Chi ti dice cosa fare ?

Una volta che l’umanità intera abbia rinnegato Dio (…) cadrà la vecchia morale, e tutto si rinnoverà. Gli uomini si uniranno per prendere alla vita tutto ciò che essa può dare, ma unicamente per la gioia e la felicità di questo mondo. L’uomo si esalterà in un orgoglio divino, titanico, e apparirà l’uomo-dio. (…) Ma siccome, data l’inveterata stoltezza umana, a tale assetto non si verrà nemmeno in un migliaio d’anni, cosí a chiunque già oggi abbia coscienza della verità è lecito regolarsi come piú gli fa comodo, in base ai nuovi princípi.
In questo senso “tutto gli è permesso”.
 
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
 
È un’ affermazione fortissima questa, persino sconvolgente, direi.
Ma è proprio così ? Se Dio non c’è, tutto è lecito ? Io non ne sono così sicuro.
 
Kant dice che la morale può solo essere autonoma, altrimenti non è affatto una morale.
Infatti chi si comporta bene per sfuggire ad una punizione terrena o divina, o per guadagnarsi il paradiso non si comporta in modo morale ma semplicemente in modo egoistico, per tutelare quello che ritiene il proprio interesse migliore.
È sempre dura, ribattere a Kant.
Se è così, allora la morale può solo fondarsi a prescindere da premi e punizioni esterne all’ uomo, dunque solo in modo autonomo.
 
Ma non è tutto. A nostra volta, noi possiamo solo autodefinirci a partire dal senso dell’ altro.
Sono letteralmente gli altri che ci definiscono, non potremmo in nessun modo darci un senso da soli a prescindere da questo.
 
Non siete convinti ?
Immaginiamoci un neonato fatto crescere in isolamento assoluto senza contatti con nessun altro essere umano. Lo so che è disumano, ma non lo facciamo davvero, immaginiamo soltanto, proprio per far vedere quanto è disumana la condizione di cui parliamo. Immaginiamo che questo bambino rimanga in questa condizione di isolamento assoluto fino a 20-25 anni. Poi tiriamolo fuori. Come ce lo immaginiamo ?
Sarebbe una specie di uomo lupo, uno di quei bambini selvatici di cui si favoleggiava nell’ Ottocento, sfuggiti al villaggio e sopravvissuti chissà come nella foresta ?
Forse si, ma io penso che il nostro giovane sarebbe messo ancora peggio.
Non avrebbe il linguaggio, tanto per cominciare, neppure quello animale. E non avrebbe neppure più la capacità di impararlo, un linguaggio. Sembra infatti che ci sia una “finestra” durante la nostra infanzia che ci mette in condizione di imparare il linguaggio. Passata l’ età, chiusa la finestra, si perde anche la potenzialità di imparare.
Non avrebbe nessuna cultura, naturalmente, il nostro giovane, nessuna istruzione, nessuna tradizione, nulla di ciò che gli uomini si trasmettono con le parole.
Neppure avrebbe cura di sé, immagino, cura che viene in risposta ad un maggiore o minore apprezzamento degli altri per come ci presentiamo ad essi.
L’ uso degli strumenti ? Sarebbe limitato a ciò che quel singolo individuo è in grado di inventare da solo, qualcosa di estremamente primitivo, immagino, pietre, bastoni, cose del genere. Niente fuoco, niente metalli, ecc.
Mangerebbe solo ciò che gli sperimentatori gli farebbero trovare, e poco altro di facilmente accessibile. Ammesso poi che riesca a non avvelenarsi assaggiando frutti a casaccio.
 
Come sarebbe la sua mente ? Potrebbe contenere pensieri, immagini, sogni ? Difficile dirlo.
Proviamo a togliere dai nostri pensieri, dai nostri sogni, dalla nostra immaginazione tutto ciò che è connesso con la cultura, tutto ciò che ci è stato trasmesso con le parole, tutto ciò che ci è stato insegnato o che abbiamo letto. Togliamo ancora da ciò che resta tutte le immagini e le voci dei nostri parenti, amici, figli, conoscenti, di tutte le persone in generale.
Cosa resta, ammesso che qualcosa resti ? Se qualcosa resta, è ben poca cosa. Qualche immagine, penso.
Resta un essere la cui umanità è ridotta ad un barlume, ammesso che sopravviva, perché il suo stesso essere uomo potrebbe essere messo in discussione. Gli mancherebbe la gran parte, la quasi totalità di ciò che chiamiamo umano.
 
Verrebbe anche da chiedersi se ad una persona in uno stato simile si possano applicare le categorie del bene e del male. Può scegliere questo individuo se essere buono o cattivo? Può compiere delitti, peccati, ingiustizie, “cattive azioni” un uomo deprivato fin dalla nascita di ogni contatto coi suoi simili ? Cattive nei confronti di chi, poi ? O non dovremmo piuttosto dire, come facciamo per gli animali, che le categorie di giusto o sbagliato non si applicano perché chi segue l’ istinto in ciò che fa non può fare né il bene né il male, semplicemente fa, e basta ?
 
