Giustizia divina, nientemeno.

Disse che mentre ci si vorrebbe augurare che Dio punisca coloro che compiono azioni simili, e che spesso la gente se lo augura davvero, sapeva per esperienza che non era possibile parlare al posto di Dio e che gli uomini che avevano storie malvagie da raccontare spesso conducevano vite comode, morivano in pace e venivano seppelliti con tutti gli onori.
 
Disse che era un errore aspettarsi troppa giustizia da questo mondo”.
Cormac Mc Carthy – Oltre il confine
 
 
Storia vecchia, lo so.
Non c’è soluzione al problema della giustizia divina, quella che i filosofi chiamano “teodicea”.
Tutte le volte che si vede soffrire un innocente, in particolare quando a soffrire sono i bambini come si fa a non chiedersi che senso abbia quella sofferenza.
Ce lo si chiede di fronte ad una catastrofe naturale, allo tsunami che fa piazza pulita di poveri derelitti, di fronte ai terremoti che fanno strage là dove la gente è più povera e le case più traballanti, davanti alle immagini terribili di bambini che muoiono di fame, di guerre, di siccità, di egoismi.
Morti intollerabili. Morti immeritate.
Dov’è Dio in tutto questo ?
Perché permette questo scempio ?
Può veramente un Dio onnipotente consentire che sia fatta strage di innocenti senza intervenire ? E ciononostante, continuare a mantenere le sue caratteristiche “divine”?
Non è che sia più facile spiegare il male nel mondo adulto, spiegare la violenza, la crudeltà, la guerra, la tortura, ma nel mondo adulto si possono sollevare più argomenti.
Ad esempio si potrebbe invocare il meritato castigo per i nostri peccati.
Chi fa questo però avanza la pretesa di farsi interprete della volontà e della giustizia di Dio, di condividere le sue decisioni, di sapere per chissà quale via segreta chi secondo Dio merita e chi non merita di essere punito.
Una bella pretesa. Problemi suoi se io fossi Dio.
Come se poi ci fosse veramente una logica, un criterio qualsiasi in questo punire, come se il castigo colpisse in modo selettivo e non fosse evidente invece che il male e le disgrazie arrivano indistintamente, che piove sul giusto e sull’ ingiusto, sull’empio e sul pio.
Forse un po’ di più sul pio…
Ma è pur sempre possibile sostenere che va bene, il disegno di Dio è imperscrutabile e può apparire incomprensibile a noi poveri mortali, ma imperscrutabile non vuol dire inesistente, può bene esserci un progetto divino, il male colpisce perché così è la Sua volontà, noi non capiamo ma dobbiamo accettare con umiltà.
Ma i bambini ?
Che disegno può mai esserci in una strage di piccoli, che volontà può mai essere quella che condanna alla morte un bimbo di un anno nato nel posto sbagliato ? Un essere a cui non è stata data neppure la possiblità di provare a meritare la salvezza ? Quale senso si può mai ricavare da questo dolore ?
 
 
Concedendo all’uomo la libertà, Dio ha rinunciato alla sua potenza(…)infatti la presenza del male implica una libertà con autonomo potere di decisione anche nei confronti del proprio creatore
Dopo essersi affidato totalmente al divenire del mondo, Dio non ha più niente da dare; ora tocca all’uomo dare
Hans Jonas – Il concetto di Dio dopo Auschwitz
 
 
E’ possibile dopo Aushwitz credere ancora in Dio ?
Questa è la domanda di Jonas. La sua risposta poggia sull’ idea del “Deus Absconditus.”, sul “ritiro di Dio”, un concetto introdotto nel 500 da un cabalista di nome Luria.
Il ragionamento è più o meno il seguente.
Dio, date le sue caratteristiche, pervade tutto l’ universo. Non c’è spazio per altro, sennò non sarebbe onnipresente.
 Allo scopo di consentire al mondo di esistere, deve necessariamente ritrarsi da una parte dell’ universo, lasciare spazio a ciò che lui stesso ha creato, abdicare ad una parte del suo potere.
Se non lo facesse, nulla potrebbe esistere., soltanto Lui in tutto l’ universo.
Un Dio che abdica lascia esistere l’ universo, che si svilupperà da solo seguendo le leggi fisiche che Lui avrà assegnato all’ inizio, senza intervenire più oltre, senza modificare in nulla ciò che in funzione di queste leggi fisiche si produrrà nell’ universo.
Dio si ritira per mettere l’ universo fisico al riparo dal suo stesso potere, crea montagne che impone a sé stesso di non scalare, “lascia che il mondo sia”.
A maggior ragione si ritira davanti all’ uomo, al suo libero arbitrio, alla sua libertà di giudizio, alla sua capacità di fare il bene oppure il male, fino all’ estremo grado di entrambi.
 
E’ una teoria affascinante, c’è poco da dire.
Bella, elegante come solo le buone teorie sanno essere.
Ma non riesco a trovarla convincente.
 
Un Dio nascosto è un Dio che non manifesta in nessun modo la sua esistenza. C’è, ma fa come se non ci fosse. Esiste, ma fa come se non esistesse. Ecco perché Auschwitz.
 
