Divenendo

"Dovrebbe bastare questo, dire di uno come si chiama ed aspettare il resto della vita per sapere chi è, se mai lo sapremo, poichè essere non vuol dire essere stato, essere stato non significa sarà…"

José Saramago – Memoriale del Convento

 

Affascina, eccome se affascina,  il tema del divenire.

Il divenire inteso non tanto o non solo come puro trascorrere del tempo, invecchiare.

Il divenire inteso piuttosto nel senso della perdita, del mutare inesorabile di cose e persone, per cui si perde sempre inevitabilmente qualcosa, una sorta di originalità ingenua di sentimenti e di e rapporti.

Non è solo il fatto che ci si perda di vista, che anzi quello è il meno. Perché le persone che si perdono di vista, per quanto doloroso possa essere stato il distacco, rimangono almeno preservate nella memoria.

Al momento l’ angoscia e la disperazione per la perdita di un rapporto importante, d’ amore, d’ affetto, di amicizia o anche soltanto il senso di mancanza per la fine di una collaborazione bella ed intensa prevalgono. Ma in realtà quel rapporto rimarrà cristallizzato nel ricordo così com’ era, immutabile nel tempo come un’ animale imbalsamato nel museo.

E’ molto peggio quando il rapporto non si interrompe e però inesorabilmente muta, si evolve, cambia nella sua essenza, e questo cambiamento va al di là di ogni possibilità di governo. Allora si assiste impotenti al fatto che ciò che c’ era prima non c’ è più e che la persona non è scomparsa, no, anzi è sempre lì, e però non è più la stessa cosa. Nulla è cambiato eppure nulla è come prima. Questo non genera angoscia come il crudo atto della perdita, ma compassione come il vedere sbiadire un abito a cui si è affezionati.

Il fatto è che si muta sempre impercettibilmente, un po’ ogni giorno, ogni mattina siamo leggermente diversi da come eravamo il giorno prima, un mutamento così piccolo che non ce ne accorgiamo, come a stare su una piattaforma che ruota lentissimo. Il nostro equilibrio è un equilibrio dinamico, l’ equilibrio di chi va in bicicletta e deve pedalare perché se si ferma cade.

E questo vale per tutti, naturalmente, per cui le persone che ci stanno attorno anche loro cambiano un po’ alla volta, anche loro pedalano per non cadere. E però non c’è garanzia che pedalando pedalando si continui a restare vicini. Uno pedala più veloce e l’ altro più piano, o prende una strada diversa, per cui comincia ad allontanarsi. Si allontana magari poco all’ inizio, le strade non divergono più di tanto, però nell’ allontanarsi la distanza piano piano aumenta, diventa grande, poi diventa assoluta ed incolmabile, senza che nessuno abbia mai veramente fatto una scelta divergente, semplicemente le cose sono andate così e basta.

E magari nemmeno piace che sia andata così, si resiste, si vuole tornare a come si stava prima, ma non è possibile, il fiume scorre solo in una direzione. Ecco, a me questa cosa fa un effetto strano, mi riempie non tanto di tristezza quanto di compassione, una compassione infinita per tutti coloro che vivono questa esperienza.

Uno dei film della vita, o forse proprio " il film della vita"  è per me “C’ era una volta in America”, di Sergio Leone, ed è il film della vita proprio perché questo sentimento esprime come meglio non si potrebbe, il senso di compassione del protagonista per la perdita irreparabile e non voluta, per il male che la vita inevitabilmente ci fa per il solo fatto di vivere.

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E allora ci vuole il ricordo, il recupero di un tempo sbriciolato come i frammenti di uno specchio rotto, ogni frammento che riflette un po’ di verità, mentre il senso del tutto è nella mente, e non nelle cose, la mente che tiene assieme i frammenti nel racconto e nella memoria.

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6 commenti su “Divenendo

  1. viaggiolontano ha detto:

    Il presente è il passato di ciò che sarà.

    viaggiolontano

  2. utente anonimo ha detto:

    Noi siamo come nuvole che velano la luna a mezzanotte;
    Così irrequiete sfrecciano, e sfavillano, e fremono,
    striando l’oscurità radiosamente! – eppure subito
    la notte si richiude attorno le cancella:

    o come lire dimenticate, le cui dissonanti corde
    rendono a ogni vario soffio del vento una risposta diversa,
    alla cui fragile struttura nessuna nuova vibrazione apporta
    un tono o una modulazione pari all’ultimo.

    Noi riposiamo, e un sogno ha la potenza di avvelenarci il sonno.
    Ci alziamo, e un pensiero errante può inquinare il giorno.
    Sentiamo, concepiamo o ragioniamo, ridiamo o piangiamo,
    ci disperiamo, o gettiamo via ogni affanno:

    è tutto uguale! Sia una gioia o un dolore,
    il percorso da compiere dal suo abbandono non si è ancora concluso:*
    l’ieri dell’uomo non può mai essere simile al domani;
    niente nel mondo può durare, eccetto la Mutevolezza.

    Percy Shelley

    Volutamente nelle poche righe che seguono ignorerò il Divenire in senso filosofico inteso quale necessità del mondo, principio fondante del mondo, destino ultimo dell’uomo.