Allora pensate di fare lo stesso esperimento con un animale, un gatto, un uccellino privandolo di ogni contatto con esseri della sua specie. Verrebbe fuori un animale adulto con seri problemi di identità e di comportamento, probabilmente, ma avrebbe pur sempre tutto il suo corredo di istinti. Non metteremmo in dubbio la sua natura gattesca o uccellesca.
Non ci verrebbe neppure in mente di considerarlo un sub-animale. Giusto ?
 
E allora ?
Allora bisogna ammettere che la nostra umanità la fanno gli altri. Puramente e semplicemente. Letteralmente.
Ci costruiscono, ci educano, ci danno nozioni e strumenti, ci rendono capaci di pensare.
Nessuno sta solo sul cuor della terra, verrebbe da rispondere a Quasimodo.
Al di là della solitudine dell’ uomo contemporaneo, al di là dell’ aridità di rapporti nella società di oggi, al di là dalla bruciante sensazione di incomunicabilità, una cosa è chiara.
Il quaderno su cui scrivo, la mia penna, la sedia, l’ aeroporto in cui mi trovo, il PC su cui domani trascriverò queste note, i miei abiti, il cibo che mangerò in viaggio, tutto ciò di cui mi servo è fatto dagli altri. Anche la musica che ascolto. Anche il libro che leggo.
Anche i pensieri che penso ?
Si, non lo posso negare, in quello che penso c’ è pochissimo di originale e moltissimo di derivato, i miei pensieri sono il prodotto di una lunghissima tradizione di cultura, tradizione e pensiero, per cui ragiono in un questo modo piuttosto che in un altro, sono occidentale piuttosto che orientale, mediterraneo piuttosto che germanico, ecc.
Se questo è vero, è chiaro che il problema morale è fondamentalmente un problema di rapporto con l’ altro. Con gli altri, coloro che definiscono chi sono io. A loro devo render conto di quello che faccio.
 
Se io devo render conto a loro, loro a me. E allora uno non può che comportarsi come vorrebbe veder comportare gli altri, presi ancora una volta a specchio.
Non basta non fare agli altri ciò che non si vorrebbe veder fare a sé, occorre proprio fare agli altri ciò che si vorrebbe loro facessero a noi, trattarli con lo stesso rispetto che si dedica a sé stessi, mai come strumenti per ottenere qualcosa.
Un’ etica laica è possibile ed è necessaria, un’ etica che non può che ripartire da Kant e dai suoi precetti, dalla sua norma di non considerare mai un essere umano come un mezzo, dal suo precetto di agire sempre come se il nostro agire dovesse essere eletto a norma universale.
Ma senza assoluti.
Un’ etica costruita in modo tale da non volere e non potere prevaricare. Un’ etica che strutturalmente non possa originare codici di leggi partigiane.
Almeno così mi pare, e peggio per Dostoevskij.
 
Un’ etica che, sbaglierò, ma non mi pare in nulla inferiore all’ etica religiosa, ed in un campo almeno decisamente superiore: il rispetto per la vita.
Ma il discorso si fa lungo, e questo lo vediamo un’ altra volta.
Sempre che vi faccia piacere.
 

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7 commenti su “Chi ti dice cosa fare ?

  1. Dilia61 ha detto:

    fare agli altri quello che vorresti facessero a te…. la mia filosofia di vita
    Certo che ne hai di tempo per pensare li’ tutto solo nel deserto…

  2. melogrande ha detto:

    Il tempo per le cose che davvero ti interessano e ti piacciono, quello lo trovi sempre…io questo credo di avere imparato.

  3. utente anonimo ha detto:

    Un’ etica laica che trova in Kant il suo maggiore esponente: l’uomo deve essere trattato sempre come un mezzo e mai come un fine.
    Quindi un’etica per la quale la legge fondamentale dell’uomo è l’uomo stesso ponendo come valore assoluto la dignità della persona. Dignità che non deve mai essere violata.
    Etica che con un passo avanti rispetto a Kant deve essere rispetto per la vita, tutta, sempre.
    Etica che deve misurarsi con ciò che è detta “etica della responsabilità” ma superando Weber e seguendo Galimberti affrontare anche il tema della tecnica.
    Ma come dice Melogrande il discorso si fa lungo quindi apsetto il prossimo post.
    A presto

    hesse

  4. utente anonimo ha detto:

    Dopo avere lasciato il commento al post “Il rispetto per la vita” ho riletto il commento al post “Chi ti dice cosa fare?” ed ho realizzato che scrivendo ho fatto un errore imperdonabile e Melogrande non l’ha segnalato (distrazione o indulgenza?). Certo si capisce dal proseguo che è un errore ma …
    Riscrivo: da Kant “L’uomo va trattato sempre come un fine,… mai come un mezzo…”.

    hesse

  5. melogrande ha detto:

    Certo !
    L’ errore non è di chi lo commette, ma di chi non lo scopre, questo si sa…

    ; )

  6. utente anonimo ha detto:

    In realtà avevo pensato ad indulgenza.

    hesse.

  7. melogrande ha detto:

    Quella è assicurata…

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