Ma se è così, dov’è la differenza con chi dice che Dio non è che faccia come se non esistesse, è che non esiste proprio? Qual’ è la differenza fra un Dio nascosto che decide di non intervenire nel mondo, ed un Dio che non interviene nel mondo perché non esiste ? C’è un modo per distinguere i due casi ? Se non c’ è, perché ricorrere all’ ipotesi più complicata se ce n’è una più semplice ?
Perché si dovrebbe credere ad un Dio “in sonno” che lascia avvenire il male, che non si oppone ai genocidi, all’ Olocausto, alla strage degli innocenti, allo sterminio per fame e malattie di milioni di bambini ? Come si può rispondere all’ obiezione che allora tanto vale supporre che Dio non esista proprio ?
Ma non è tutto qui. Purtroppo.
 
Accettiamo per un momento l’ idea del ritiro di Dio dalla sua creazione. Dovremo pur sempre riconoscere la Sua mano nella creazione.
E dovremmo pur sempre aspettarci qualche traccia della Sua misericordia nell’ atto stesso della creazione, nella scelta, nella formulazione delle leggi che all’ universo, alla vita, all’ uomo verranno assegnate per l’ eternità.
Dio non fermerà il degenerare della materia, non si opporrà alla corruzione della sua creazione, ma almeno, sarebbe lecito attendersi, le leggi in sé siano fatte da Dio a Sua immagine, rispecchino la Sua volontà, la Sua bontà.
E’ davvero difficile convincersi che le cose stiano così.
Lasciamo da parte l’ Uomo, facciamo pure salvo il principio che all’ Uomo sia stato lasciato l’ arbitrio di scegliere liberamente fra il bene ed il male, fra la santità e la dannazione, che l’ uomo possa decidere se diventare un benefattore oppure un assassino (ma, in questo secondo caso, che fine fa il libero arbitrio della vittima ?)
Fermiamoci prima, fermiamoci alle leggi naturali.
Era proprio inevitabile che queste leggi da lui create fossero tali da generare quello che generano, quello che vediamo sotto gli occhi, i terremoti, le eruzioni, le inondazioni, gli uragani, le infinite catastrofi naturali che colpiscono alla cieca l’ umanità dolente, e non solo l’ umanità, tutto il mondo vivente, senza distinzioni ?
Era proprio necessario che tutto questo accadesse ?
Dio non aveva il potere di dare al mondo leggi diverse, leggi non avrebbero potuto originare questo tipo di conseguenze ?
E se dal campo dei fenomeni ci spostiamo a quello della vita è anche peggio. Uno sguardo obiettivo non può non vedere che l’ aspetto fondamentale del ciclo della vita è la sopraffazione reciproca. Gli esseri viventi sopravvivono gli uni alle spese degli altri, alcuni animali cibandosi di piante, altri cibandosi di altri animali, l’ uomo cibandosi praticamente di tutto.
L’ equilibrio naturale è un equilibrio tra cacciatori e prede, un equilibrio che collassa non solo se non ci sono più prede, ma anche se non ci sono più cacciatori, persino.
La natura ha bisogno della predazione reciproca, si basa su questa, non può mantenere la vita senza di essa.
E’ questa la sua legge.
Era l’ unica legge possibile ?
Di certo si fatica a vederla come espressione della volontà di un Dio non ancora absconditus, un Dio ancora nella pienezza della Sua maestà e dei suoi poteri, un Dio onnipotente, ma anche infinitamente buono e giusto.
 
Si lo so, si potrebbe obiettare “è una scelta imperscrutabile”. Però questa risposta ci riporta indietro al problema: non si poteva allo stesso modo dire sin dall’ inizio che l’ esistenza del male nel mondo è un "mistero della fede"?
Se alla fine l’ atto di fede comunque serve, perché non giocarselo subito invece di metterlo alla fine di un lungo e contorto percorso ?
 
Quello che possiamo e dobbiamo fare nel nostro piccolo è cercare semplicemente la verità, tentare di capire come stanno realmente le cose.
Se la realtà delle cose giustifica la ricerca del senso, benissimo, se invece altro non troviamo che una miscela di caso e necessità (le leggi naturali, appunto), beh pazienza.
Meglio quello che inventarsi consolazioni.
 
Potremmo pur sempre ritenerci un prodotto della natura, anzi il punto cruciale in cui la natura ha raggiunto la soglia della autocoscienza. L’ uomo è il punto in cui la vita arriva a conoscere sé stessa. A farsi domande sulla propria origine. Ad autoconoscersi. Non è poco.
Vista così la nostra ricerca della verità potrebbe persino coincidere con un processo di progressivo autosvelamento della natura a sè stessa…
Neanche una brutta immagine, dal punto di vista filosofico.
automela
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5 commenti su “Giustizia divina, nientemeno.

