Echi di Rebetiko

Il tassista di Atene non lo sa, ma è una specie di madeleine proustiana mentre mi porta dall’ aeroporto all’ albergo stanotte. Non sa e non può sapere quale sequenza di pensieri, quale catena di déjà vu sta provocando.
Niente di epico, per carità, non ha certo l’ aspetto di un Pericle e men che meno di Leonida come ormai ce lo immaginiamo dopo “300”. Ma proprio per niente.
Ha un aspetto da insegnante o impiegato di mezza età, è stempiato, gli occhiali dalla montatura dorata, molto serio. Guida e non parla, sull’ autostrada senza traffico, a quest’ ora.
Ascolta la musica però. Ed è proprio questa, la musica, che fa partire la sequenza dei pensieri. La musica.
Non è sirtaki, non è musica greca tradizionale, quella che obbligatoriamente accompagna qualsiasi documentario televisivo sulle bellezze della Grecia o reportage di vacanze. Può sembrare ma non è, ed io la differenza ormai la colgo. Quella che sta ascoltando è rebetiko, musica popolare nata nella strada, nei bassifondi, nelle carceri e nelle fumerie, è il blues greco e si sente, ha un fondo amaro, è piena di dolore e compassione, malinconia e profondità. Musica che ti entra dentro dapprima in modo sottile, la sottovaluti, la giudichi la solita roba greca, poi però si apre, ti entra in circolo, ti condiziona, ti trascina nel suo umore.
L’ effetto che a volte provoca il fado portoghese quando è bene interpretato.
Dulce Pontes, tanto per intendersi.
Mi ricordo bene tempi e luoghi del contagio.
Tilos, inizio estate del 2004.
Tilos è l’ ultima isola del Dodecaneso, l’ estrema propaggine della grecità. Dalla spiaggia si vedeva la costa turca così vicina da pensare di poterla raggiungere in barca a remi.
È così lontana da tutto, Tilos, che persino arrivarci è un’ avventura d’ altri tempi, il charter si ferma a Rodi e da li sono due ore di aliscafo se il mare lo consente, altrimenti tocca rassegnarsi a quattro o cinque ore di traghetto, insomma si parte prima dell’ alba e si arriva che è sera, una giornata intera di viaggio rimanendo in Europa, oggi non capita spesso. Ma fa parte di Tilos anche questo pregustarlo, assaporarlo con lentezza, è la lentezza la sua cifra stilistica e la sua chiave di lettura.
 
Lungomare di Tilos, strada litoranea. Una macchina ogni quarto d’ ora. Ci sono più capre che abitanti umani, sull’ isola, e di auto se ne vedono pochissime. Dall’ altra parte della strada un filare di pini ed una siepe di tamerici delimitano la lunga spiaggia di ciottoli grigi, un’ ombrellone ogni mezzo chilometro, più o meno. La spiaggia degrada nel mare senza farsi accorgere, tanto l’ acqua è limpida e trasparente. In lontananza, il porto. Un traghetto ogni due giorni, in estate.
In fondo alla spiaggia c’è un piccolo bar, bianco e azzurro come quasi tutto il resto, pochi tavolini, uno dei quali perennemente occupato dall’ anziano proprietario e da un non meno anziano amico, impegnati dalla mattina alla sera in interminabili partite a backgammon occasionalmente sospese, ma non interrotte, quando occorre preparare il caffè a qualche cliente, come adesso. Non capita troppo spesso, comunque.
Il caffè però è buono, italiano come la macchina espresso, ed entrambi di marca. È un intenditore, il proprietario. Mi ricorda nonno Tano.
 
Nel locale c’è sempre la musica di sottofondo, non troppo alta, quello che basta ad accompagnare gradevolmente il caffè ed a seguirti fuori, per un tratto di lungomare.
Sempre e solo Rebetiko.
 
La sera in cui la Grecia entrò in finale agli Europei di calcio riuscirono a fare un incidente stradale, a Tilos.
 
 
Annunci

16 commenti su “Echi di Rebetiko

  1. Dilia61 ha detto:

    sono stupita ogni volta per come scrivi. Il tuo ricordo lo fai rivivere a chi ti leggi… si sentono gli odori, si vedono i colori, i sensi colgono le atmosfere che tu crei con le tue parole…. E’ sempre un piacere leggerti, tu rivivi e fai “vivere”

  2. melogrande ha detto:

    Spiacente, Poetessa, ho dovuto cancellare il tuo commento.
    La foto mi piaceva moltissimo, ma non la si potrebbe avere un po’ PIU’ PICCOLA ?????

  3. ombrellina ha detto:

    E’ da quando sedevo sui banchi di scuola col Rocci vicino che sogno di visitare la Grecia…e dopo questo bel post ancora di più!

  4. LaPoetessaRossa ha detto:

    da lungomare di Tilos

    (speriamo che sia piccola!)

  5. melogrande ha detto:

    Ok, adesso ci siamo. Grazie !

