, gli articoli di giornali e riviste. E prendendo ad esempio qualche articolo – che mi pareva  ben riuscito, brillante e convincente – constatavo spesso che i pezzi che scrivevo io erano sempre inesorabilmente troppo corti! Le mie due-tre cartelle a stento avrebbero riempito la colonna di un quotidiano.
 
Una volta iniziato, un po’ per caso, il gioco del blog, mi è  venuto in mente di mettere subito in rete alcune delle cose che avevo già scritto.

E mi sono reso conto che, in questo nuovo contesto, i miei pezzi non erano più inesorabilmente troppo corti: risultavano anzi inesorabilmente troppo lunghi!
Un breve articolo… è un post lunghissimo!

 
Credo sia esperienza di tutti osservare che il livello di attenzione e concentrazione che riusciamo a mantenere davanti ad uno schermo è molto più breve rispetto a quello sulla carta stampata. Non è facile leggere un saggio sul video, e nemmeno un lungo racconto…
Il post ideale dovrebbe farsi leggere in pochi minuti.
Io raramente ci riesco :- )
Gli stessi giornali, nella versione online, adottano lunghezze medie dei pezzi molto inferiori rispetto alla versione su carta. E non credo che la cosa dipenda dal fatto che la versione online è gratis, perché ci sono giornali stampati gratuiti che scrivono come quelli a pagamento!
 
Sembra proprio  una caratteristica del mezzo: la brevità. Non a caso, forse, la blogosfera è piena di poesie, ed anche questo meriterebbe qualche riflessione.

Ma, poesia a parte, le domande sono: si può, con un mezzo connotato dalla brevità, raggiungere in modo soddisfacente quella profondità a cui molti di noi fanno riferimento nei loro commenti ? O si rimane a scalfire appena la superficie ? Dobbiamo intendere il blog come un mezzo che può arrivare al massimo a metà strada, un mezzo transitorio verso una profondità che può essere pienamente raggiunta solo con altri mezzi ? E quanto poi perdiamo rinunciando all’ interattività, allo spazio dei commenti, al luogo cioè che è deputato all’ approfondimento, nei blog ?  
La brevità è un’ opportunità o un limite ?

pubblicato il 12/10

Ho seguito fin dal nascere l’ iniziativa di ibrid@menti, cercando con qualche affanno di star dietro alla crescita in progressione degli argomenti postati e dei relativi commenti.
 Sintomo di salute, sicuramente.
Leggendo leggendo però mi coglie un dubbio: non è che ci stiamo prendendo un po’ troppo sul serio ? Spiego meglio.
Perché facciamo un blog ?
Ce l’ ha ordinato il medico ? No, benché talvolta avrebbe fatto bene ad ordinarcelo, probabilmente.
Perché ci pagano ? No, assolutamente no. Eh, magari !
Perché speriamo che UN GIORNO ci faremo su dei quattrini ? Eh, magari.
E allora ?
Allora li facciamo perché ci divertiamo.
Siamo dilettanti, nel senso proprio e non offensivo della parola: gente che prova diletto nel fare una certa cosa. E per questo diletto siamo disposti a dedicare tempo, energie creative (.. ok, ok, direte che tanto, quelle sarebbero andate sprecate comunque…), fatiche e frustrazioni (di “Splinder in manutenzione” ne vogliamo parlare ?).
Lo facciamo principalmente perché ci procura diletto.
 
Non per avere visitatori e commenti ?
Beh, un minimo di narcisismo ci vuole per mettere in rete le proprie cose, questo è evidente, se avessimo la certezza che NESSUNO ci legge il nostro atteggiamento nei confronti del blog cambierebbe, ma io non credo sinceramente che questa sia davvero la molla principale.
Finiremo vittime dell’ Auditel anche qui ?
Domanda: saremmo veramente disposti ad iniziare una nobile gara al ribasso, infilare gossip e volgarità nei nostri amati blogs se questo ci potesse garantire qualche visitatore in più ? Io dico di no.
Il blog ha da rimanere una libera espressione della mente del blogger.
Libera espressione della mente = Gioco.
Un gioco in cui ciascuno le regole se le crea un po’ come vuole, privilegiando i propri lati introversi, sfogando creatività grafica o sapienza saggistica, o semplicemente copiaincollando…
Il pubblico ? Quello c’è, ma da chi è composto ?
E qui un po’ di statistiche ci starebbero bene. Io azzardo una risposta. Altri bloggers, in grande maggioranza.
Non vi sembra una descrizione di un mondo autoreferenziale, oltre che elitario ? Bloggers che scrivono per altri bloggers come politici che parlano ad altri politici o critici che si rivolgono ad altri critici. Dov’è la differenza ? che cosa ci salva ?
Il fatto che sia un gioco.
L’ autoironia. Il non prendersi troppo sul serio. Non stiamo facendo la rivoluzione. Giochiamo.
Non perdiamo l’ aspetto ludico del blogger. Altrimenti è finita

pubblicato il 21/10 

Il blog è farina del tuo sacco, ecco cos’ è o dovrebbe essere.

Continuiamo a girarci intorno ma questo mi sembra che appaia con definitiva chiarezza dai commenti e dai post, gli ultimi post in particolare.

Farina del tuo sacco.

Libero gioco della creatività.

Ostensione di sè stessi nella luce migliore possibile, la luce del sè privo di condizionamenti e con pochi filtri, la luce del sè protetto da una maschera, da un nick, da un avatar, e perciò stesso più capace di disvelarsi, di mettersi alla vista nella propria autentica essenza e bellezza.
Farina del tuo sacco.
Traspare fra i bloggers astio per i blog copia incolla, foto prese da altri siti, poesie altrui, testi di canzoni famose.

