La casa con la faccia blu

Ho visto una casa con la faccia blu.

Era una casa molto seria e compassata sotto ogni altro aspetto, con la facciata vittoriana ed i regolamentari scalini di marmo per arrivare al portone d’ ingresso, con un portone massiccio, di legno, con le modanature e tutto il resto.

Una casa proprio seria, austera addirittura, ma aveva la facciata blu, assolutamente blu a parte le finestre di legno bianco.
A dire il vero, però, la facciata non era proprio tutta blu.
Lo era soltanto nella parte elevata, a partire appunto dall’ altezza dell’ ultimo dei gradini d’ ingresso.
Al di sotto di quella quota, era gialla. E gialli erano i contorni delle finestre.
Gialla e blu.
 
Ora, non è che una casa dipinta di giallo e di blu (tranne appunto le finestre bianche) faccia scandalo, ci mancherebbe altro.
I Caraibi sono pieni di case così.
La Provenza, pure.
Ma la Svizzera no.
In Svizzera uno proprio non se lo aspetta.
 
E quella casa stava appunto a Basilea, che non è semplicemente Svizzera, è l’ apice ed il culmine della Svizzera, è la propaggine estrema della Svizzera, che s’ infila quasi a mo’ di cuneo, a voler separare a forza la Francia dalla Germania divaricando il Reno che già fa da confine naturale fra le due, protendendosi ancora oltre e più su, verso il grande Nord.
 
Però.
Però però.
Però però però.
 
Però Basilea dopotutto è un vertice internazionale, naturale ed involontario, un summit di tre nazioni, un punto di passaggio naturale ed obbligato, una terra d’ incontri e di contatti.
E dove ci sono incontri, dove ci sono contatti, porca miseria, lì nascono idee.
È inevitabile.
 
E Basilea è sempre stata terra di idee e di contatti, terra di scambi e di passaggi.
Non solo punto di transito fra il Nord ed il Sud, fra l’ Europa germanica e quella mediterranea, ma anche fra l’ Europa protestante della Riforma e quella cattolica della Controriforma.
E quella posizione, scomoda e sgradevole, per non dire pericolosa, combinata con la naturale predisposizione ed attitudine del popolo svizzero a farsi gli affari propri, fece nascere una Basilea città aperta, punto di sfogo delle idee, sede della stampa più liberale del continente, rifugio di predicatori strampalati e di eretici perseguitati.
Una città aperta.
Appunto.
 
Ancora adesso che i roghi si sono spenti da gran tempo, Basilea continua a comportarsi coerentemente, da porto franco delle idee, terra di tutti e proprietà di nessuno, dove può recarsi chiunque abbia qualcosa da dire, per quanto stravagante ed estremo.
Va a dirlo a Basilea ed è ascoltato, è soppesato, ignorato oppure eventualmente apprezzato o persino celebrato in un apposito museo, come nel caso delle improbabili ed inaffidabili macchine di Tanguy.
Centro europeo dell’ arte contemporanea, Basilea, sede di mostre e di musei addirittura esorbitanti per quantità e qualità rispetto alle dimensioni della cittadina.
Nonché centro del business dell’ arte contemporanea, si capisce, non per niente si cresce calvinisti, no ?
Il business non esclude la tolleranza. Tutt’ altro.
Ma allora è un artista, il tipo che abita nella casa blu ?
Può darsi.
 

Certo, una casa con la faccia blu fa pensare alla notte, ad un proprietario che di notte vive e nella notte sta di casa, al punto da volersi dissolvere nella notte, compenetrarsi alla notte anche quando torna a casa.
Per chi possiede una casa con la faccia blu tornare a casa e chiudere la porta vuol dire sparire, annullarsi dal mondo, entrare in un blu non meno blu della notte fuori da cui si proviene.
Vuol dire lasciarsi dietro la notte di tutti ed entrare nella notte di uno, la notte propria, privata e personale.
Per fare questo bisogna salire i gradini, uno alla volta, gradini che scavalcano la luce, scavalcano il sole, scavalcano la minaccia del giallo, dell’ alba, del giorno.
Chi abita nella casa dalla faccia blu è un nottambulo. Sicuro. Io lo so.
È un nottambulo, forse Walter il mago, col frac ed il farfallino di raso nero, lo sparato bianco, il cappello a cilindro, il bastone da passeggio.
O forse un vampiro. Louis de Pointe Du Lac.
Vabbè, un vampiro magari no. Adesso sto esagerando.
C’è una rampa, sulla facciata di questa casa.
Una rampa che porta in basso, che sprofonda nel seminterrato. È chiusa in fondo da una saracinesca dipinta.
Un box ?
Ma va’.
Troppo semplice.
Non può esserci un’ automobile lì sotto. Sicuro.
Può esserci un calesse, forse, un tappeto o una zucca volante.
 
O magari l’ ingresso ad un’ altra realtà ?
Un mondo parallelo ?
La porta del sogno.
Il teatro, ecco, il teatro della luna.
Oberon e Titania.
O la corte del re, addirittura, seduto sul trono col suo mantello rosso?
La corte del Re Rosso, il luogo dove tutto è possibile.

 

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“Ohi, ma ti sei incantato ? … Dai, che dobbiamo tornare in albergo.”
“Eh ? …Ah …Sì, sì. Scusate…Arrivo. Arrivo subito”
 

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Un commento su “La casa con la faccia blu

  1. utente anonimo ha detto:

    In tanti luoghi case dai mille colori. Colori vivaci. Talvolta sconcertanti.
    Ti fermi a guardare e ti chiedi curioso perché proprio quel colore. Quale sarà stata la ragione della scelta. Deve pur esserci. Non può essere il caso. Uno non sceglie di dipingere la propria casa di verde, di giallo, di rosso così per caso.
    Abitando in un luogo dove le case hanno tutte colori “normali”, i colori dell’abitudine solita quando si capita in luoghi dove invece è tutto un susseguirsi di colori dai toni forti, vivi dapprima si rimane un po’ storditi da tanto colore poi nasce la curiosità di sapere. Si vorrebbe vedere chi ci abita, sapere cosa fa nella vita chi ci abita. Si vorrebbe avere il tempo di fermarsi, aspettare sull’altro lato della strada per vedere chi arriverà od uscirà da quella casa. Ma il tempo corre. Non c’è tempo per assecondare l’incanto.
    Che strano poi quando questa esplosione di colore è in luoghi così vicini a noi .
    Mi chiedo se mi piacerebbe vivere in luogo dove tutto è colore. Forse no. Preferisco decisamente l’aspetto discreto.. Mi rendo conto che già il colore di una casa deve farmi intuire che dietro a quella porta c’è un mondo intimo, un mondo che appartiene solo a chi ha la chiave per entrarvi. Un mondo in cui non è ammessa la curiosità altrui. Una casa gialla, blu, rossa, verde. Quanta curiosità!. Forse non ai caraibi dove come dici tutto è colore, ma da noi si.
    Capisco lo stupore nell’avere visto una casa con la faccia blu a Basilea.
    Basilea è certo città di incontri, città che vive una dimensione internazionale, crocevia di artisti, di mercanti d’arte ma è pur sempre Svizzera.
    Ed allora lo stupore. La mente corre, immagina. Chi ci vivrà. Si rimane incantati. Una casa con la faccia blu. Qui! In questa terra d’ordine, di regole, di precisione.
    Passandoci davanti credo avrei pensato ad un esteta, ad un ultimo dandy.
    E questo proprio per la scelta del blu. Blu come la notte. Spleen.

    Obermann

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