Il rispetto per la vita

 

Lo spirito dell’uomo non è morto. Continua a vivere in segreto (…) È giunto a credere che la compassione, sulla quale si devono basare tutte le filosofie morali, può raggiungere la massima estensione e profondità solo se riguarda tutti gli esseri viventi, e non solo gli esseri umani.

 

Albert Schweitzer,dal discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel per la pace nel 1953
 
 
 
Ragionavo in un precedente post sul fatto che l’ etica laica non mi pare in nulla inferiore all’ etica religiosa, ed almeno in un campo decisamente superiore, addirittura: il rispetto per la vita.
Vorrei spiegare perché.
 
L’ etica religiosa si basa sul riconoscimento dell’ uomo come unico essere vivente dotato della scintilla divina, il soffio del Creatore che lo rende diverso da ogni altra creatura vivente.
Nella Genesi Dio concede ad Adamo il diritto di dare un nome a piante ed animali, “nominarli”. Non è una cosa da poco. Cosa faceva un esploratore del Cinquecento quando arrivava in un’ isola sconosciuta ? Gli dava un nome.
Il nominare è un atto magico potente, col fatto di assegnare un nome si sancisce un potere per chi nomina, un’ appartenenza per chi è nominato, un diritto che proviene direttamente da Dio.
Questo potere conferito da Dio all’ uomo, il potere sopra ogni altra creatura è un elemento comune a tutte le religioni del Libro.
 
 Il fatto è che questa concezione porta inevitabilmente a considerare la natura e tutta la vita non umana come “res nullius”, proprietà del primo che se la prende, e la predazione come un diritto originario, legittimo e moralmente lecito.
Le piante e gli animali, l’ ambiente che ci circonda sono a disposizione dell’ uomo, assoggettati al suo volere per esplicita delega divina.
Una barriera così forte fra ciò che è umano e quindi “a somiglianza di Dio” e ciò che non lo è, il riconoscimento della sacralità della vita limitato alla vita umana possono portare conseguenze importanti e nefaste.
Basta ad esempio che il nemico di turno venga in qualsiasi modo e sotto qualsiasi aspetto declassato a “meno che umano” basta dipingerlo come un animale, come un essere bestiale, ed automaticamente qualsiasi crudeltà nei suoi confronti diventa meno grave, quasi lecita.
Non ci faremo scrupoli per delle bestie, no ?
 
La Chiesa, o meglio le chiese in generale, non hanno molto da ridire, ed in genere non ridicono, quando si tratta di maltrattamenti agli animali. Mai sentita una predica veramente convinta contro la vivisezione, per esempio.
Non hanno appigli teorici, probabilmente, o forse non si pongono neppure il problema, tutti presi dalla salvezza dell’ anima.
 
Ed in fondo, che cos’era un eretico ?
Non era forse un essere umano che aveva perduto la sua “scintilla di divinità”?
E cosa resta di un uomo senza quella scintilla ? Una bestia.
Da macellare ? Da macellare.
Da arrostire ? Da arrostire.
Da torturare ed uccidere con più crudeltà di quella usata contro il Salvatore, che appunto gli uomini è venuto a salvare, non le bestie.
 
“Ogni gruppo culturale sufficientemente circoscritto tende a considerarsi una specie a sé e a non considerare veri e propri uomini i membri di altre unità analoghe….Questa conseguenza della pseudo-speciazione è molto pericolosa perché provoca una riduzione notevole dell’ inibizione ad uccidere.” – K. Lorenz
 
La morale laica deve partire da un assunto del tutto diverso. Un assunto che poggi nella realtà contingente. Qui ed ora. Su ciò che sappiamo, non su ciò che crediamo.
 
E ciò che sappiamo per certo, ormai, è che la vita sulla terra è una ed una sola.
La vita, tutta la vita, dall’ ameba all’ uomo, è basata sullo stesso codice, sull’ uniformità del DNA, su un’ evoluzione genetica riconoscibilissima per chiunque non voglia chiudere gli occhi e la mente, non vedere e non capire. Un’ evoluzione rintracciabile e graduale, che fa della vita su questo pianeta un “continuum” senza salti e senza buchi.
Questo da un punto di vista biologico, naturalmente, poi è del tutto evidente che l’ uomo ha sviluppato delle caratteristiche alquanto peculiari, che lo pongono ad anni luce di distanza da ogni altro essere vivente sul pianeta.
L’ intelligenza umana, il pensiero astratto, la complessità emotiva, le facoltà di linguaggio, sotto tutti questi aspetti l’ uomo appare essere “altro”, una qualità a parte, una natura a parte, una cosa diversa da ogni altra forma di vita.
Eppure, la biologia resta, e questa diversità e peculiarità umana poggia su un codice genetico che, piaccia o no, per quanto riguarda le sequenze codificanti è per il 98% identico a quello dei primati superiori come i gorilla e gli scimpanzé, e per la grande maggioranza identico a quello di tutti i mammiferi. Non è semplicemente che gli altri esseri viventi hanno anche loro un DNA. No. È che hanno proprio lo stesso DNA nostro. È un fatto, questo, non una credenza. È una cosa che sappiamo, che possiamo verificare. Qui ed ora.
 