  1. utente anonimo ha detto:

    Lecito interrogarsi. Lecito avere dubbi.
    Questo in quanto è difficile se si pone Dio all’origine della vita, del mondo, di tutte le cose accettare un mondo nel quale succedono cose spaventose. Come si può giustificare la morte di sei milioni di ebre? Una guerra che ha portato con sé più di trentacinque milioni di morti solo in Europa? Come accettare che milioni di bambini muoiano ancor prima di vivere? Come accettare che milioni di persone vivano in condizioni miserevoli?
    Mi sovviene una frase delle tante di Schopenhauer “Se ad un Dio si deve questo mondo, non ci terrei ad essere quel Dio: l’infelicità che vi regna mi strazierebbe il cuore.”
    Difficile accettare un uomo che porta in sé il germe del male. Un uomo che può compiere il male. Forse ancora più difficile accettare che in questo mondo il male sia necessario. Forse in questo caso più che il male (essendo questo un concetto morale e filosofico) dovrei dire un mondo in cui per la vita degli uni sono necessari atti di violenza su altri, uomini o animali.
    Come dicevo domande alle quali è difficile dare una risposta veramente adeguata. Una risposta che possa non far vacillare la fede in Dio. Una risposta che non ci faccia dubitare della giustizia e bontà di Dio, del disegno di amore di Dio.
    Questo però secondo me succede se ci si pone su un piano squisitamente umano. L’uomo è per sua natura finito, limitato e come tale ha un senso finito, limitato di tutte le cose. Anche di quelle più alte, più sacre. L’uomo può giudicare della giustizia e della bontà assumendo come paradigma solo se stesso. Il concetto di giustizia e di bontà di cui disponiamo è quello che abbiamo saputo elaborare attraverso il pensiero filosofico, l’etica, la dottrina morale. L’uomo in quanto essere finito, con un “sapere” limitato non è in grado (né potrebbe esserlo se si assume che Dio esiste) di concepire un disegno di giustizia e di bontà che va al di là del mondo, dell’uomo. L’uomo non è in grado di concepire una bontà che rientra in un disegno universale che non gli è dato conoscere.
    Ma verrebbe comunque quasi da dire che Dio non è affatto buono e giusto (affermazione forse blasfema ma necessaria) e certo se ci guardiamo in giro è difficile scorgere la bontà e la giustizia di Dio. Forse ancor più la bontà della giustizia. Ma se proviamo a porci dal punto di vista di Dio quale creatore di tutte le cose, di un disegno universale, del destino ultimo del mondo forse riusciamo a concepire (certo non a capire) una giustizia ed una bontà che, se anche tali non sembrano e no ci sembreranno mai, in un disegno universale che si deve compiere tali lo sono.
    Questo non significa certo giustificare il male che l’uomo è in grado di compiere. Il male sul piano etico e morale non potrà mai trovare giustificazione. L’uomo, credente o meno, deve compiere il bene.
    Si potrà obiettare che l’uomo che Dio ha creato porta con sé il male e Dio permette che questo male si compia. Vero ma anche questo secondo me va visto sotto due prospettive diverse. La prima che ci dice che anche il male rientra nel disegno universale di cui dicevo prima, disegno per noi imperscrutabile, insondabile. Male forse necessario sempre ponendosi dal punto di vista di Dio. L’altra, quella umana, che ci dice che l’uomo ha il dovere morale, etico di compiere il bene.
    Né mi sorprende che l’uomo abbia la libertà di scegliere il bene o invece il male. Né mi sconvolge che Dio in quanto onnisciente permetta che si compia il male. Se è vero che il destino dell’uomo è il ritorno a Dio per godere della “sapienza” (in senso filosofico ed alto) di Dio è “giusto” che di questo destino partecipino solo coloro che se ne sono resi degni scegliendo con consapevolezza il bene. Quale merito vi sarebbe nel fare il bene se il bene fosse la sola cosa possibile?
    Capisco molto bene che l’uomo ha bisogno di un Dio che sia buono e giusto. Allo stesso modo credo che pur se dolente chi crede in Dio debba imparare ad accettare questo Dio buono e giusto come Dio ha deciso che deve essere. Impresa ardua ma la sola possibile se Dio è Dio.
    Da persona che non crede, consapevolmente atea capisco che l’uomo ha bisogno di un Dio buono e giusto ma forse Dio è solo onnipotente ed onnisciente.
    Da persona che non crede ciò che mi sconvolge davvero è che l’uomo, il solo essere dotato di pensiero alto possa compiere cose tanto spaventose. Questo per me davvero rimane il mistero. Mistero che senza Dio è davvero (almeno per me) inspiegabile.

    hesse

  2. melogrande ha detto:

    …spiegare il male come parte della natura umana, nientemeno…ti pare domanda da poco ?
    anche se dovrebbe essere più facile senza il principio della divinità…non lo so, ci devo pensare ed anche se ci penso non so se arrivo da qualche parte.

    …ohi, ma vola alto ‘sto blog !

  3. utente anonimo ha detto:

    magari avremo modo di rifletterci ancora.

  4. utente anonimo ha detto:

    Ho cambiato idea e non parlo più di “male radicale”. […] Quel che ora penso veramente è che il male non è mai “radicale”, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso “sfida” […] il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e, nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua “banalità”. Solo il bene è profondo e può essere radicale.

    (H. Arendt, Lettera a Scholem, 1963)

  5. utente anonimo ha detto:

    commento 4 da hesse

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