Il Guinness del traffico

Premetto.

Non sono nato ieri. Ho visto il traffico di Napoli. Ho attraversato Roma in macchina. Ore sulla tangenziale di Milano. In trappola sull’ autostrada chiusa.

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare.

Solo i pendolari ed i cyborg sanno.

In cerca di emozioni forti mi sono infilato nel traffico di Teheran, dove non è il semaforo a decidere che passi ma la capacità del tuo autista di infilare a forza un dito di paraurti in mezzo alla collana di macchine che traversano, che a loro volta serrano, paraurti contro paraurti, per non lasciare spazi al nemico.

Ormai drogato perso mi sono infilato col taxi pure nel traffico del Cairo, una specie di videogame iperveloce in cui a bordo di una macchina scassata devi accelerare, frenare, scartare di lato, infilarti in uno spazio che pare insufficiente anche per un motorino, farti largo a colpi di clacson ed urla.

Un videogame molto realistico e coinvolgente se sei seduto dentro, aggrappandoti dove puoi.

Insomma, ho avuto le mie esperienze, come si usa dire.

E pensavo di non poter essere più sorpreso da nulla.

Dubai. Ecco cosa mi mancava.

Pensate ad una città più che moderna, foresta di grattacieli, luci, insegne, vetro e cemento. Una metropoli contemporanea, palazzi di architetti famosi. Design contemporaneo. Una città distesa in riva al mare, col deserto alle spalle.

Immaginate questa città divisa in due da un’ autostrada a quattro corsie.

Adesso pensate a questa autostrada come ad una colata lavica, lentissima ed invincibile. Una colata di auto che percorrono questa autostrada. Ma non a passo d’ uomo. Molto, molto meno.

Ammesso che il confronto si possa fare, visto che qui di gente a piedi non ce n’è. Come nelle grandi città della zona centrale degli USA, il pedone non è contemplato. Manco i marciapiedi gli fanno.

Immaginate la colata lavica, dicevo.

Anzi, immaginatene due, una che va in su e l’ altra che va in giù nella carreggiata opposta.

La sfioriamo appena, nel raggiungere l’ albergo.

“Andiamo a fare due passi in una shopping mall prima di cena ? ”, propone Antonio con aria vogliosa. Dubai è il paradiso dello shopping.

“Mah, non so…mi sa che c’è traffico”, cerco di smontarlo io.

“Sono le sei di giovedì pomeriggio, oggi inizia il week end, è normale ci sia un po’ di traffico… ” . Non si smonta facilmente, Antonio.

“Non mi pare un po’ di traffico quello che vedo fuori…” provo ad insistere.

“Senti, sono le sei, non penserai di restare in albergo fino ad ora di cena ? ”

Io veramente meditavo di restare in albergo anche per la cena.

Tanto lo so già che finiremo per andare a cena nel ristorante di qualche altro albergo.

Meridien, Hyatt, Hilton, che cosa cambia, tanto vale mangiare qui, di ristoranti ce ne sono quattro o cinque , no ?

Ok, ok non voglio fare il guastafeste, poi in fondo abbiamo un autista, non tocca a me affrontare il casino.

Vabbè andiamo…

Ora immaginate che il vostro albergo stia da questa parte della duplice colata lavica, e la shopping mall sia semplicemente dalla parte opposta.

Un chilometro, non di più, in linea d’ aria. Ma la macchina non vola.

Dieci, quindici minuti a piedi, ma a piedi non si può attraversare la colata, non ci sono semafori né attraversamenti pedonali, occorrerebbe proprio rischiare le ginocchia infilandole tra paraurti e paraurti, strusciarsi fra le fiancate delle auto, con in mezzo il momento clou di una emozionante prova sportiva: lo scavalcamento del doppio new jersey centrale.

“Ok, ok non sto mica proponendo davvero… dicevo per dire. Lo so, certo, nemmeno a pensarci di andare a piedi”

Ed allora tocca infilarsi in macchina ed immergersi nella colata farsi lava nella lava, posizionarsi a tre centimetri dalla macchina davanti e farsi tre o quattro chilometri a passo di formica fino a trovare uno svincolo che consenta di invertire la direzione. Poi, eseguito il dietro front, tocca riimmergersi nella colata opposta, questa volta a passo di formica stanca, ripassare cinquanta minuti dopo davanti alla facciata dell’ albergo che sembra sghignazzare beffarda, e girare a destra.

Arriviamo alle sette e un quarto.

Un’ ora di Carrefour e boutiques piene di roba di cui non abbiamo nessun bisogno, poi provo a dire che è meglio andare a cena, io stanotte devo partire, alle undici devo lasciare l’ albergo.

