A colui che ha sarà dato

ed a colui che non ha sarà tolto anche ciò che ha…

Nel regno della personalità questa affermazione rivela una verità che è proprio nell’ ordine della natura: è la verità dell’ abitudine, ogni atto buono rende più facile la bontà, e ogni atto cattivo fa la cattiveria più incorreggibile; è la verità del sapere che coloro che hanno studiato con diligenza apprendano ancora di più di quanto si sono sforzati di apprendere, mentre quelli che si tirano indietro diventano le vittime della propria pigrizia, è la verità che gli amanti sanno bene: chi dà molto riceve molto, e chi si ritrae rimane vuoto.

L. Mumford – La condizione dell’ uomo

Sul vocabolario trovo la definizione: “Accidia = stato di indifferenza e distacco da ogni cosa o azione; inerzia, indolenza.

L’ accidia è anche un peccato capitale, tale e quale alla lussuria, benché non capiti spesso di sentire un prete inveirci contro, per quanto ne so.

Animale strano, l’ accidia.

Sulle prime neanche sembra che ci sia qualcosa di male.

Persino Dante, che di peccati e peccatori se ne intende, agli accidiosi dedica quattro versi quattro alla fine del VII canto dell’ Inferno, molto poco per un peccato capitale, per giunta Sermonti dice che li confonde coi depressi. Probabile.

Sembra persino a disagio, Dante, come se questo peccato non lo capisse tanto bene. Come se non gli appartenesse. Probabile anche questo.

Ma poi, che peccato è ?

E’ solo un po’ di riposo, alla fin fine, è scritto da qualche parte che si debba sempre correre ?

Alzarsi un po’ più tardi, che male c’è.

Poltrire un po’ a letto, che male c’è.

Persino stravaccare sul divano a guardare la tv ogni tanto che male c’è.

Tanto smetto quando voglio. Che male c’è ?

Ed in effetti il male non c’è.

E’ strano avere a che fare con una persona in questo stato.

Perché non è uno stare male, stravaccati sul divano. Non è depressione.

Non è nemmeno uno stare bene, a dire il vero, però questo è difficile realizzarlo, rintontiti ed anestetizzati come si è.

Non si sta male, si sta come in uno stato di sedazione, non tanto un fare sbagliato quanto un non fare, un tendere a rinunciare sempre, un togliere invece di aggiungere.

Fili, come il teatro, la musica, le gite in moto, la montagna, i libri, gli amici, il campeggio.

Cose poco importanti, si direbbe, ma non è così in realtà perché come diceva il mio professore di greco, vivere non è solo mangiare, bere, dormire, andare di corpo e fare all’ amore.

Rude, ma rendeva l’ idea.

Togliere è una strada in discesa, si acquista velocità.  Tante cose, tanti stimoli ed interessi sfrecciano via.

Toccato il fondo un sabato notte alle tre,  davanti alla televisione accesa senza audio, si comincia a risalire, quasi con il senso di colpa di una mancanza nel non saper rinunciare ed adattarsi, come gli altri, quelli normali. Quelli col gusto delle piccole cose. Sempre più piccole.

Un senso di diversità. Un fare che non è dovere ma volizione, gusto, sapore, sensazione tattile.

Uno stare bene. Un ricevere, sempre di più.

Da allora corro.

Corro. Sudo. Respiro. Vivo.

Chi c’è c’è.

 

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Un commento su “A colui che ha sarà dato

  1. utente anonimo ha detto:

    Sfogliando Nietzsche
    “Nutrito di cose innocenti, con poco, sempre pronto e impaziente di volare, di volar via, questa é la mia specie: come potrebbe non esservi qualcosa degli uccelli! Tanto più che io sono nemico dello spirito di gravità , come lo sono gli uccelli: e ne sono nemico mortale, arcinemico, nemico da sempre! […]
    E sopra ogni altra cosa ho imparato a stare e andare e camminare e saltare e arrampicarmi e danzare . Ma questa é la mia dottrina : chi vuole imparare un giorno a volare , deve prima di tutto imparare a stare e andare e camminare e arrampicarsi e danzare : il volo non si impara in volo ! Io ho imparato ad arrampicarmi con scale di corda fino a più di una finestra , a gamba lesta mi sono inerpicato su per alti alberi di nave : star seduto sugli alti alberi della nave della conoscenza , mi parve non piccola beatitudine , palpitare come le fiammelle su alti alberi di nave : una piccola luce , é vero , purtuttavia un grande conforto per naviganti e naufraghi sperduti ! Per vie di molte specie e in molti modi sono giunto alla mia verità ; non fu una sola scala , quella su cui salii per giungere alla vetta , dove il mio occhio dilaga nelle mie remote lontananze . E solo malvolentieri ho sempre chiesto le strade , ciò é sempre stato contrario al mio gusto ! Preferivo interrogare e tentare le strade da solo . Il mio cammino é sempre stato , in tutto e per tutto , un tentativo e un interrogativo ; in verità bisogna anche imparare a rispondere a questo interrogare ! Ma questo é il mio gusto : non un buon gusto , nè cattivo , bensì il mio gusto , di cui non mi vergogno più e che più non celo . > , così rispondo a quelli che da me vogliono sapere la strada.

    F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

    Obermann

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