Non è ostensione pure questa ? Non si mostra sè stessi anche nella scelta ? Si, ma è ostensione povera, è farsi belli con la farina d’ altri.

Il vero blogger è diverso. Mostra quello che ha coltivato dentro. Senza troppe aspettative, senza pretese, senza sopravvalutazioni. La rete è piena di gente che scrive bene ed io non sono Proust, lo so. Ma nel mio piccolo, sono.

"Non mi dispiacerebbe affatto se studiosi, insegnanti, ricercatori, si accorgessero di me" diceva Teiluj. Lo diceva con un sorriso disincantato, suppongo.

Se si facesse la classifica delle citazioni più citate della blogosfera, penso che questi versi di Rostand sarebbero nella zona alta.

Nulla che sia farina d’ altri scrivere, e poi
modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi
tenerti pago al frutto, pago al fiore, alle foglie
pur che nel tuo giardino, nel tuo tu le raccoglia.

Poi, se venga il trionfo per fortuna o per arte,
non dover darne a Cesare la più piccola parte,
aver tutta la palma della meta compita
e disdegnando l’ alloro parassita,
pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto,
salir anche non alto, ma salir senza aiuto.
(E. Rostand, Cirano di Bergerac, Atto II, sc. VIII, trad. M. Giobbe)

Cirano oggi sarebbe un blogger, ne sono

(ehm, si, proprio testuale, temo…)
pubblicato il 30/10
 

Sono un blogger, dunque ho il potere. Posso fare ciò che voglio, posso scrivere e pubblicare tutto quello che mi pare. Cose vere, cose inventate. Cose false. Si, anche cose false, se mi va. Volete vedere ?

Napoleone nacque nel 1432 a Costantinopoli.

Ecco fatto. Scritto e pubblicato. Chi me lo impedisce ? Ho il potere.

Si lo so, a scrivere una cosa del genere rischio di trovarmi poi una sfilata di commenti sferzanti,sarcastici, insulti magari, o se mi va bene pignole precisazioni di chi mi farà notare che quello che ho scritto non è vero e che io sono un ignorante al cubo. Bella figura.

E’ il cosiddetto controllo dal basso, la rete come sistema che impara da sé e si autocorregge. Va bene. Ma il fatto è che in questo caso l’ ho sparata proprio grossa. Napoleone nel 400 ? A Costantinopoli ? E chi se la sarebbe bevuta ? Però avrei potuto essere più sottile. Molto più sottile. Un falso dettaglio sulla vita di Cavour. Un errore nella flora del Canada. Una confusione di date nella guerra fra Cina e Giappone. Magari una confusione in buona fede, senza ipotizzare disinformazione voluta. Sicuro che mi avrebbero corretto ? Io non sono Beppe Grillo, non ho poi così tanti visitatori, non è detto che ci debba per forza passare uno storico della vita di Cavour, per dire.

Il punto, insomma, è quello della validazione del sapere nella blogosfera.

Lo so, l’ obiezione è che anche quando leggo un giornale ho lo stesso problema, se fidarmi o non fidarmi di quello che leggo. Chi mi garantisce ? Vero, ma io qualche differenza ce la trovo.

Anzitutto la diffusione stessa del giornale rende piuttosto probabile che qualcuno si accorga di un errore, poi direi che sui giornali o sulle TV io posso esercitare una specie di filtro critico preventivo. Se leggo la stessa notizia su un giornale di destra o di sinistra, se la vedo in un servizio della BBC o su una rivista scandalistica, la mia valutazione di quella notizia cambia. A forza di notizie e successive smentite, dopo un po’ di tempo ho imparato da me di quali mezzi fidarmi di più o di meno, e su quali argomenti quel determinato mezzo è più o meno credibile, e da che parte eventualmente “fare la tara”.So a priori quale livello di credibilità attribuire e di quali occhiali correttivi avrò eventualmente bisogno in ciascun caso per ciascuno dei mezzi che mi sono familiari.

Ma se io cerco qualcosa in rete, ed il motore di ricerca mi spedisce su un blog, è molto ma molto probabile che io quel blog non l’ abbia mai visto prima, e mi manchino le coordinate per attribuirgli un livello di affidabilità. Potrei pensare di gironzolarci un po’, avendone il tempo, per valutare quanto è frequentato quel blog e da chi, per vedere se magari tratta un argomento di cui m’ intendo ed in che termini, cercare insomma di assegnarli un grado di credibilità improvvisato, ma in genere è proprio il tempo che mi manca quando cerco un’ informazione in rete..

E l’ informazione è lì, prendere o lasciare.

Domande:
Chi valida il sapere dei blog ?
Quanto valore possiamo comunque attribuire ad un sapere non validabile ?

 

Buon ibrid@mento
 
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Un commento su “Metafisica della blogosfera

  1. utente anonimo ha detto:

    La blog brevità
    non so se sia davvero meglio un testo che in poche righe sintetizzi tutto quanto sentiamo c’è da dire su ciò che costituisce il tema del nostro scrivere.
    Personalmente amo la chiarezza, la limpidezza di pensiero, la scrittura bella, il ritmo senza soluzione di continuità, il tocco leggero. Se c’è tutto questo allora va bene anche un testo che richiede un pò più di tempo ed un pò di pazienza.
    Apprezzo molto i tuoi post nei quali scorgo sempre un buon equlibrio tra dimensione del testo e contenuti. Buon ritmo, bella scrittura. Ottima associazione di immagini.
    E naturalmente sempre occasione di riflessione le cose di cui scrivi.

    Farina del tuo sacco
    Questo ho capito fin dalla prima volta che mi è capitato di passare a trovarti e per questo torno spesso.

    hesse

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