“Ma l’ aeroporto è proprio dietro l’ albergo, sarà un chilometro in linea d’ aria.”. Appunto.

“Ma col traffico…”

“Ma che hai, la fissa del traffico ? Non penserai che ci sia ancora traffico alle undici di sera ? Stanno andando via tutti per il week end. Non ti preoccupare”.

Ora, io non mi preoccupo spesso, diciamo che mi preoccupo solo quando qualcuno mi dice di non preoccuparmi.

“Sarà, ma preferisco andare..”

“Vabbè, andiamo a cena, vedrai che già adesso si circola”.

Si circola ?

La colata è ancora lì, bella luccicante di luci bianche e rosse, esattamente uguale a se stessa, immobile ed un po’ sarcastica. Forse sarcastica no, lo ammetto, forse sono io che la vedo così.

E sarà ancora lì, identica, lucida ed inamovibile pure quando dal ristorante saremo usciti, dopo una cena a questo punto un po’ frettolosa e preoccupata.

Cinque ore a Dubai, tre delle quali in macchina. Non c’è male.

L’ autista ha i nervi d’ acciaio. È bravo, Fernando, lo conosco ormai da due anni, è indiano a dispetto del nome, anzi pure cristiano. Il fatto è che è nato a Goa, colonia portoghese dal Cinquecento, con tanto di missionari gesuiti. Chissà che DNA complicato e contorto. È scuro come un indiano ma grande e grosso come raramente gli indiani sono, la faccia la diresti da indio dell’ Amazzonia.

Lui ci ha pure visuto, a Dubai.

“Ma è sempre così, Fernando ? “

“Sissignore. Conosco gente che vive qui ma lavora dalla parte opposta della città. Partono da casa la mattina alle quattro per attraversare Dubai prima che inizi il traffico, poi parcheggiano davanti l’ ufficio e si rimettono a dormire in macchina fino alle sette.”

“Andiamo bene. E la sera ? “

“La sera non c’è niente da fare, si mettono in coda alle sei ed arrivano a casa alle nove quando va bene.”

“Tutti i giorni ? ”

“Tutti i giorni ”

“Senti, ma non è che adesso magari siamo fermi per un incidente ? Vedo la polizia lì in fondo ”

“Proprio così. Tutti i giorni qui c’è un incidente. A volte anche due o tre.”

Mi rassegno. Mi rifugio nel mutismo, nel malumore sordo, nel fatalismo, nella rassegnazione ancestrale, invoco Ananke, la Necessità a cui neppure gli dei possono opporsi.

Insomma, mi faccio i cazzi miei infossato nel sedile.

Arriviamo in albergo alle undici.

Esco nuovamente alle undici e dieci, con la valigia raffazzonata alla bell’ e meglio, mi siedo sul taxi che mi porterà all’ aeroporto, un chilometro in linea d’ aria. Però dalla parte opposta della strada, naturalmente.

Il tassista avanza un centimetro alla volta, riesce ad infilare uno spigolo di paraurti nella colata, poi fa  leva, finge di non vedere un fuoristrada nuovo di zecca alla sua sinistra, lo stringe fino a che resta un millimetro fra le due fiancate, finchè quello col fuoristrada nuovo cede e lo fa passare.

Siamo dentro.

La colata lavica arriva fino al terminal delle partenze internazionali.

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11 commenti su “Il Guinness del traffico

  1. Dilia61 ha detto:

    mi e’ venuta l’ansia!

  2. LaPoetessaRossa ha detto:

    ahhh! io donna potenziale shopping addicted nel dna (diciamolo il sogno di ogni donna e shopping a dubai e serata con emiro!) dopo questo tuo non vedo l’ora di tuffarmi il 7 dicembre alla Rinascente di milano!

  3. Naima ha detto:

    ed io che pensavo di averle viste tutte dopo le croci uncinate ripetute e recidive del traffico di Damasco, con la gente che ci cammina in mezzo e ti insulta se tenti di avanzare. credo ci farò un post 😉

  4. melogrande ha detto:

    Effettivamente Damasco mi manca.
    E credo anche che debba essere roba bella forte…

    Chi offre di più ?

  5. blacksheep77 ha detto:

    …e poi la gente si lamenta quando deve aspettare 10′ il passaggio del gregge sulla strada… forse il traffico caotico che tu descrivi però è più “normale” ed accettabile delle “mie” pecore…

  6. utente anonimo ha detto:

    Ieri due ore nel traffico della circovallazione per un incidente mi sono sembrate più sopportabili! Grazie!