    Quindi limitando la riflessione al divenire umano inteso come mutamento interiore, percorso, viaggio di vita (ammesso che si possa ma mi prendo la libertà di farlo) dico con forza: ben venga questo nostro divenire, questo nostro mutare. Evolviamo!

    Compassione certo per chi non riesce a trovare un equilibrio ed assiste impotente alla rovina di rapporti importanti. Compassione per chi di fronte allo sfilacciarsi dei rapporti d’amore, di amicizia tenta di resistere al fatto che tutti siamo soggetti alla mutevolezza.. Compassione per chi non riesce a far tesoro di questa mutevolezza.

    Mi ricordo di una cosa che ho letto tanto tempo fa e che mi sembra esprima bene il senso di spaesamento: – “Abbiamo un ritmo di vita molto diverso. Si deve permettere a ognuno di essere com’è. Quando vogliamo plasmare un altro secondo le nostre idee andiamo sempre a sbattere contro un muro e siamo sempre delusi, non dall’altra persona, ma dalle nostre pretese insoddisfatte”. Etty Hilelsum – Diari 1941 – 1943.

    hesse

  3. utente anonimo ha detto:

    il nome corretto è Etty Hillesum

    hesse

  4. LaPoetessaRossa ha detto:

    Divenire. Cambiare. Modificarsi. Però divenire è essere. Noi siamo perché diveniamo. Il divenire non ha, in apparenza, un’accezione né negativa né positiva. Tutto scorre. Inevitabilmente. Inesorabilmente. L’uomo può sentire il tempo. E il divenire diventa personale. Particolare. La percezione del tempo che scorre è soggettiva. Talvolta l’alternasi del giorno e della notte appare lento, trascinato. Talvolta le ore volano veloci, accelerate, i minuti fuggono, rincorsi da una misteriosa forza che altro non è che il flusso degli eventi percepito nella sua essenza. Il divenire è un attributo dell’essere, la sua percezione è vivere.
    E quando viviamo, e viviamo davvero, e non ci limitiamo a respirare (dando per scontato che anche questo accada), quando viviamo, noi agiamo, ci muoviamo, ci rapportiamo al mondo, all’umanità, alla natura. E in tutto questo sistema di rapporti, di giochi di forza, scambi, in questo movimento di vite varie viventi noi sentiamo. Vivere è percepire e valutare la qualità del nostro sentire.
    Così succede che siamo felici, tristi, sereni, arrabbiati, sorpresi, nervosi,tranquilli…e la percezione del vivere è quanto di più soggettivo ci possa essere.
    Succede anche che si percepisca allo stesso modo, ma è un’altra storia. E quest’ultimo passo, percepire allo stesso modo, non è comunque compassione. Non ci avevo pensato alla compassione. Al senso universale della compassione. Non ci avevo pensato perché nel mio vivere, nel mio percepire, nella qualità del mio sentire c’è sempre una profonda e innata attenzione, uno stare all’erta naturale, quasi necessario, incontrollabile. In parole povere io non me ne frego mai di quello che mi succede. Magari non mi chiedo sempre perché, ma vivo, sento, amplifico tutto. Rielaboro. Contamino. Quasi senza sforzo. E alla fine soffro. E penso, a questo punto, che soffrire sia il mio limite. Perché la sofferenza è egoistica. Soffrire è un sentimento personalissimo. Spesso non del tutto comprensibile dagli altri, perché il moto di sofferenza non scatta mai per ciascuno allo stesso modo. E se il mio modo di soffrire è così personale allora sarà anche assai poco condivisibile. E la compassione, ecco, la compassione è un bel passo avanti. E’ uscire dalla propria percezione di vivere. E’ dargli un valenza condivisibile. Certo non da tutti, ma potenzialmente sì.
    La compassione! Non ci avevo pensato.

    Noi siamo i nostri ricordi. Noi siamo memoria vivente. Non ci servono monumenti, epigrafi. Non ci servono anniversari perché le date ci dicono che il tempo passa. E noi sappiamo che passa. A noi importa il come. Come dice la tua canzone, Melogrande:

    (…) “Nightswimming, remembering that night.
    September’s coming soon.
    I’m pining for the moon.
    And what if there were two
    Side by side in orbit
    Around the fairest sun?
    That bright, tight forever drum
    Could not describe nightswimming.” (…)

  5. utente anonimo ha detto:

    Oggi rileggendo Eliot mi è tornato alla mente questo tuo post ed allora ho deciso di lasciarti i versi che seguono.

    “E così ogni impresa
    è un cominciare di nuovo, un’incursione nel vago
    con logori strumenti che peggiorano sempre
    nella gran confusione dei sentimenti imprecisi
    squadre indisciplinate di emozioni”
    T.S.Eliot

    hesse

  6. melogrande ha detto:

    Ho trovato in questi giorni una citazione inedita di Albert Einstein che dice :

    "Le persone sono come le biciclette. Riescono a mantenere l' equilibrio soltanto se continuano a muoversi".

    Sono soddisfazioni…

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