Il tè freddo dell’ Isola Lunga

Se fosse una persona sarebbe certamente un tipo simpatico e poco raccomandabile, uno di quei tipi visibilmente inaffidabili da cui di sicuro non ti azzarderesti a comprare un’ auto usata, e nemmeno un motorino. A meno che non stia cercando giusto un motorino truccato, nel qual caso invece potrebbe essere proprio il tipo adatto.
Una specie di allegro imbroglione alla Danny De Vito, con la parlantina sciolta, espansivo, uno che ride, scherza, confonde le idee, pianta su un gran casino e alla fine sparisce e ti accorgi di essere stato bidonato.
È falso già nel nome.
 
Long Island Iced Tea.
Wikipedia dice che è nato in America durante il Proibizionismo, ma io non ci credo proprio.
È un falso indizio, figurarsi se uno così non mente pure sulle sue origini.
Per me è andata in un altro modo.
Long Island è la spiaggia dei benestanti di New York, ed io mi immagino questo beverone nato dalla complicità di qualche barman, magari italoamericano, con i suoi ricchi clienti, attempati ed incorreggibili.
“ Jack, stai bevendo di nuovo ? Lo sai che dopo stai male. Il dottore…”
“ È solo un tè freddo, Mary…”
 
Un tè freddo, come no.
A guardarlo lo sembra davvero, nel bicchiere di vetro spesso e pesante, da far fatica a tenerlo in mano, pieno fino all’ orlo di ghiaccio a cubetti. Dentro c’è un liquido biondo, appena un po’ scuro, dai riflessi ambrati, due cannucce ed una fetta di limone.
Uguale preciso al tè freddo quando te lo servono, con tutte le belle goccioline di condensa che scendono sulla parete esterna del bicchierone.
E persino il primo sorso un po’ inganna, col sapore dolce, liscio, ben freddo.
Va giù che è un piacere, il Long Island Iced Tea.
Quando è andato giù, allora lo senti.
Come una Ducati che si mette in moto.
Il nitrito del cavallino rampante.
La botta dei quattrocento cavalli.
Il Re Leone che solleva un sopracciglio.
Un long (… long !) drink che sembra un tè ma che ad occhio e croce supera i trenta gradi alcolici.
Non appena arriva nello stomaco si guarda attorno con aria da padrone, poi si mette all’ opera, si dirama in tutte le direzioni, attiva i chakra, srotola il kundalini, riequilibra lo yin e lo yang, bilancia il jing col qi, insomma ti scaraventa in uno stato di godimento in cui provi un moto di simpatia generalizzata per il genere umano, una razza un po’ bastarda a volte, è vero, ma che non può essere cattiva senza speranza se è in grado di inventare una cosa simile, quantunque resti il sospetto che il diavolo stesso abbia dato un bell’ aiuto al momento della formulazione…
 
Insomma, il barman che l’ ha inventato doveva avere la manina pesante, oppure doveva aver pensato che se truffa ha da essere, tanto vale farla bene e lasciare il cliente contento ed inebetito.
Quattro superalcolici ci ha messo, tanto per andare sul sicuro. Quattro.
Quelli che lo preparano, quelli bravi, di solito ne approfittano per fare un po’ di teatro.
Afferrano con la mano destra, palmo in alto, due bottiglie di quelle già predisposte col beccuccio, il collo dell’ una fra indice e medio, il collo dell’ altra fra medio ed anulare, altre due allo stesso modo con la mano sinistra e alè, con un movimento unico ed elegante le capovolgono sul bicchierone pieno di ghiaccio, vedi che serve un bicchiere bello grande.
Spettacolo.
Poi aggiungono il resto, sul quale c’è da discutere non poco, come vedremo, ed infine il tocco di genio del diavolone ingannatore: la spruzzata di coca cola che addolcisce e colora, non tanta, quel che basta a dare il colore giusto, non troppo chiaro, non troppo scuro, tè deve sembrare, puramente e semplicemente tè.
Fetta di limone e cannuccia.
Innocente.
 
“Si, vabbè, abbiamo capito che ti piace, ma la ricetta ?”
E qui la faccenda si complica, d’ altra parte l’ ho detto che questo long drink è come De Vito quando fa l’ imbroglione nei film, non ci si aspetterà una risposta chiara e precisa su questo punto.
Sul fatto che ci vogliano vodka, gin e rum bianco in parti uguali c’è quel che si dice un consenso generale, informato.
La maggior parte delle ricette ci mette pure una parte di tequila (e secondo me ci vuole). Ma non tutte.
Quasi tutti ci mettono il Triple Sec. Non tutti.
Qualcuno ci mette pure il Cointreau. Una minoranza.
Oppure un misterioso “Sweet and Sour Mix” (sarà lo stesso del Margarita?).
Qualcuno ci aggiunge uno spruzzo di soda, subito vaffanculato da altri con furore integralista.
Qualcuno ci mette lo sciroppo di zucchero.
Qualcuno usa davvero il tè al posto della coca cola, ma così non verrà troppo chiaro ?
Shakerato ?
No, si mescola.
No, ci vuole proprio lo shaker, ma un colpo solo…
Insomma, un vero casino, che non ho nessuna pretesa di dipanare qui.
Troppa fatica.
 
E poi, tutto questo scrivere mette una sete…
 

http://stat.radioblogclub.com/radio.blog/skins/mini/player.swf

Annunci

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...