  7. utente anonimo ha detto:

    Mi piaceva il Cairo. Mi piaceva il suo essere così disperatamene disordinata, disorganizzata, così piena di gente. Una città dove vedevi di tutto.
    Il traffico del Cairo era davvero terribile. Diventava però accettabile se la guardavo dimenticando l’Europa.
    Dimenticando l’Europa riuscivo a non innervosirmi anche se in quel traffico impossibile trascorrevo un tempo che sembrava senza fine. Un traffico lento, disordinato. Un traffico senza regole. Chi suonava più forte il clacson,. chi era più spericolato, meno rispettoso delle regole vinceva. E’ così che funzionavano le cose.
    Attraversavo il Cario su taxi sgangherati, scarburati. Ad ogni semaforo mi chiedevo frenerà? e chissà poi se ripartirà?. Gli autisti, disinvolti in mezzo al caos, quasi distratti, mi sorprendevano sempre quando si trattava di suonare il clacson. Erano sempre pronti. Mi veniva da pensare che guidassero così solo per poter avere l’occasione di suonare il clacson ed in un certo qual modo dire che c’erano anche loro. Loro che come tanti al Cairo non contavano nulla. Come quasi tutti al Cairo.
    Ad uno di loro chiesi per quale motivo ogni volta che doveva frenare allungasse la mano sotto il sedile. Con il sorriso sulle labbra e quasi stupito della domanda (non so se stupito che l’avessi notato o che chiedessi) mi disse in un inglese stentato: il pedale è rotto, allora allungo la mano e freno da sotto il sedile.
    E dove stava il problema? Dopotutto quando doveva fermarsi si fermava. Ho sorriso. La sola cosa che mi sembrava si potesse fare.
    Mi piaceva il Cairo. Forse l’amerei anche oggi.

    Doha.
    Ancora tutti in auto. Qui vedi quasi tutte automobili di lusso. Tutti in auto sulla Corniche (la sola grande strada che costeggiando il mare va da un capo all’altro di Doha) Di nuovo tutti in fila e per percorrere i suoi 15 chilometri (non credo siano di più) nel tardo pomeriggio ci si impiega anche un’ora e mezzo. Ma stiamo tutti lì. Al limite della stupidità. Ma che fa ti muovi a piedi?
    A Doha però ti senti prendere dal nervosismo e forse perché ti rendi conto di essere in una città che sta diventando ultramoderna ed allora fai più fatica ad accettare un traffico che ha qualcosa di anacronistico, che mal si sposa con l’immagine che Doha vuol dare di se stessa.. O forse sono io che non riesco a conciliare città ultramoderne con un traffico che sembra immobile.

    Città nelle quali il traffico sembra non fermarsi mai: notte e giorno. Forse questa è la cosa alla quale non mi abituerò mai.

    Demian

  8. melogrande ha detto:

    Leggo su Gulf News del 17/9/08:

    “Il traffico a Dubai aumenta annualmente del 13%, rispetto al 2-3 % dei paesi europei.
    L’ aumento della popolazione è del 6% rispetto a non più del 2% nei paesi europei, ma l’ aumento nel numero di automobili immatricolate è del 17% e l’ aumento del numero di patenti rilasciate è del 14% l’ anno.”

    Sembrano persino contenti.

  9. chiccama ha detto:

    ma è magnifico! e mi era sfuggito!
    hai descritto con grande maestria Dubai, che ahimè conosco…
    il lavoro mi ha portato lì molte volte e conosco la colata lavica che avanza!!!

    quando mi fermo per piu’ di due o tre giorni, faccio sempre la scelta del rimanere in albergo!! :)))
    confesso che non amo Dubai, e nememno come è stata “costruita” … se dovesse rappresentare soltanto un briciolo del futuro, vorrei che non arrivasse mai..

    il traffico invece che sogno con angoscia nelle notti difficili è quello di Istambul …. assolutamente “demenziale”, le macchine i camion i taxi così allegramente infiocchettati e i vari rumori dei claxon, di tutti i tipi e sonorità
    i semafori che lavorano nonostante a nessuno importi, le macchine che si fermano improvvisamente per far scendere o salire e tu dietro che devi aspettare e sperare …
    la prima volta che ho guidato lì ero giovane, molto giovane, fresca di patente ed un certo punto mi sono fermata in mezzo alla strada e ho pianto :))) avevo l’impressione di essere nel bel mezzo dell’invasione dei Visigoti!

    ciaoo
    chicca

  10. melogrande ha detto:

    Mhhh, Istambul, chicca ?
    Dici che dovrei provare anche questa emozione ?

    certo che a guidare lì ci vuole iun bel coraggio…

  11. utente anonimo ha detto:

    Quanto hai letto su Gulf News e che ti fa dire “sembrano contenti” a me fa dire con un sorriso amaro “certo che lo sono”. Questo e sviluppo, modernità.

    hesse

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