  6. utente anonimo ha detto:

    Una madeleine proustiana sono i tuoi post.

    Ρεμπέτικο. Da quanto non sentivo più questa parola. Da quanto non pensavo più a questa musica.
    Da così tanto tempo che in realtà la mente fatica a ripensarla.

    Grecia. Estate di venticinque anni fa. Un mese in compagnia di mio padre alla scoperta della Grecia studiata sui libri. La Grecia di cui si studia a scuola. Tempi, anfiteatri, polis, musei. Atene. Epidauro. Olimpia. Delfi. Micene. E poi improvvisamente un altro mondo. Altri percorsi. Luoghi lontani dagli itinerari turistici. Paesi che nulla offrivano se non loro stessi nella loro lontananza culturale dai Greci e nella loro tangibile lontananza temporale da Atene. Si era in viaggio verso le Meteore e Salonicco. Un viaggio lungo strade che allungavano il percorso. Strade che sembravano allontanarci dalla meta. Era grande in questo mio padre. Anche quella era la Grecia. Non solo la Grecia dalla cultura raffinata. Non solo la Grecia di Atene (per quanto fosse una brutta città) ma anche una Grecia fatta di paesi che sembravano più vicini all’oriente, alla atmosfera delle città turche (ovviamente non si poteva dire). Paesi di vecchi ex emigranti in Germania. Paesi di giovani sfaccendati perché poco c’era da fare. Paesi di donne che sembravano conoscere molto lavoro e poca gioia. Paesi che sembravano appartenere ad un tempo quasi irreale per noi in arrivo da un mondo antico ma che sentivamo ancora vivo, per noi in arrivo da una città che con forza rincorreva la modernità. In quei piccoli paesi, talvolta villaggi, più spesso agglomerati disordinati di poche case ho ascoltato per la prima volta il rebetiko. Meglio ho sentito e poi ascoltato. Nemmeno sapevo di questa musica. Né ne sapevo il nome. Sono stati proprio quei vecchi in quel loro ultimo tempo allegro a dirmi in un misto di tedesco ed inglese stentato che era rebetiko. Ci si fermava un giorno e la sera seduti ai tavoli all’aperto in compagnia di quei cari vecchi si ascoltava rebetiko. Era il sottofondo alle loro discussioni e bisticci sulla vita, sui figli a loro volta nel mondo, sulla Grecia, sul Pasok.
    Comunque il rebetiko non mi piaceva ma non lo potevo dire. Da allora non l’ho più ascoltato e chissà se lo riconoscerei. O magari l’avrò riascoltato ancora una volta senza sapere.

    Obermann

  7. melogrande ha detto:

    Che bella questa sequenza di sogni, ricordi, desideri.
    Il tassista di Atene non può immaginare cosa ha messo in movimento.

  8. EnricoDiPalma ha detto:

    Creta mi incantò, e ora sorrido leggendo questi ricordi.

  9. utente anonimo ha detto:

    Il resto, Melogrande…Mi piacerebbe leggere il resto. La musica è rimasta in sospeso, le parole, quelle non dette, pure…
    Buona domenica.

    Mai stata in Grecia. Saprei pero’ riconoscerla, ora…
    TIALORI

  10. orsarossa ha detto:

    e’ la musica del nostro amore.
    la tua passione nel raccontare mi ha fatto vedere con gli occhi.

    *Orsa

  11. melogrande ha detto:

    Sono commosso, Orsa.
    Non scherzo.

  12. orsarossa ha detto:

    🙂

    *REBETIKA*

    sono la tua sposa rebetika
    riposo sulla polvere
    delle tue carte da gioco
    sento che mi sfiori e
    sfibro
    come un capello secco
    caduto in una zuppa
    mi tieni in testa
    come un panama bianco
    nelle notti di Pafos
    da dietro e
    nell’ombra dei tekes
    potrei sembrarti
    un maschio da sbattere o
    un melograno da sgranare
    come un antico rosario.
    mio danzatore di zeibekiko
    percuoti le mie chiome
    coi tuoi dromi deliranti e muti.
    mi sgoccioli e
    avvampi
    come fiamma liquida
    avvolgi
    e sei magma
    che mi semina
    la terra .
    voce lucifera
    che mi riempie e
    canta.

    *O

  13. […] delle eccezioni è il rebetiko, per esempio, che poi sarebbe il blues dei greci. Quello mi suona sincero. E poi c’è la […]

  14. Lillopercaso ha detto:

    Ah, acco cos’era quella musica tipo Sirtaki ma non proprio che si sentiva uscire dalle radio.
    E qui ce ne mettiamo un po’? Io avevo sentito questo violinista, suonava altri pezzi e non so se fosse Rebetiko. Ma mi era piaciuto

  15. melogrande ha detto:

    In realtà il rebetiko che conosco io è più una cosa di questo genere, c’è un fondo malinconico, quasi blues, che io trovo davvero toccante:

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...