E di questo non possiamo non tenere conto nel fondare una morale che rifiuti di essere trascendente, di appoggiarsi su un principio esterno, su un precetto.
Questa morale deve riconoscere sì che l’uomo è l’ unico essere fuoriuscito dalla gabbia dell’ istinto, e per ciò stesso l’ unico essere che si ponga il problema di darsi una morale. Ma deve tenere conto anche del fatto che l’ uomo appartiene alla vita, e che sul piano puramente biologico le sue peculiarità sono assolutamente marginali.
 
Il principio della compassione su cui si fonda l’ etica non religiosa non può quindi arrestarsi ai confini della specie umana ma deve estendersi al rispetto totale per la vita, tutta la vita.
Non si può rispettare la “sacralità” della vita considerando il resto della vita come “corpore vili” nei cui confronti tutto è lecito. Fa parte della morale laica il rispetto e la considerazione per ogni essere vivente.
Una nuova rivoluzione copernicana, che vede l’ uomo come parte della natura, non come sovrano assoluto posto sopra la natura.
Vita Innocente
 
Albert Schweitzer c’ era arrivato.
Schweitzer era un personaggio veramente straordinario, filosofo e teologo per formazione scolastica, poi medico laureato per scelta consapevole, missionario per vocazione, fondatore dell’ ospedale di Lambarené in Congo. Premio Nobel per la pace nel 1953.
Il che non gli impedì di essere anche un grande organista, uno squisito ed apprezzatissimo interprete di Bach. Ed anche, come se non bastasse, un grande esperto e divulgatore di dottrine orientali, buddismo, confucianesimo.
Un uomo vulcanico se mai ce ne fu uno.
Un inquieto ed un viaggiatore di prima categoria, a cui un melogrande non può che rendere commosso ed umile, inadeguato omaggio, sentendosi piccolo piccolo.
 
A Schweitzer si deve il primo tentativo moderno, nobile e coraggioso, di fondare un’ etica sul rispetto per la vita. Intendendo con questo la vita tutta, non semplicemente o solamente la vita umana. Il rispetto per la vita tutta, da intendersi come bene assoluto, come lui stesso ebbe a dire nel discorso di accettazione del Nobel.
Forse troppo in anticipo sui tempi, quel discorso è di una attualità disarmante oggi, quando ci rende conto finalmente che l’ avere privilegiato la vita umana ed ignorato i diritti tutte le altre forme di vita ci sta conducendo alla catastrofe.
Un approccio che oggi ci appare per di più insostenibile alla luce delle scoperte della genetica.
 
Si può arrivare ancora un po’ più in là, volendo. E, già che ci sono, voglio. Perché no ?
 
Se l’ essenza dell’ uomo è la sua autocoscienza, la capacità di guardare sé stesso come da un punto di vista esterno a sè, e questo (e solo questo) è il principio che fonda le sue qualità superiori, e se l’ uomo è parte della vita di cui condivide i meccanismi di base, perché non vedere nell’ addirittura il uomo punto culminante in cui la vita alla fine della sua evoluzione sul pianeta arriva a conoscere se stessa ?
Questa visione lascia all’uomo il posto privilegiato che è nella realtà delle cose, ma lo mostra come punta di un iceberg fatto della stessa materia di cui è fatto il resto della vita sul pianeta.
 
L’ Uomo è il Logos, il verbo della Vita.
Della Vita è chiamato ad essere la voce e la coscienza, e non l’ assassino.
 
  
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4 commenti su “Il rispetto per la vita

  1. utente anonimo ha detto:

    Forse ciò che scrive Melogrande è vero.
    L’etica laica ribadisce la centralità dell’uomo nel senso da entrambi espresso nel post “Chi ti dice cosa fare” ma non ne afferma il primato in termini di valore. Da qui forse il rispetto per la vita, tutta ed in ogni sua forma.
    Innegabile che l’uomo è il solo essere vivente che ha compiuto il salto che gli ha permesso di andare oltre l’istinto ma continua a condividere con le altre forme di vita le medesime regole e forse anche il medesimo percorso e destino.
    L’etica religiosa invece nel ribadire la centralità dell’uomo ne afferma anche il primato nei confronti delle altre forme di vita. Primato che si fonda sul fatto che l’uomo partecipa della vita di Cristo ed è creatura privilegiata del disegno divino. L’uono non è solo una creatura di Dio ma è colui per il quale il figlio di Dio è morto e risorto.
    Quindi forse sul piano del rispetto della vita l’etica laica esprime un valore più alto.

    hesse

  2. melogrande ha detto:

    Esatto.
    Dio ha creato l’ uomo “a sua immagine e somiglianza”.
    Poi si è addirittura fatto uomo Egli stesso.
    La distanza con le altre creature è incommensurabile, in questa ottica.

  3. Dilia61 ha detto:

    Firma la petizione contro il disegno di legge Levi-Prodi" che farà chiudere tutti i blog
     
    ps grazie delle tue parole

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